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Da lunedì scorso è in programmazione, a cominciare da Radio Uno Rai, l'uscita dell'inedito brano di Romeus "Caviglie Stanche", un'anteprima del secondo album attualmente in fase di pre-produzione insieme a Marco Ancona leader dei Fonokit."Caviglie Stanche" (Sugar/brano) è stato scelto come finalista per la compilation di Musicultura 2011 importante rassegna nazionale d'autori. Dopo il grande esordio nel panorama musicale italiano e l'accostamento all'etichetta "Pop" il talentuoso ed introverso giovane cantautore galatinese "riparte da zero"; alla ricerca interiore di quel suono "sporco" che faccia trasparire la sua pura e viscerale carica emozionale. Abbiamo incontrato Romeus che con fare gentile si è raccontato.
Dopo aver vinto SanRemoLab ed aver vissuto l'esperienza sul palco dell'Ariston come è cambiata la tua vita? Di certo la vita non è influenzata da questo tipo di eventi,credo che le cose che influenzino la vita siano altre, l'amore, la religione, la politica. Le manifestazioni tipo Sanremo sono solo un modo per esprimerti, per far arrivare il tuo messaggio, condividere quello che hai dentro con il mondo esterno e comunicarlo. Nel mio caso ho partecipato a Sanremo con un brano che non mi rappresentava più ed allora si può dire che ci sono andato solo per divertirmi, perché quando non si è convinti della musica che si fa non ci si esprime in modo adeguato. Certamente Sanremo mi ha dato la possibilità di essere ascoltato ed è cambiato qualcosa in questo senso, nelle persone che hanno percepito una piccola parte di me, descritta in una canzone.
Come è stata l'esperienza con i Cruska e cosa ti ha lasciato? L'esperienza con i Cruska è stato tutto per me. Nella nostra sala prove sono venuto a contatto per la prima volta con gli strumenti, ne ho imparato il funzionamento, le sfumature del messaggio sonoro, tutto guardando i miei fratelli. Con loro ho capito la potenza del fare musica, di potersi esprimere; ho scritto le prime canzoni, imparato a suonare la chitarra e gli altri strumenti, comprendere l'arrangiamento di un brano e le colorazioni che ogni differente stile musicale ti dà la possibilità di esprimere; i live con loro, nel periodo dell'adolescenza, sono stati poi la cosa più divertente che potesse capitarmi, ho scoperto in quei contesti il lato più spensierato del fare musica, la passione, il bisogno... e l'indole rock'n'roll, che alla fine è un modo di essere che ti permette di vivere la tua vita in un modo migliore dal resto della gente.
Come procede la collaborazione con Corrado Rustici e Caterina Caselli? Sto lavorando al secondo album, sono nella fase di preproduzione dei brani, che poi verranno lavorati insieme a Sugar; collaborare con Caterina Caselli per me è un grande privilegio ed un grande stimolo, ti permette di crescere molto, di arrivare al tuo reale centro artistico, ma è un percorso che non si può realizzare in un solo disco, o solo attraverso le canzoni, parte prima di tutto dall'esigenza di capire se stessi, dalla comprensione della nostra natura. A Corrado devo molto, sia dal punto di vista musicale che umano, per me è e sarà sempre un punto di riferimento, da lui ho imparato una gran parte del modo in cui si produce musica a livello tecnico, dall'arrangiamento al missaggio, fino alla concezione di un giusto contesto sonoro per quello che si vuole comunicare attraverso una canzone. In questi giorni ho finito di produrre il primo brano "Caviglie stanche" che andrà in rotazione su radio rai, essendo stato scelto da Musicultura, un'importante rassegna d'autori.
Come ti rapporti con la scrittura e con l'arrangiamento musicale? La parte della scrittura e dell'arrangiamento sono il mio modo naturale di esprimermi, il mio carattere mi porta a non amare l'esibizione musicale, paradossalmente non amo il live, il suonare in pubblico, è un fattore dovuto al mio modo "malato" di confrontarmi con le persone, infatti mi piacerebbe fare solamente l'autore per altri artisti, ma prima o poi l'esibizione è naturalmente necessaria per chi fa musica, è il modo principale per far fruire la tua musica e cerco sempre di sforzarmi a vincere le mie fobie e quindi attraverso la scrittura e la realizzazione dei brani in studio posso essere realmente me stesso, è come arrivare ad uno stato emotivo neutrale di fondo dentro al quale scavare per raggiungere ricordi, sensazioni, emozioni e tramutarle in note e parole, convertire il silenzio in suono per me è il motivo d'esistere, il mezzo per capire se stesso, per perdere il contatto con la realtà, che molto spesso non rispecchia i nostri desideri.
In questi anni hai viaggiato tanto tra l'Europa e gli Stati Uniti come hai vissuto in queste realtà? Ho cercato di comprendere la diversità delle culture, i motivi per i quali possa esistere un suono diverso in ogni parte del mondo e sono arrivato alla conclusione che le tue radici agiscano e siano in una piccola parte nella tua strada musicale, perché poi ogni uomo si forma in base a quello che apprende ed a ciò che legge, in base agli eventi però per esempio a New York ho avuto la possibilità di immergermi in centinaia di generi differenti, ogni quartiere ha il suo suono, che deriva dalla nazionalità d'origine di chi ci abita, ad Harlem e al Bronx per esempio la musica cambia notevolmente e l'enormità di generi che ho ascoltato e vissuto in quel contesto, dal jazz all'elettronica, dalla musica latina al punk, dal country al blues, mi hanno aperto notevolmente il cervello ed il cuore verso altre sfumature sonore.
Stai collaborando con artisti locali? e se si con chi e che progetti stai curando? Sto collaborando con Marco Ancona, leader dei Fonokit nella pre-produzione del mio nuovo lavoro, ho collaborato in passato con Valerio combass Bruno in studio e da tempo collaboro con i musicisti che mi seguono nel live e mi aiutano nel lavoro di produzione, Gianmarco Serra, Salvatore Cafiero, Roberto Mangialardo, Giuseppe Calabrese, Danilo Cacciatore.
Quale è la tua visone del Rock? Credo che il rock non sia solamente uno stile musicale, non è più definibile in questo modo perché le varie contaminazioni hanno reso troppo vasto questo genere; il rock è più che altro un modo di essere, un'attitudine nell'aggredire lo strumento, nel gridare le cose, nel fare uscire con potenza il proprio messaggio, nell'alchimia che rende 4 o 5 musicisti magari non bravissimi singolarmente, una cosa unica e rara. Il rock è una magia, o meglio una maledizione, perché quando entra dentro di te non va più via e sei condannato a vita a vivere nel suo nome.
Come vedi la scena musicale in Salento? Credo che il Salento sia una piccolo stato a sé da questo punto di vista, la lentezza della provincia unita alla disponibilità di posti per suonare (a differenza delle grandi città ognuno di noi ha una campagna o un luogo dove creare una sala prove), ha creato un pullulare di situazioni creative di un certo rilievo e la vicinanza tra i vari musicisti stimola la creatività e la produzione e quindi negli ultimi decenni ci sono stati dei periodi dove sono nate numerose formazioni molto interessanti nella scia magari di realtà che andavano affermandosi.
Ci fai qualche nome? Per esempio basta osservare realtà come quelle dei Sud o degli Apres la classe che hanno creato il loro regno qui in Salento, passando per i Bludinvidia, ora Fonokit, nomi storici del movimento underground salentino, per arrivare ad altre situazioni tipo Negramaro che si sono affermate a livello nazionale.
Quali influenze stai sperimentando in questo periodo? Per caso mi sono imbattuto tempo fa in un disco degli Arcade Fire, ed è cambiata la mia concezione del fare musica che era stata condizionata in precedenza dall'appartenenza ad un etichetta "pop" come la Sugar. La pulizia del suono e la perfetta esecuzione di un brano a volte non fanno trasparire l'emozione e la personalità di un artista, e sto ripartendo da zero nel ripulire la mia musica da quella parte melodica eccessiva che mi aveva caratterizzato in precedenza, spostando il tema delle canzoni sulla descrizione anche di quello che mi circonda, oltre che quello che avevo dentro e osservando il mondo sto capendo che la realtà supera di gran lunga la fantasia.
Da quando è uscito il tuo disco eponimo che riscontri hai avuto? La cosa più bella in assoluto è vedere una persona cantare una canzone scritta da te, o comunque parlare con una persona e capire che quelle frasi e quelle note che hai scritto sono entrate dentro il suo cuore riuscendo a farla emozionare; soprattuto grazie aVirgin radio, dove il mio brano "Dove si toccan terra e nuvole" è stato in alta rotazione per mesi, ho capito che molte persone si rispecchiavano in quella mia idea di "decadenza nella ricerca della felicità" descritta nel brano, e questo mi ha fatto molto piacere, il resto poi fa parte di risultati aziendali che a me sinceramente interessano poco.
Da salentino, come è il tuo rapporto con la musica popolare? Per molto tempo non ho concepito questo tipo di ritmo, vedevo l'esplosione del movimento musicale popolare come una moda, come una questione di busines, con il tempo invece ho compreso l'essenza di questa manifestazione sonora documentandomi e leggendo diversi saggi sul tarantismo, ho compreso la funzione primaria di quel suono, incalzante ed ossessivo, che lascia il posto ad una trance che trasporta musicisti e ascoltatori in un'altra dimensione, ti porta indietro nel tempo, e riaffiorano all'orizzonte tutti i profumi e i rumori andati persi col progresso ed è qualcosa che, se anche non ti ci riconosci, è dentro di te, all'interno del tuo DNA.
Se ti invitassero a partecipare al Festival della Notte della Taranta cosa ti piacerebbe cantare? Conosco pochi brani di questo tipo di repertorio, credo che ogni canzone abbia la sua storia particolare, ricordo "lu rusciu dellu mare" perché lo hanno interpretato gli Apres e "santu paulu miu de galatina", credo si chiami così, sono di quelle parti, sarebbe un onore per me partecipare un giorno al festival della Notte della Taranta. Giuseppe Arnesano
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