| INTERBANG | ||||
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Interbang è un’etichetta pugliese, anche se non sembra. Interbang ama il vinile, produce artisti stranieri, è proiettata nel mondo ma non dimentica l’Italia, è indipendente, è giovane. Abbiamo parlato con Davide Rufini. Cos’era interbang e cos’è interbang? Interbang era il titolo di una eccezionale quanto sgangherata serie televisiva low-budget italiana che venne mandata in onda negli anni ‘80 su Odeon Tv e mai più ritrasmessa in Italia, tanto che per anni molti dubitarono persino di averla effettivamente vista. Poi qualcuno ha iniziato a parlarne su internet e ora si vocifera che la micro casa di produzione sia intenzionata a distribuirla in dvd. La serie conteneva tutti gli ingredienti per una grande storia d’avventura, anche se rea-lizzata con mezzi a dir poco scarsi: protagonisti intraprendenti, viaggi in tutto il mondo, una genuina ironia (e auto-ironia del genere avventuroso stesso), una produzione casalinga ma efficace…insomma puro ingegno senza volgari patinature hollywoodiane. L’assoluta irreperibilità della serie stessa poi (in pochi la seguirono allora e probabilmente nessuno l’ha mai registrata, per cui dimenticatevi di poterla scaricare o vedere in streaming, tuttavia su youtube è disponibile l’indimenticabile sigla iniziale) la rendono praticamente un misterioso oggetto di culto. Tutto questo fa di Interbang la migliore rappresentazione del nostro modo di vivere la musica: avventurosa, misteriosa, pericolosa, genuina, semplice, ironica, ingegnosa, rara, preziosa. Da dove nasce l’idea di un’etichetta discografica che parte geograficamente da Bari ma che produce il mondo? Dopo anni di attività di promozione musicale a Bari, di organizzazione di tour di artisti stranieri in Italia e di diversi festival in Puglia, la creazione di un etichetta è stata di fatto un passaggio naturale. Il rapporto costante e prolungato con numerosi artisti e colleghi ci ha permesso di creare una rete di contatti con scene e realtà musicali di ogni dove…ma ad essere onesti la verità è che dopo tanti anni ci siamo accorti di odiare i musicisti: sono dei gran rompicoglioni, spesso puzzano di cane morto, e se sono italiani sono anche spocchiosi come delle prime donne mestruate; ma ciò nonostante ancora adoriamo ascoltare la musica, pertanto la produzione discografica ci è sembrato il modo più tranquillo e asettico per continuare a vivere di musica. Per quanto riguarda il nostro atteggiamento esterofilo, ci risulta molto difficile trovare artisti italiani che posseggano quelle caratteristiche che consideriamo essenziali per la produzione musicale. Qui abbiamo bravi strumentisti, ma pochissimi artisti. Le vostre uscite sono evidentemente di nicchia, a quale mercato e quale pubblico intendete intercettare? L’ambito musicale che trattiamo è prevalentemente “indie”, che non è un genere musicale (di fatto non lo è mai stato) ma semmai un attitudine dell’etichetta e del musicista: non semplicemente “indipendente dalle major”, che è il significato originario, ma più idealmente “indipendente da logiche strettamente commerciali”…insomma, musica come cultura, musica come ricerca, musica fatta per la musica, musica pura, genuina. Con questo tuttavia non vogliamo né esprimere un giudizio qualitativo (ci sono tanti capolavori prodotti da major, e milioni di porcherie indie), né tanto meno definirci in un genere musicale specifico appunto, né infine per “musica per la musica” vogliamo riferirci a quegli strimpellatori sfigati da circolo ricreativo che vivono la musica come hobby… Il nostro pubblico non sono altro che quelle persone che condividono questa nostra attitudine. Il mercato invece è una cosa differente: se dovessimo affidarci ai soli “cultori musicali” chiuderemmo dopo un giorno, abbiamo bisogno di sfruttare anche il pubblico più generico spacciandogli i nostri prodotti come qualcosa di appetibile anche per loro. In questo ci aiutano molto i concerti: durante il live l’artista gode del suo momento di massima visibilità per cui anche l’utente più disinteressato si lascia in qualche maniera coinvolgere emotivamente; di conseguenza l’acquisto del disco diventa un modo per ricordare quel momento piacevole, o stravagante, ad ogni modo eccitante…anche se poi probabilmente non lo si ascolterà mai… Stampate in vinile, scelta coraggiosa e affascinante, ma usate anche il digitale. Come approcciate i vari supporti e quale credete sia il futuro in questo senso? Ormai il cd ha definitivamente esaurito la sua funzione: il successo del cd fu principalmente determinato dalla comodità del supporto, più piccolo di formato, e una gestione più facile dei brani. Oggi queste qualità sono state migliorate dal file digitale: zero supporto, massimo controllo e gestione dei brani. D’altro canto l’appassionato di musica spesso è anche un collezionista, ossia qualcuno che desidera possedere concretamente ciò che ama. In questo il vinile è sempre rimasto di gran lunga più ambito del cd: grande copertina, irriproducibilità del supporto; e ora che il cd sta sparendo l’importanza del vinile per il mercato collezionistico appare più evidente, e anche le etichette più “commerciali” se ne sono accorte e ne stanno cavalcando l’onda. Proporre il vinile con in allegato il codice per il downloading del disco appare oggi la soluzione più adeguata, perchè coniuga il desiderio per l’oggetto e la comodità del file digitale. Ci parli un po’ del vostro catalogo? Siamo partiti con un progetto che ci aveva intrigato molto: un album di quel matto di Eugene Chadbourne con una travolgente titletrack dedicata a Berlusconi. Un ritorno al vinile per doc Chad dopo 10 anni, e per questo abbiamo deciso di fare le cose per bene: un’edizione lussuosa, con vinile colorato, copertina gatefold, innersleeve con i testi e una eccezionale cover realizzata dall’amico fumettista croato Miro Zupa. Ad aprile è uscito il nostro secondo titolo, il nuovo album del trio inglese The Wave Pictures, una delle poche band della scena neo-wave che pur riscuotendo un bel successo internazionale non ha perso lo stile genuino da slacker di provincia. Per maggio 2010 è attesa la terza nostra uscita, Sacri Cuori, un vero supergruppo messo su da Antonio Gramentieri, musicista di lungo corso e art director del festival “filo-americano” Strade Blu: nell’ensemble sono presenti personaggi provenienti da Calexico, Giant Sand, Friend of Dean Martinez, oltre a Marc Ribot, John Parish e James Chance!! A seguire per l’estate sono previsti un album di James Chance e uno di Hugo Race. Per l’autunno-inverno stiamo lavorando su Arrington De Dionyso e Aidan Smith. Non ci possiamo lamentare insomma… Che tipo di distribuzione avete? Dove arriva Interbang? Il disco di Chadbourne è distribuito in Italia da Goodfellas, ma è disponibile anche in altri paesi europei e a breve anche Stati Uniti (su insound.com), ma non abbiamo ancora assunto un sistema ben definito, diciamo che si tratta di un qualcosa che si evolverà uscita per uscita. La distribuzione costa molto, pertanto stiamo cercando di puntare molto sulla vendita diretta (sul sito www.interbangrecords.com), soprattutto per le uscite in edizione più limitata. Antonietta Rosato
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