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Dopo Albania, Montenegro, Cipro, Macedonia, Serbia e Tunisia, prosegue con una tappa particolarmente significativa in Iran il tour internazionale della compagnia Koreja che si spinge verso territori finora poco esplorati dal teatro italiano, in un momento particolarmente denso di contraddizioni per quel paese attraversato da manifestazioni di protesta contro il governo ma che vanta tradizioni teatrali di grande rilevanza artistica e culturale.
Per la prima volta fuori dai confini nazionalii nell’ambito della 28^ edizione del Fadir International Theater Festival Mercoledì 26 e giovedì 27 gennaio 2010 alle ore 18:30 approda in Iran al City Theatre - Charsoo Hall di Teheran l’ultima produzione Koreja Doctor Frankenstein con un nuovo allestimento per la drammaturgia di Francesco Niccolini e la regia di Fabrizio Pugliese e Salvatore Tramacere liberamente tratto dal “Frankenstein” di M. Shelley
Il centro del lavoro è focalizzato sul rapporto tra i due personaggi, il dottore-creatore e il mostro-creatura e concentra l’azione in un momento ben preciso, un momento importante, critico, il momento in cui la creatura prende coscienza della sua condizione di alterità, della sua anomalia di creatura generata “oltre natura”, in modo artificiale, senza storia, senza memoria, solo con una serie di desideri urgenti e forse irrealizzabili. Dall’altra parte, ossia dalla parte del dottore, il momento critico è rappresentato dal punto massimo di autoesaltazione, il momento in cui, vicino alla possibile definitiva riuscita del suo esperimento, vicino al raggiungimento della “perfezione”, il delirio di onnipotenza raggiunge il parossismo e la sfida a Dio e alla natura raggiunge il suo culmine drammatico e il fallimento si pone come inevitabile. La scena è una stanza-laboratorio in cui si intravedono i precedenti esperimenti del Doctor: creature imperfette, inanimate, manufatti inutili, un luogo dove si intuisce l’irrefrenabile voglia di lasciare qualcosa ai posteri, di “registrare” l’accaduto, di documentare l’evento, quello della creazione, anche se innaturale, anche se mostruoso. È nello scontro tra queste due figure, tra queste due “umanità” malate, che si dipana l’azione drammatica, senza rinunciare a momenti di distaccata ironia, attimi di folle lucidità dei personaggi, spazi narrativi in cui porre domande e questioni “etiche” alte; questioni che sfuggono al controllo dei personaggi stessi, domande da porre con un sorriso, ma col rischio continuo di provare vertigini infinite.
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