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Continua anche il nostro viaggio alla scoperta delle etichette indipendenti italiane. Questo mese è il turno della Trovarobato, giovane realtà che si muove a Bologna e nasce dalla lucida follia di un gruppo come i Mariposa.
Abbiamo parlato con Michele.
Allora, ci parli della vostra famosa etichetta? Dove nascete, agite, volete arrivare?
Ciao Valentina, ciao Coolclub, ciao Salento.
La Trovarobato è quello che fanno i Mariposa quando non sono su un palco a suonare. La Trovarobato è/sono i Mariposa dietro una scrivania/fotocopiatrice/fax/computer e non dietro una tastiera/basso/batteria/lombutofono; e nemmeno sotto.
Ciao Valentina, apprezzo che questa intervista sia scritta in carattere Century Gothic corpo 8, davvero: sarà possibile anche pubblicarla con lo stesso carattere?
Tornando a noi. Da sempre noi Mariposa siamo stati onnivori e mammiferi. Onnivori di tutto ciò che concerneva la parte parallela al semplice esibirsi su un palco, ovvero, ci siamo da sempre autogestiti il booking, la promozione, il web, la grafica. E, nel corso degli anni, abbiamo approfondito questi aspetti, sperimentandoli costantemente nell’operato dei Mariposa. A un certo punto abbiamo pensato di applicare tutto questo anche ad altri artisti, e così sono nate le nostre collaborazioni con Addamanera, Timet, Alessandro Grazian. E questo è Trovarobato: una piccolissima realtà discografica, un booking, un “crogiuolo” di menti malate e creative (soprattutto malate) che provano a produrre eventi artistici. Il nostro campo base è a Bologna, città nella quale alcuni di noi vivono e che è sede del nostro quartier generale soprannominato “Magazzeno”: auspichiamo che in breve tempo “Magazzeno” diventi sinonimo di warholiana “Factory”. Nel frattempo facciamo debiti.
Come è iniziato questo percorso? Cosa avete costruito sinora?
In parte ti ho già risposto poco fa. Ti dirò però cosa abbiamo costruito: abbiamo costruito una parete in cartongesso, e poi, forti di questa prima esperienza, ne abbiamo costruita un’altra, poi un pavimento in legno e poi un’altra parete. Adesso siamo abbastanza bravi col cartongesso e discretamente esperti di insonorizzazione ambienti.
Quali sono le vostre produzioni? Con che criterio, se ce n’è uno, scegliete chi produrre?
Siamo veramente un piccolissima realtà discografica. Ci siamo però accorti come ci siano attorno a noi molte realtà di talento; e ce ne siamo accorti in maniera del tutto casuale, così come accadono quasi tutte le cose a questo mondo.
Parto con gli esempi. Un giorno, come Mariposa, eravamo a suonare al “Banale” di Padova e il fonico della serata, il nostro amico e tecnico del suono Max Trisotto, aveva organizzato un’apertura al nostro concerto col cantautore Alessandro Grazian. Lo abbiamo ascoltato e ci è piaciuto molto: così siamo venuti in contatto con Alessandro, contatto che mesi dopo ha dato vita al suo disco “Caduto”, che abbiamo prodotto assieme alla Macaco.
Gli Addamanera sono invece piovuti dal cielo, dalla ionosfera, nella quale abitano loro e la loro psichedelicissima musica. Oppure, molto più terra-terra, li abbiamo conosciuti tramite il nostro batterista Enzo, che è di Messina come loro.
Ma gli incontri fortuiti comunque continuano. Suonando al concorso “Omaggio a Demetrio Stratos” siamo entrati in contatto coi Trabant Mobil, che più veraci di un porcino schietto, ci hanno fatto sentire il loro “My favourite pelo”, uno dei dischi più freschi, articolati e intelligenti che abbiamo mai ascoltato in tutto lo scorso 2005.
Oppure, a Bologna, vive e opera un geniale performer, percussionista di formazione e musicista elettronico per studi, dal nome di Davide Tidoni, vincitore del Premio Iceberg 2003, iconoclasta e sottile al tempo stesso, produttore di atmosfere irreali tramite object trouvè e manipolazioni digitali.
Ci sono i Transgender, il più interessante gruppo rock italiano, già noto per il primo disco prodotto da Snowdonia, col quale vorremmo incrociare le strade per una loro seconda ufficiale produzione. E li abbiamo incontrati per la prima volta suonandoci assieme alla Festa dell’Unità di Imola, e quella sera piovve.
E c’è Dario Buccino, compositore e cantante da strada, che da anni propone private performance casalinghe a base di lamiere percosse/abbracciate/combattute coll’intero corpo, fiati e voci graffiate.
Tutti nomi che ci piace segnalarvi perché “cose notevoli” a parere nostro, e perché vorremmo fossero future produzioni di marca Trovarobato.
Ho letto di un vostro progetto parallelo, “Magazzeno Bis”, una sorta di talk show concerto in cui la Trovarobato sta spendendo molte energie. Ci spieghi di cosa si tratta?
“Magazzeno bis” è la cosa che stiamo seguendo con più attenzione in questo periodo.
"Magazzeno bis", è un “talk-show concerto” ideato e prodotto da noi di Trovarobato, in onda sulle frequenze di quello che noi definiamo un “network inconsapevole”, che per adesso coinvolge 25 emittenti radiofoniche sparse per tutta l’Italia.
Alcuni artisti e gruppi musicali si alternano ogni due settimane sul palco di "Magazzeno bis" (questo il nome dello “studio 2” della Trovarobato), producendosi in eventi live che vanno dalla presentazione del loro nuovo disco alla vera e propria performance. All'evento partecipa un piccolo pubblico, invitato o presente perché ne ha fatto richiesta, che con le sue domande, le sue critiche e provocazioni, fornisce le coordinate dell’evento.
Un contenitore aperto agli imprevisti, all'happening, all'improvvisazione e al "ciò-che-non-avresti-mai-fatto", vivo e non più appiattito solo su dinamiche del tipo "pezzo dal vivo - domanda sul disco - progetti per il futuro".
Intento parallelo ma non secondario è quello di coinvolgere anche l'etichetta che sta dietro all'artista per una piccola retrospettiva in forma di chiacchierata. Ci piacerebbe avere, alla fine del ciclo di trasmissioni, un numero sufficiente di testimonianze per fornire anche un piccolo servizio "enciclopedico" alle generazioni future (!), una fotografia dello stato della musica di oggi. Il tutto sotto la mia guida, sulle orme di Arbore & Boncompagni (prima che rincoglionissero) e, con infinito rispetto e senza offesa, di John Peel. A Lecce si ascolta dalle frequenze di Primaveraradio sui 95.100, ogni due mercoledì alle 20.00.
Quali sono le vostre ultime uscite, e le prossime?
Poco sopra parlavo degli artisti coi quali siamo entrati in contatto; le loro musiche saranno le nostre prossime produzioni. Davide Tidoni e Dario Buccino usciranno per quella che si preannuncia la “New Series” della Trovarobato (di ecm”iana” memoria); Transgender e Trabant Mobil usciranno di conseguenza (questi ultimi probabilmente in co-produzione con la Lizard Records del grande Loris Furlan).
A breve uscirà una ristampa del disco degli Addamanera “Nella tasca del zio” per il mercato russo e limitrofi tramite l’etichetta russa MALS.
È facile -e con questo chiudo e vi saluto- barcamenarsi nel mondo della discografia o avete incontrato e incontrate delle difficoltà? È una passione o un lavoro per voi? Se non sbaglio fate anche altro nella vita e la musica occupa sempre un posto d’onore…
Questa domanda e la sua risposta potrebbero chiudere con mestizia quest’intervista iniziata invece sotto il segno del gioco.
Perché, molti esempi a noi vicini ci porterebbero a dire che di musica, adesso in Italia, non si può vivere. Chi fa musica, oggi, all’interno di questo nostro micro-cosmo indipendente, raramente riesce a vivere dei propri proventi.
Noi adesso stiamo lavorando con molta passione a questi progetti e questo è per noi quello che potremmo definire “un grande hobby”, senza trovare più di tante difficoltà, anche perché l’autarchia è forse il miglior modo di lavorare, non dovendo dipendere da nessun altro se non noi stessi, potendosi guardare negli occhi e offendere (facendo pace subito dopo) quando si vuole.
Valentina Cataldo
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