Fedele alla tradizione blues che nacque dal patto col diavolo di Robert Johnson, l'italo-inglese Anna Calvi scrive un folgorante esordio che pare esorcizzare i demoni del suo inferno personale. Nonostante i pertinenti paragoni con Patty Smith, Siouxie, PJ Harvey o Beth Gibbons, per una volta possiamo tranquillamente sbilanciarci: è nata una star che ha classe da vendere. L'intensità dei brani e la singolare personalità dell'autrice superano ogni citazione. La voce della Calvi e il suo twang di chitarra vibrano di sensuali movenze blues, co-noscono Edith Piaf, il fuoco del tango, incrociano i toni epici dei western morriconiani con le atmosfere noir di Badalamenti (First We Kiss, The Devil). Si alternano sonorità spettrali ad esplosioni spectoriane con poche concessioni all'odierno pop da classifica, tranne forse Blackout, la splendida Desire, o la conturbante Suzanne And I, un numero da pelle d'oca che potrebbe essere la sigla di un immaginario film di James Bond. In un album dove ogni sospiro o rintocco è calibrato alla perfezione, Love Won't Be Leaving porta i titoli di coda chiudendo il viaggio in una sintesi magistrale dei diversi moods. Altamente consigliato l'utilizzo del tasto repeat del lettore (tdo).



