| Tafuzzy Records | ||||
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Ancora una bandierina da aggiungere alla nostra mappa delle etichette indipendenti italiane. Questo mese è il turno della Tafuzzy Records. Ne abbiamo parlato con Davide Brace. Perché Tafuzzy? Era un mio ridicolo soprannome che avevano coniato due mie care amiche storpiando ripetutamente "Davide": alla tedesca "Taffite", vezzeggiandolo "Taffituzzi" ed infine "Tafuzzi". Noi abbiamo aggiunto la y alla fine che fa più international. E comunque no! Non ha niente a che fare col personaggio che si percuote gli zebedei. Si pronuncia tafuzzi e non tafazzi come molti amano fare...ma alla fine è lo stesso. Un po' di storia, come nasce e come cresce, come si muove nell'intricato sottobosco indipendente la Tafuzzy? In principio, circa 2002, furono i Cosmetic la prima band del circondario (Romagna) per la quale ho provato veramente qualcosa. Il loro cantante Bart era un mio caro amico dei tempi del liceo. Lompa, Alice ed io avevamo appena dato vita al primo abbozzo di quello che ora sono i Mr.Brace. Bart doveva realizzare per un esame universitario di informatica un sito a piacere e si inventò quello della "Tafuzzy Inc." associazione che si proponeva di organizzare a domicilio in tutta Italia eventi che unissero il sound delle band rivierasche-romagnole alla somministrazione dei prodotti tipici della nostra gastronomia (la pìda se'l parsòt al pìs un po' ma tòt). A quel punto il sito era on line e le band esistevano veramente, di conseguenza siamo partiti un po' per gioco e un po' no con questa follia dell'etichetta indipendente. Quanta passione e quanta incoscienza ci vogliono per intraprendere questa crociata in difesa dell'altra musica? Con la passione ci si nasce e ne si è succubi, non è che si possa fare molto altro. Della beata incoscienza inizialmente ne eravamo incoscienti per cui è difficile quantificarla. Risulta però effettivamente molto più difficile andare avanti a mano a mano che cresce la coscienza: quasi nessuno compra più dischi, il paradiso discografico non esiste neanche altrove ma sicuramente l'essere in Italia non aiuta ancora molto. C'è da rimboccarsi le maniche, scegliersi buoni maestri che comunque a guardar bene non mancano e continuare a fare la propria cosa meglio che si può affinché il fare dischi e concerti possa diventare prima o poi un'attività sostenibile, economicamente parlando in primis, che di guadagnarci qualcosa ancora non si è neanche nelle condizioni di ipotizzarlo. Un catalogo che non si fa fatica a definire "strano" ce ne parli? Come direbbe il nostro caro amico Marino Josè Malagnino di Produzioni Pezzente: "A me sembra tutto così Pop! Com'è che non si vende niente?". Non definirei perciò strano il nostro catalogo, esistono realtà ben più "strane" tra gli artisti italiani e (per fortuna)! Semmai ci piace un certo approccio alla materia: quel che di casalingo che avvicina chi suona a chi ascolta e una certa cura e attenzione nello scrivere in italiano cose che non risultino imbarazzanti. Per il resto nel nostro catalogo si spazia dal teatrino folk'n'roll all'elettronica casalinga, dall'amore per certa tecnologia scrausa al cantautorato più sghembo, dal noise artigianale all'electro pop, il tutto con un certo amore per la forma canzone e senza nessun problema se a qualcuno piace quel che facciamo. Che rapporto avete con gli artisti pubblicati, cosa fate per loro? Gira che ti rigira tutti i nostri progetti, se non sbaglio attualmente sono sette ma si prevede di espandersi presto, sono in un qualche modo concatenati e coinvolgono un giro di più o meno quindici persone con cui condividiamo risorse quali studi di registrazione e persone capaci di metterci le mani, un valente entourage di grafici e fotografi per copertine, merchandise e quant'altro, un responsabile del sito, addetti alla comunicazione e alla promozione, chi continua ad ascoltare e selezionare i demo che ci arrivano, chi mantiene buoni i rapporti con gli enti statali e altre associazioni per l'organizzazione degli eventi, un grande amico (Giacomo Spazio) editore che si occupa dei diritti e dell'eventuale distribuzione (anche se per lo più continuiamo ad essere un cd-r label che si autodistribuisce). Non si fraintenda, tutto questo veramente ancora molto fatto in casa e a gratis ma sembra che applicandosi stiamo diventando bravini. Domanda retorica, è possibile vivere di musica in Italia? Come sopravvive la Tafuzzy? Forse è possibile, dipende però ovviamente da cosa intendi per "vivere". Qualcuno che merita tutta la nostra stima ce la fa anche senza scendere a quei temuti e denigrati "compromessi" ma si devono fare scelte di vita coerenti e conseguenti. Diciamo che noi attualmente ci impegnamo per non rimetterci con le spese e se ci impegnamo vuol dire che ancora il rischio c'è. Sopravviveremo? Speriamo! Ogni anno in un certo qual modo vi festeggiate, ci parli del Tafuzzy day? Il Tafuzzy Day è il festival che organizziamo ogni anno a fine agosto a Riccione (quest'anno sarà venerdì 24 e sabato 25 Agosto presso il Castello degli Agolanti). L'evento viene inteso per l'appunto come una festa per il lavoro che abbiamo svolto durante l'anno ed un occasione per rendere partecipe chi vuole festeggiare con noi. Durante le serate perciò suonano alcuni gruppi della Tafuzzy insieme ad altri artisti che stimiamo. In occasione del festival presentiamo una compilation che raccoglie brani inediti dei gruppi Tafuzzy. Dove si possono trovare i vostri dischi? Vengono venduti ovviamente ai concerti ed è possibile anche ascoltarne degli estratti ed eventualmente acquistarli on line sul nostro sito www.tafuzzy.com. Un disco per l'estate, uno per il cuscino, uno per la vita. Ci consigli tre album? Non sono affatto bravo in queste cose, né rappresentativo dei gusti degli altri tafuzzers ma visto che debbo risponderne personalmente, poichè amo troppi dischi diversi e di diverse epoche, decido di cavarmela consigliando le ultime cose che sto ascoltando orora: per l'estate va bene qualsiasi cosa troviate di Jonathan Richman and the Modern Lovers, per il cuscino il disco di Nathan Fake Drowning in a sea of love e sogni d'oro, per la vita (uhuuu!) trovo immensamente affascinante da un po' di tempo a questa parte l'opera di Arthur Russel, in particolare consiglierei Another Thought. Ora sono nei casini perché ho il cervello sovraffollato di decine di altri dischi che si spingono e mi insultano sdegnati per l'ingratitudine dimostratagli ma dirò a tutti loro che è colpa tua e comunque si è fatta l'ora dei ringraziamenti e dei saluti. Osvaldo Piliego
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