WHITE ZOO
Scritto da Osvaldo Piliego    Mercoledì 06 Aprile 2011 11:11    PDF Stampa E-mail
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Piccoli punk crescono. Quando andavo alle scuole elementari a carnevale mi vestii da punk. Insieme a me c'era Sergio Chiari. Oggi lui ha aperto un'etichetta discografica, produce punk in vinile, di quello fatto bene, e io non posso fare altro che intervistarlo.

Mettere su un'etichetta discografica nel 2011 è una follia, figuriamoci poi se produce vinili. Oppure questa incredibilmente è l'unica cosa che ha senso, l'unico modo di opporre resistenza alla scomparsa del genere disco dalla faccia della terra. Cosa ne pensi?
È una follia sì, viviamo in un mondo abbastanza folle del resto. Per me è stato un processo piuttosto naturale, da piccolo sognavo di comprare tutti i numeri del catalogo Earache o Alternative Tentacles. Comunque non sono un feticista del vinile, le differenze nella riproduzione della musica fra cd e vinile sono enormi e io spesso ho comprato entrambi i supporti per lo stesso titolo. Da un punto di vista meramente commerciale oggi ha più senso produrre vinile che cd, se di punk si tratta. Ad ogni modo il vinile non scomparirà mai, l'industria discografica se ne è accorta, mi pare.

Produci punk e affini, come ti giustifichi? Cosa pensi sia il punk in Italia oggi?
Non credo di dovermi giustificare, sono figlio dell'elettricità e dei Ramones. Il punk mi ha segnato nel modo di pensare. Da Kurt Cobain a Dj Hell sono in buona compagnia. Chiunque è stato contagiato dal punk, anche senza saperlo. Con questa label volevo pagare un tributo alla mia formazione. Il punk rock in Italia oggi è più eccitante di quanto non fosse in passato, più band, più etichette indipendenti, meno politica e spocchia.

Le tue scelte pongono White Zoo fuori dal mercato ordinario, esiste evidentemente un altro mondo fatto di ascoltatori, collezionisti, gente che ancora va ai concerti. A chi si rivolge la tua etichetta?
Mi piacerebbe tanto rientrare nel mercato ordinario e fare il salto commerciale. A parte gli scherzi, quel mondo al quale ti riferisci esiste da sempre ed esisterà sempre, è il classico zoccolo duro, ogni genere musicale ha il suo. D'altro canto mi piacerebbe che questa etichetta facesse scoprire un mondo a chi ancora non ne fa parte, come è successo a me in passato.

altAvete scelto di stampare in vinile e di prestare molta attenzione alla grafica. Come nascono i vostri dischi?
Siamo in tre "in ufficio", affianco a me ci sono Cristina Diez e Stefano Materazzi, entrambi talentuosi grafici. Un ottimo disco con una pessima copertina equivale a un fumetto con una bella storia e dei disegni di merda. Cristina poi ha curato interamente la parte grafica del disco dei Transex, dove sulla cover potete ammirare dei loschi personaggi leccesi, ha inventato il logo dell'etichetta ecc. Le altre band possono confermarti la nostra natura di grandissimi rompicoglioni in questo senso. Silver Cocks e Steaknives si sono affidati alle cure dei ragazzi del Daltonico Vision Studio, i Giuda a un eccellente grafico francese, Tony Crazeekid, che gestisce un meraviglioso blog sul glam rock, Crazee Kids Sound.

Ci parli brevemente delle vostre prime uscite?
Absolutely! The Heart of the State dei Transex è un omaggio al punk rock primigenio e agli anni di piombo, pura provocazione, il loro cantante è il mio cattivo maestro Pierpaolo de Iulis e per questo tutte le copie sono state stampate chiaramente in vinile rosa. Il disco dei Silver Cocks si ispira pesantemente al punk minore di oscure band dell'est Europa con un approccio più moderno, un disco punk e basta.  Devil Inside degli Steaknives è una rasoiata che piacerà a tutti gli amanti dell'early hc californiano come ai fan del puro punk rock. Il disco dei Giuda, che dire, ho amato morbosamente i Taxi, gli avrei stampato anche una mazurka. Fortunatamente hanno sfornato il miglior disco di glam rock ballabile da quarant'anni a questa parte.

Cosa significa creare un'etichetta a Lecce?
È la domanda più difficile. Amo e alle volte odio questa città, ma non la abbandonerei a se stessa per niente al mondo. Scoprire il punk rock e cercare di viverselo a Lecce piuttosto che a Milano, a Londra, a New York, come potrebbe non insegnarti qualcosa? Creare un'etichetta qui equivale a non arrendersi e ad avere ancora voglia di provocare e di far riflettere. Mi alzo la mattina e spedisco un pacco in Svezia, uno in Giappone, ma alla fine dei conti sto sempre aspettando il giorno che mi si presenti qualche marmocchio alla porta di casa e con inequivocabile accentaccio mi faccia sapere che esiste.
Osvaldo Piliego
 

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