| Lizard Records | ||||
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Più di dieci anni di storia per Lizard Records. Nata dalla volontà di Loris Furlan con fascinazione e passione avant prog oggi la Lizard è molto di più. Una giovane e talentuosa band salentina entra a far parte di questa numerosa famiglia. Abbiamo parlato con i Muzak, dal profondo sud, musica spaziale. Ascolate il loro In case of loss, please return to.
La prima volta che ho ascoltato il vostro album sono rimasto sorpreso, vi avevo visto fare i primi passi qualche Arezzo Wave fa e ora vi ritrovo più grandi, cosa è cambiato in questi anni? Giuseppe - Il fatto che Gigi sia entrato nel frattempo a far parte del gruppo è stato un passaggio fondamentale per la nostra sopraggiunta maturità. Il suo stile di batterista ha dato nervo, portato idee ritmiche e aperto scenari inaspettati al nostro suono. Poi abbiamo conosciuto Fabio Magistrali e poco dopo abbiamo pubblicato il nostro disco d'esordio con Lizard. La cosa più bella che ci è capitata, in fondo, è stata proprio questa: lavorare insieme a persone, come Fabio e Loris Furlan, artisticamente libere e scevre da qualsiasi condizionamento e sovrastruttura. Da subito il Salento, terra che amiamo incondizionatamente, ha cominciato a starci un po' stretto. Abbiamo molto da imparare in questo senso da queste parti. Enrico - Quello era proprio un periodo nero. La nostra musica era fin troppo matura per essere figlia di diciannovenni imberbi. Il fatto è che facevamo tutti i giorni cattive conoscenze. Ecco com'è che siamo più grandi. Scommetto che anche voi al club siete cresciuti! Nevvero Osvaldo? Il vostro album è sicuramente fuori da molti canoni della musica odierna, anche di quella indipendente qual è il vostro rapporto con il passato e la sua musica e il presente, quello che vi circonda? G. - Siamo consapevoli, eccome, di aver realizzato un disco con un suono "unico" e siamo profondamente soddisfatti per questo. Per il resto, siamo tutti dei voraci ascoltatori di musica di ogni genere ma questo non influenza in alcun modo il nostro approccio alla composizione e le nostre scelte. Le poche persone che amiamo e che ci sono vicine sono la nostra reale e inesauribile fonte d'ispirazione. Non credo abbiate una direzione quando scrivete musica, riuscite a spaziare tra generi, a essere intimi e corali. Quanti di voi mettono le mani sulle canzoni, quante teste ci sono dietro i Muzak? E.- Cerchiamo sempre di tenere ben lontane le teste dal luogo dove suoniamo perché ci fanno ingombro. Questo è l'unico metodo che può darti la speranza (almeno quella) di creare qualcosa di intelligente. G.- Lavoriamo quasi sempre tutti insieme in sala prove e il più delle volte partiamo da un'idea microscopica che può essere un breve giro di chitarra o di pianoforte, un pattern ritmico, un frammento di suono o dei semplici rumori. È eccitante, poi, osservare come il tutto prende forma ed è stato entusiasmante vedere come quei piccoli detriti, arrivati chissà da dove, si siano trasformati col tempo in In Case Of Loss....
Sud è isolamento ma anche libertà, vantaggi e svantaggi di una band che viene dal tacco d'Italia. G. - Il vantaggio non ha nulla a che fare con la musica; il Salento è di per sé straordinario. Musicalmente, invece, siamo completamente svincolati da qualsiasi "sistema", non conosciamo nessuno e non abbiamo mai fatto assolutamente nulla per inserirci in quelle piccole e maleodoranti "lobby" che trovo francamente dannose, limitanti. Siamo solo delle persone fortunate: abbiamo registrato un disco e il resto è venuto da sé. Non abbiamo mai cercato nessuno e in questo senso ci sentiamo orgogliosamente "indipendenti". E. - Oggi il concetto di " isolamento" non postula necessariamente la frustrazione e la solitudine. Quando abbiamo voluto abbiamo fatto volare la nostra musica da Montesardo a Montreal. L'isolamento è stato una fortuna per noi, che abbiamo vissuto il Tacco del Tacco; è stato uno strumento per scappare dai "vantaggi" e raggiungere una indipendenza-di-fatto senza rimanere intrappolati in quella falsa indipendenza (o Indie-Dipendenza) che in molti con le chitarre al collo sbandierano illegittimamente . Nel disco ci sono collaborazioni e ospiti di tutto rispetto, ce ne parli? G. - Nel pezzo d'apertura dell'album il violoncello è suonato da Paul de Jong dei Books. La collaborazione con Paul è stata per noi un'esperienza entusiasmante perché crediamo che i Books siano uno dei pochi gruppi al mondo ad aver raggiunto simili vette stilistiche coniugando con intelligenza la tradizione da una parte e le nuove frontiere dell'avanguardia dall'altra. Poi c'è Majirelle che prima non conoscevo e che mi è capitato di vedere per caso in concerto a Galatone tre anni fa. La sua voce a la Suzanne Vega mi ha conquistato fin da subito ed ho pensato che fosse perfetta per l'interpretazione di Sad Hydrogen and Small Hard Tack Fish. Giuseppe De Marco, salentino come noi, ha arrangiato i fiati di If Me You Fly I Am Your Wings e suona il trombone in un altro paio di brani. Sempre in If Me You Fly... il maestro Sergio Filippo ha arrangiato e diretto il coro. Ma ci sono tanti altri amici e amiche che hanno dato il loro fondamentale apporto per la realizzazione di In Case Of Loss.... Ringraziamo tutti. Quali gruppi della scena salentina e italiana vi piacciono? G. - Ma quindi esiste davvero questa presunta "scena salentina"? Comunque, a parte Otakatroi e Shank (raffinati e sofisticatamente avvolgenti i primi; potenti e granitici i secondi) non c'è nient'altro che mi entusiasmi o anche solo stuzzichi il mio interesse nel Salento. A livello nazionale, invece, trovo che i nostri (ormai ex) compagni di etichetta Morkobot siano un gran bel gruppo. E poi, Airportman (altra interessante uscita Lizard) e X-Mary. Questi ultimi andate assolutamente a vederli dal vivo. Geniali e devastanti! Osvaldo Piliego
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