| ADDIO ENZO DEL RE, IL GRANDE CANTASTORIE DI MOLA DI BARI CI HA LASCIATI | ||||
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Nel pomeriggio di ieri è giunta, inaspettata, la triste notizia, Enzo Del Re, il “cantaprotestautore”, ci ha lasciati.
Aveva amato presentarsi così al primo incontro con chi poi diverrà il suo amico fraterno Antonio Infantino, con il quale ha condiviso le esperienze musicali, di vita, di lotta politica e sociale degli anni 70. I due attirarono l’attenzione di Nanni Ricordi, di Dario Fo e Franca Rame, fino ad esibirsi con autori dello spessore di Dario Fo, Vittorio Franceschi, Paolo Ciarchi, Piero Nissim, Pino Masi nella stagione di “Ci Ragiono e Canto” per poi entrare nell’esperienza dei “Circoli d’Ottobre”. Era diventato un’icona del movimento anarchico. Il suo strumento una tavola di legno percossa accompagnava la sua voce calda e profonda. Dopo la storia di Sacco e Vanzetti aveva deciso di utilizzare una sedia di legno come strumento, in segno di protesta e lotta contro la pena di morte. Un uomo che lottava per la libertà nel senso più puro del termine.
Enzo, 67 anni era malato da tempo, costretto alla dialisi era tornato nella sua città natale, viveva solo in un appartamento e solo se n’è andato. Un po’ scontroso e burbero, difficilmente si lasciava avvicinare. Si fidava di pochissima gente, ma si ero circondato solo di persone che lo amavano.
Era stato riportato sulla scena grazie all’attenzione di Andrea Satta e del suo gruppo i Tetes de Bois e del noto cantautore Vinicio Capossela, che spesso lo aveva invitato negli utlimi anni ad esibirsi sul palco accanto a lui. Così era successo nel 2010 all’Ariano Folk Festival, al concertone del 1° Maggio, fino all’invito a partecipare al Premio Tenco 2010, dove gli è stata riconosciuta la sua grandezza d’artista. Sì, perché Enzo era stato dimenticato da troppi, questo è il commento generale, ma era tornato sulla scena della muscia contemporanea da grande. La ri-scoperta di Enzo passa soprattutto attraverso il regista Angelo Amoroso d’Aragona che della sua vita ne ha fatto un documentario, Io e la mia sedia. Racconta di Enzo e della stagione musicale e teatrale degli anni ’70 attraverso le interviste ai suoi compagni di viaggio, e, pazientemente, accompagnandolo ad ogni suo concerto ed uscita pubblica.
La camera ardente, allestita presso Palazzo Roberto, è aperta per tutta la notte e tutta la giornata di domani per tutti coloro i quali vorranno dare l’ultimo saluto al grande cantastorie rivoluzionario Enzo Del Re.
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