| A DUE ANNI DI DISTANZA JU TARRAMUTU AL CINEMA | ||||
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Mercoledì 6 aprile, in occasione del secondo anniversario del terremoto in Abruzzo, esce in tutta Italia il documentario Ju tarramutu del regista salentino Paolo Pisanelli prodotto da Pmi, Officina Visioni e Big Sur e ZaLab, "un viaggio - come spiega il sottotitolo - nei territori della città più mistificata d'Italia": L'Aquila.
Due le sale che accoglieranno il film in Puglia, nell’ambito del circuito “D’Autore”. Alle 19.00 e alle 21.00 doppia proiezione al CineTeatro DB d'Essai di Lecce (ingresso 4,50 euro), intervallata (alle 20.30) da un incontro di presentazione con Francesco Farina (Corriere del Mezzogiorno) e Sergio Quarta (Big Sur). Alle 20.30 al Cinema Elio di Calimera (Le) prima della proiezione (ingresso gratuito) presenteranno il film Gabriele Russo (direttore artistico Cinema Elio), Renato Colaci (fotografo e videomaker), Biagino Bleve (curatore del suono del documentario), Alessandro Colazzo e Francesco Maggiore (Big Sur). Il film, girato in un arco di tempo di 15 mesi e già applaudito in numerosi Festival, racconta una città passata dalla rassegnazione alla rivolta attraverso mille trasformazioni, intrecciando storie di persone, luoghi, cantieri, voci e risate di “sciacalli” imprenditori che hanno scatenato la protesta delle carriole, quando ormai il terremoto non faceva più notizia: «Riprendiamoci la città» hanno gridato gli abitanti dell’Aquila e si sono organizzati per spalare le macerie, dimostrando la volontà di non rassegnarsi al silenzio, anche se costretti a vivere nelle periferie di una città fantasma. "Ho filmato a lungo il territorio aquilano - spiega Pisanelli - e il mio interesse è rivolto alle radicali trasformazioni che sta subendo, alla 'sparizione' dei centri storici, tra abbandoni e demolizioni, all'idea di casa che ha dentro di sé ogni persona che ho incontrato. Alla violenza naturale del terremoto si è sovrapposta la voracità degli interessi, la velocità delle urbanizzazioni, l'impatto violento del Progetto C.A.S.E. che ha sconvolto senza pianificazione un territorio bellissimo. Nel tempo lo smarrimento degli abitanti è diventato rabbia, ribellione contro gli sprechi, le carenze organizzative, le speculazioni politiche ed economiche". Perché un film sul terremoto e le sue conseguenze? "A volte fare un film è uno scoppio di passione, di rabbia e d'amore", continua il regista, diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia e già autore di documentari come Don Vitaliano e Il sibilo lungo della taranta.
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