Dopo aver esordito con un album che recuperava funamboliche asprezze post-rock alla Tortoise/Battles, gli italiani Aucan hanno diviso il palco con artisti del calibro di Placebo, Antipop Consortium e Crookers. L'incipit del terzo lavoro, masterizzato ai londinesi AIR Studios di Matt Colton, lascia un po' spiazzati per il deciso cambio di sonorità, dal docile trip-hop in apertura, alla malinconia indie/wave di Heartless, dall'elettronica krauta warp-eggiante di Red Minoga all'hip-hop industriale e apocalittico di Sound Pressure Level, al dubstep/broken-beat di Storm. Si citano spesso gli anni '80, come nel cantato della titletrack in chiusura, e l'elettronica dark-industrial di Save yourself oppure Away! evidenziano l'avvicinamento di Aucan ad una forma-canzone più orecchiabile e radiofonica, ma sostanzialmente meno incisiva rispetto alla proposta musicale degli esordi. Nel complesso, l'amore per la propulsione sonica risolleva le sorti di un disco che rischia di perdersi in tracce convenzionali, seppur di gradito ascolto. (Tdo)



