| RADIODERVISH PER OFFICINE DELLA MUSICA | ||||
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Sabato 26 febbraio (ore 22.00 – ingresso 7 e 5 euro) le Officine della Musica ospitano il concerto dei Radiodervish che presenteranno i loro classici e i brani del loro ultimo cd Beyond the sea. Un disco molto diverso dal precedente (L’immagine di te) per scelta linguistica e sonorità. Il cantante palestinese (cittadino italiano da alcuni anni) Nabil Salameh e il musicista barese Michele Lobaccaro, da oltre venti anni protagonisti di questo interessante esperimento musicale, abbandonano l’italiano (tranne un brano) e ripropongono invece un disco ricco di lingue. Nove brani in cui si alternano arabo, inglese, francese, spagnolo e italiano. Sul palco saranno affiancati da Alessandro Pipino (tastiere, fisarmonica e clavietta) e Riccardo Laganà (tamburi a cornice, darbouka, cajon, djembé, tombak). I Radiodervish, che pochi mesi fa hanno pubblicato anche Bandervish con l’arrangiamento di Livio Minafra) sono un gruppo dell’Europa contemporanea anzi del Mediterraneo per scelta di lingua e di suoni. “Non siamo un gruppo italiano o arabo”, sottolinea Michele Lobaccaro, bassista e autore con Nabil di testi e musiche, “e con questo disco abbiamo pensato ad un respiro europeo e mediterraneo. Le lingue in cui scriviamo i pezzi sono legate alle sensazioni delle idee iniziali. Alcune sono rese meglio con una lingua piuttosto che con un’altra. Dietro ogni lingua ci sono una serie di emozioni, di paesaggi, c’è un immaginario che ti permette di navigare e di rendere più efficace emozionalmente il pezzo. Noi scegliamo le lingue come si scelgono gli strumenti. Ogni lingua ha un suono, ha determinate frequenze. È una questione di sonorità. È una scelta molto di pelle”.
Anche le sonorità sono decisamente meno pop del precedente lavoro. Questo disco nasce sul concetto del mare, sull’idea che esso sia un contenitore, uno scrigno nel quale si sono riversate storie delle varie epoche. Volevamo far parlare il mare e metterci in una posizione di ascolto. Il disco è nato tra la Puglia e Gerusalemme, città ricca di sfumature spirituali diverse ma che allo stesso tempo richiede essenzialità. A partire dalle composizioni e dagli arrangiamenti, realizzati con Alessandro Pipino e Saro Cosentino, siamo andati alla ricerca dell’essenziale. Volevamo mettere nelle canzoni giusto il necessario, restando fuori dalla logica pop.
Il disco coinvolge anche alcuni solisti dell’Orchestra di Nazareth. I vostri viaggi in Terra Santa sono sempre più frequenti. Nel dicembre 2007 abbiamo suonato a Betlemme in chiusura del Festival Salento Negroamaro. Era la prima volta in terra santa. Quello è stato il primo seme che ha generato questo disco. È nata infatti l’idea di un disco che si incentrasse, partisse e prendesse spunto dalla ricchezza di Gerusalemme. Da quel primo seme poi è cresciuto un progetto che si è allargato di molto, anche grazie all’esperienza della residenza che abbiamo fatto a Sannicandro. È nato un disco liquido perché ci siamo ispirati all’acqua, capace di penetrare dappertutto e di non rimanere mai uguale a se stessa, di adattarsi alle situazioni. Raccontiamo in qualche modo la grande saggezza dell’acqua. Le storie che narriamo nei brani attraversano il tempo, sono reali o fantastiche, ispirate dalla letteratura, come nel caso Tancredi e Clorinda, due protagonisti della Gerusalemma liberata di Torquato Tasso, o dalla Bibbia, come in Jonas. Dopo il primo concerto a Betlemme siamo tornati molte volte in Israele, abbiamo anche suonato a Tel Aviv. In questi viaggi abbiamo incontrato e conosciuto i musicisti dell’Orchestra, abbiamo condiviso molte esperienze e abbiamo voluto che fossero presenti nel disco. L’Orchestra è una realtà interessante perché rappresenta un esempio ideale di convivenza artistica e religiosa con musicisti cattolici, ebrei e musulmani.
Quest’anno avete portato in giro uno spettacolo con lo scrittore Carlo Lucarelli. Com’è nata questa esperienza? Qual è il tuo rapporto con la letteratura? Abbiamo scoperto che Carlo Lucarelli aveva scritto il suo romanzo L’ottava vibrazione ascoltando la nostra musica. È nata così l’idea di realizzare questo spettacolo con la presenza di Carlo sul palco. Una esperienza, quella di ospitare qualcuno che legge sul palco, che avevamo già fatto con Giuseppe Battiston per Amara Terra mia e con Teresa Ludovico per In search of Simurgh. Mettere insieme parole lette e canzoni è una dimensione che ci piace perché una cosa arricchisce l’altra. Le canzoni al fianco della lettura acquistano nuove sfumature. Si crea un gioco di specchi e di immagini più gustoso. La letteratura ha un ruolo fondamentale. È molto importante frequentare libri, romanzi, poesia, filosofia. Nello scrivere ti dà chiavi per poter leggere pensieri che hai dentro e che vuoi mettere nella forma canzone. Letteratura e musica possono diventare uno strumento di comunicazione efficace, i dischi nei quali c’è questa vicinanza sono dischi più interessanti. Secondo me anche la musica deve raccontare qualcosa che ti trasporta in qualche dimensione altra e che ti racconta. Pierpaolo Lala
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