IN DISTRIBUZIONE PULSE DI FRANCESCO PENNETTA
Mercoledì 16 Giugno 2010 15:00    PDF Stampa E-mail
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In distribuzione

FRANCESCO PENNETTA
PULSE
Four Edition



È in distribuzione Pulse, nuovo lavoro discografico del batterista salentino Francesco Pennetta, uscito da pochi giorni per la Four Edition.

Nove brani che spaziano tra Cole Porter e Billy Strayhorn, Burton Lane e Fred Lacey, Duke Ellington, Benny Harris e Toots Thielemans. L’unico inedito del cd è firmato dal sassofonista danese Martin Jacobsen che affianca Pennetta nel disco insieme al chitarrista Francesco Palmitessa e al contrabbasista Pietro Ciancaglini.

Il disco rappresenta l’inizio di un nuovo capitolo per il percorso artistico di Pennetta, che racchiude la ricerca e lo studio svolto fino ad ora, guardando al periodo musicale che il batterista sente più vicino al suo modo di suonare, l’hard bop. “L’approfondimento di questo stile, sia con la conoscenza personale e sia lo studio con alcune icone viventi, una per tutte Jimmy Cobb, oltre alla bellissima esperienza vissuta in America”, sottolinea Francesco Pennetta, “mi hanno influenzato notevolmente spingendomi alla ricerca dei musicisti che per stile e gusto avrebbero potuto compiere con me questo passo così importante. Io, Francesco, Martin e Pietro, così apparentemente lontani per residenza ma uniti dallo stesso modo di intendere la musica e con un’affinità stilistica naturale. Già dai primi live si è creata una forte sinergia che nel tempo si è rafforzata dando origine ad una equilibrio sempre più costruttivo fino al momento dell’incisione in studio, incisione caratterizzata interamente da prime take, frutto di intesa perfetta e impegno da parte di tutti”.

“Riconoscendo il talento dei musicisti a sua disposizione”, sottolinea nell’introduzione il giornalista statunitense Derek Taylor, “Francesco Pennetta con maturità dà loro la giusta importanza. Disciplinato e altruista nel modo di suonare, alterna breaks e scambi durante tutta la registrazione ed i suoi colleghi rispondono a tema. Con la durata di poco meno di un’ora, l’album di nove brani comprende una coinvolgente selezione degli standard del jazz. L'apertura del disco spetta ad "Headway" un inedito di Jacobsen, ma gli arrangiamenti semplici e consapevoli di Pennetta regalano una gradevole sorpresa”.

Biografie

Francesco Pennetta, trentacinque anni, intraprende gli studi di percussione con il maestro Fulvio Panico al Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce e perfeziona la tecnica del tamburo rullante con Tommy Brauch. Studia armonia con Michele Fiorito e segue lezioni nonché seminari con Roy Haynes, Lewis Nash, Ron Savage. Nell’estate del 1997 frequenta il corso estivo di Umbria jazz Clinics e viene premiato con un riconoscimento speciale dalla Berklee School. Nel febbraio 2002 partecipa alle selezioni europee per l’assegnazione delle borse di Studio dell’Università Berklee di Boston e vince una borsa di studio per la frequenza del Summer Full Program. Trasferitosi a Boston e poi a New York studia con: Jimmy Cobb, Francisco Mela, Jackie Santos, Kenwood Dennard, John Riley, Andy Smith. Nel corso degli ultimi anni si è esibito in diversi festival jazz tra cui: Urbino Jazz Festival nel 1998, Roma Jazz Festival presso i Mercati traianei, Ravenna Jazz Festival nel 2002, Bari Jazz Festival (2007-2008), suonando, tra gli altri, con Pedro Paolo Martinez, Nelson Perez, Roberto Ottaviano, Michael Rosen, Daniele Scannapieco, Vito Di Modugno, Francesco Lo Cascio, Guido Di Leone, Michele Carrabba, Pietro Ciancaglini, Rossana Casale, Martin Jacobsen, Rosalia De Souza.

Il sassofonista Martin Jacobsen è nato a Copenaghen in Danimarca. Martin è un musicista autodidatta e sembra aver assorbito la musica di John Coltrane in maniera molto individuale. Martin si inspira a Coltrane, per questo suona in maniera trattenuta, sottolineando la purezza del motivo con cura piuttosto che tagliarlo o comprimerlo per precipitarsi a quello successivo. Nel corso degli anni '90, Martin ha lavorato con giovani jazzisti molto preparati a Copenaghen e ha collaborato con Bust'n Bloopers Big Band in cui tra gli altri artisti c'è anche Mintzer and Ed Neumeister. Nel 1995 fu seguito dal sassofonista Bob Rockwell il quale gli suggerì di trasferirsi a New York o Parigi. Martin scelse Parigi dove adesso risiede, mentre suona o registra in molte parti d'Europa con Doug Raney, Bobby Durham, Antonio Farao, Niels-Henning Ørsted Pedersen, David Sanborn, Gil Goldstein, Rick Hollander, James Genus, Nicky Moroch, Gene Lake, Jesse van Ruller, Alain Jean-Marie, Patrick Villanueva, Greg Burk. Suona spesso in Italia ma anche in Spagna, Inghilterra, Portogallo, Paesi Bassi, Germania, Corea del Sud, Mozambico, Svizzera, Canada, Scozia, Ungheria, Libano e Danimarca.

Francesco Palmitessa è nato a San Giovanni Rotondo il 2 dicembre 1974. Si appassiona alla musica jazz attorno ai vent' anni dove comincia lo studio della chitarra con il maestro Gianni Cataleta. Nel 1999 vince una borsa di studio per la berklee school di boston.Nel 2000 vince il concorso Eddie Lang per soli chitarristi.Nel 2004 registra un cd come leader On A Misty Night in quartetto con Pietro Ciancaglini (basso), Lorenzo Tucci (batteria) e Pietro Lussu (piano). Svolge la sua attività concertistica in vari jazz clubs e teatri con importanti musicisti italiani e stranieri tra i quali: Valerio Pontrandolfo, Steve Grossman, Vito di Modugno, Joe Cafaro, Francesco Pennetta e tanti altri. Ha partecipato inoltre a diverse rassegne e jazz festival italiani.

Pietro Ciancaglini, nato a Roma nel 1975, ha intrapreso lo studio del contrabbasso dall’età di 16 anni, portando avanti parallelamente la formazione classica, con il diploma di Conservatorio, e l’improvvisazione. Ha iniziato la sua attività jazzistica, suonando con Marcello Rosa, Ettore Fioravanti, Maurizio Giammarco, Roberto Gatto, Pietro Tonolo, Nicola Stilo. Dal 2001 è membro del quintetto High Five gruppo di punta della scena italiana che ha tra i suoi componenti Fabrizio Bosso, con cui ha inciso “Jazz For More”(2002), “Jazz Desire”(2004) per la Via Veneto jazz e “Handful Of Soul” assieme al cantante Mario Biondi per la Schema Records. Collabora con il deejay, produttore e chitarrista Nicola Conte con cui ha inciso, per la prestigiosa etichetta americana Blue Note, l’album “Other Directions”.

Francesco Pennetta quartet
Pulse
Four Edition

Francesco Pennetta – batteria
Martin Jacobsen – sax tenore
Francesco Palmitessa – chitarra
Pietro Ciancaglini – contrabbasso

Registrato presso lo Studio Sorriso, Bari (Italy) il 5 dicembre 2009
Registrato, mixato e masterizzato da Tommy Cavalieri, Studio Sorriso
Prodotto da Francesco Pennetta

Tracklist
1 Headway – Martin Jacobsen
2 Raincheck – Billy Strayhorn
3 Everything I love – Cole Porter
4 On A Clear Day – Burton Lane
5 Theme For Ernie – Fred Lacey
6 I Let A Song Go Out Of My Heart – Duke Ellington
7 Easy To Love – Cole Porter
8 Crazeology – Benny Harris
9 Bluesette – Toots Thielemans

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PRESENTAZIONE
a cura di Derek Taylor

“Francesco Pennetta - batterista jazz”: così si legge sul biglietto da visita del leader del gruppo, le parole sono riflesse in una evocativa increspatura del mare azzurro alla destra del suo nome. Lo sfondo del biglietto da visita è significativo, conciso e suggestivo, proprio come è il suo approccio allo strumento. Ha studiato con Jimmy Cobb, Bobby Durham e con altri maestri del jazz, Pennetta ha avuto una rigorosa predilezione per l’hardbop attraverso un duro lavoro sullo strumento, consumando notevoli quantità di bacchette. Cercando i musicisti con i quali condividere la propria idea del jazz, ha formato un quartetto sia come mezzo per riassumere il suo percorso musicale raggiunto finora, sia come mezzo per guardare avanti. Danese di nascita, residente a Parigi, il sassofonista Martin Jacobsen è quasi un co-leader del disco; tale è il suo coinvolgimento e la sua energia. Il lavoro svolto con David Sanborn e come leader per l’etichetta Steeple Chase ha consolidato il suo nome sulla scena europea e sulla East Coast. In gran parte autodidatta, ha conosciuto sia i rischi che i lati positivi del perseguire un percorso di apprendimento solitario. "Facendolo nel modo più difficile, puoi fare delle scoperte. E sicuramente lo scoprire è importante".
L'etica del lavoro caratterizza anche gli altri membri del quartetto di Pennetta. Connazionali, il chitarrista Francesco Palmitessa ed il bassista Pietro Ciancaglini condividono un gran numero di riconoscimenti. Palmitessa ha studiato nel suo paese natale lavorando in molti club e partecipando a tanti festival come sideman. Ciancaglini ha iniziato i suoi studi sul basso elettrico prima di passare al contrabbasso, dimostrando un’agile elasticità in questo passaggio. Ha suonato in giro per l’Europa con tanti maestri del jazz, effettuando numerose registrazioni in particolare per Blue Note e Schema.
Riconoscendo il talento dei musicisti a sua disposizione, Pennetta con maturità dà loro la giusta importanza. Disciplinato e altruista nel modo di suonare, alterna breaks e scambi durante tutta la registrazione ed i suoi colleghi rispondono a tema. Come dice Pennetta: "La sinergia c’era fin dai primi concerti ed è cresciuta nel tempo, raggiungendo un equilibrio sempre più costruttivo che è culminato nella registrazione in studio. Per ottenere un risultato che fosse immediato e fresco ho voluto che il disco contenesse solo le first-takes."
Con la durata di poco meno di un’ora, l’album di nove brani comprende una coinvolgente selezione degli standard del jazz. L'apertura del disco spetta ad "Headway" un inedito di Jacobsen, ma gli arrangiamenti semplici e consapevoli di Pennetta regalano una gradevole sorpresa. Su "Raincheck" di Strayhorn, Pennetta scolpisce un’ariosa reminescenza di calypso con le spazzole, il che avrebbe compiaciuto Sonny Rollins. “Everything I Love” di Cole Porter suonata da Pennetta tra ride e rim-shot diventa inaspettatamente  una sinuosa bossa nova, appoggiata dai caldi accordi di Palmitessa. Il sottile solo del chitarrista riesce al tempo stesso a essere sereno e composito come in altri brani del disco. Jacobsen finisce il brano con una coda fluida e melodica. Dopo un up-tempo su "On a Clear Day", ricco di groove e di scambi tra batteria, tenore e chitarra, i tre brani seguenti diventano vetrine per i musicisti a cominciare dalla lussureggiante ballad "Theme for Ernie". Jacobsen veste la campana del sax con il suo inconfondibile stile alla Prestige era Coltrane, flettendosi e strisciando sinuosamente le brushes di Pennetta creano sontuosi cori. Le orchestrazioni di Ciancaglini accompagnano “I Let a Song Go Out of My Heart” che con una figurazione minimale di Pennetta sul ride-cymbal, ne esce fuori con uno swing esaltante. Jacobsen per un attimo fa il solo e subito dopo anche Palmitessa, prima di un incalzante tema suonato dal contrabbasso con cui termina il brano. Sull’altro brano della sequenza "Easy to Love" di Porter, Jacobsen si ferma e Palmitessa diventa protagonista, prima con accordi dorati, poi con un prolungato solo che conduce verso un’altra successione di scambi creativi con il leader, sottolineata ancora di più dal morbido suono delle brushes. "Crazeology" e "Bluesette", entrambi cavalli di battaglia del periodo bop annunciano la fine imminente del set, il primo rappresenta la migliore interpretazione raggiunta da Palmitessa e un’impressionante assolo sul snare-drum del leader. Il secondo si presenta come un blues waltz, dopo la parentesi solista di Ciancaglini, svanisce con una march sincopata di Pennetta. È un’uscita volutamente ambigua e ambiziosa in prospettiva di qualcos’altro che verrà.
 

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Testata iscritta al registro della stampa del tribunale di Lecce il 15.01.2004 al n. 844

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