| Disastro Records | ||||
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Cramps è un nome con una storia lunghissima alle spalle, voi siete giovanissimi, come vi siete avvicinati a questa “avventura”? Diciamo che tra noi e Cramps c’è una sorta di legame di parentela. Con le opere del suo catalogo siamo, in un certo senso, cresciuti. Questo ci ha permesso di dare la giusta considerazione all’etichetta, nel rispetto del suo valore storico. Il nostro intento, infatti, è quello di rivalorizzare il marchio Cramps attraverso le ristampe dei suoi titoli, cercando di far capire al pubblico quelli che sono i presupposti cronologici su cui nasce e si fonda, un pò come per un quadro in continuo restauro. Come se non bastasse nasce Disastro Records. Che rapporti ha con la madre e soprattutto in cosa è differente? Disastro Records nasce nel Settembre 2007 come nuova label di casa Cramps Music. Quest’ultima è una società attiva come publishing e come discografica, con tre differenti marchi al suo interno: la storica e più famosa Cramps Records, la Artis Records e, ultima della famiglia, la Disastro.Cramps Records è stata, negli anni ’70, la prima etichetta indipendente italiana, nata e vissuta in un periodo storico-socio-politico in grande fermento, e che ha avuto il merito assoluto di lasciare in eredità alla storia della musica artisti oggi riconosciuti a livello internazionale, come John Cage, Area, Demetrio Stratos e molti altri; le sue produzioni si sono sempre rivolte alla sperimentazione e all’avanguardia, nel tentativo di percorrere nuovi ed inesplorati sentieri, in bilico tra la musica e la performance artistica in senso lato. Disastro Records nasce oggi, invece, in un periodo culturalmente molto diverso, con l’intento di creare un marchio ad alta credibilità nella scena indie attuale, e di seguire quelli che sono, inutile nasconderlo, i nostri personalissimi gusti in fatto di musica. Per rispondere alla tua domanda, quindi, intenti e contenuti artistici sono davvero diversi, così come lo è, del resto, il contesto temporale in cui le due realtà si collocano.Sono questi i motivi principali per cui abbiamo scelto di creare un nuovo marchio dedicato. piuttosto che proseguire con quello storico, che non ci sembrava giusto contaminare con nuove proposte, indipendentemente dal loro valore artistico. Al momento avete lanciato il Genio, progetto tutto salentino, avete già in programma nuove uscite? Certo: a settembre usciremo con Girl with the gun, un interessantissimo lavoro electro-folk, per chi ama dare le definizioni alle cose, che vede come protagonisti Populous (eclettico sperimentatore elettronico per la cult label berlinese Morr Music) e Matilde Davoli (già raffinata voce del progetto Studiodavoli). Probabilmente sempre quest’anno, pubblicheremo l’album d’esordio di una giovanissima indie-rock band delle nostre parti (Vicenza), i Leggins, realtà già acclamata nella scena indie italiana e vincitori del Nordkapp Indiependent Tour di quest’anno.Oltre a questo, abbiamo anche qualche altro asso nella manica che, per ora, preferiamo non calare, e, naturalmente, siamo alla continua ricerca in quello che, devo dire, oggi è un sottobosco musicale italiano molto fertile. Quale eredità e quale responsabilità sentite nel possedere (con Cramps) un patrimonio musicale dal valore inestimabile? Direi enorme. Nutriamo un profondo rispetto per tutti i titoli e gli artisti che hanno contribuito a creare questo patrimonio, come dici giustamente tu, inestimabile. Senza esagerare, il catalogo Cramps rappresenta una fetta di storia importantissima della musica italiana e non. Per questo motivo, ci sentiamo molto fortunati e cerchiamo ogni giorno, col nostro lavoro, di conservare e valorizzare questa grande eredità. Indie e mainstream possono convivere? Credo proprio di sì, in una certa misura, o, quantomeno noi cerchiamo di lavorare proprio in questa direzione, per far sì che questo accada. Chiaramente non parlo del mainstream più sfacciato, ma di quella zona, a cavallo tra i due mondi, fatta di prodotti, in primo luogo, di buonissimo livello, e che sono, al tempo stesso, sia originali e credibili per piacere all’universo indie sia catchy quanto basta da soddisfare quello mainstream. Penso che in questa zona sia ancora possibile lavorare bene, con un buon apprezzamento da parte del pubblico, proponendo progetti di qualità, che non sacrificano nulla nè in nome dell’essere indie a tutti i costi nè, tantomeno, dell’essere mainstream, ritornando ad un sempre valido concetto di fare in primo luogo della buona musica, secondo quello che è il proprio gusto personale. Crediamo, ad esempio, che il lavoro de Il Genio si possa calare molto bene in questa realtà trasversale.
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Disastro Records sceglie il salentino Genio per affacciarsi sul mercato dell’indie italiano, non si vergogna di essere pop perché lo fa con intelligenza, è orgogliosa di essere parente della storica Cramps e ha le idee molto chiare sul suo futuro prossimo. Con lo stile che contraddistingue la discografia degli anni ‘70 e gli occhi ben sintonizzati sul presente, Disastro Records ironizza sul nome ma per il resto fa le cose sul serio. Abbiamo parlato con Davide.


