CORRADO MINERVINI: FRA LE RIGHE DEI COLDPLAY
Scritto da Laura Casciotti    Mercoledì 06 Aprile 2011 11:20    PDF Stampa E-mail
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alt"Raccontare i sentimenti e le reazioni dell'uomo medio degli anni zero attraverso la band più popolare del decennio". Corrado Minervini presenta così Life is for living. Testi Commentati il suo ultimo libro appena uscito per Arcana. L'autore è un giornalista e critico musicale, già presente in libreria con Sulla strada. In viaggio con Luciano Ligabue (2007) e Volere è Volare. Domenico Modugno: cantante, poeta, rivoluzionario (2008). Questa volta interpreta i testi delle canzoni dei Coldplay consegnando al pubblico un piccolo manuale di storia degli ultimi dieci anni, impreziosito dalla prefazione di Giuliano Sangiorgi.

Cosa ti ha "guidato" nell'interpretazione dei testi?
Scrivere un disco, una poesia, la sceneggiatura di un film rende quell'opera soggetta a interpretazioni che potrebbero non riflettere le intenzioni dei loro fautori. È un rischio che si corre ed è uno degli elementi che trasforma l'espressione di un sentimento o di un'ispirazione individuale in un'opera condivisibile, talvolta, da milioni di persone. Paradossalmente, anche il mio libro potrebbe diventare, a sua volta, fonte di nuove interpretazioni. La mia scrittura è stata guidata dal tentativo, spero riuscito, di contestualizzare quelle opere, di individuare l'origine della scelta di un termine specifico o di un'immagine, di comprendere la fonte di uno stato emotivo espresso in forma di canzone. Ad esempio: Yellow è oggetto, da oltre dieci anni, di tentativi d'interpretazione e contestualizzazione e la band stessa ha spesso giocato con i riferimenti, lasciando suggerimenti fuorvianti e dando risposte contraddittorie, proprio in relazione alla scelta di quel colore giallo. In innumerevoli circostanze sono andato alla ricerca di possibili fonti d'ispirazione letterarie e musicali, passando naturalmente per Shakespeare e la Bibbia, per i Beatles e George Byron e individuando centinaia d'influenze insospettabili.

Qual è secondo te il ruolo dei Coldplay nel panorama musicale, e non solo, dell'ultimo decennio? Qual è la loro forza?
Partiamo da un dato di fatto: da quasi vent'anni, diciamo dall'esplosione del grunge, il rock non è più in grado di agire sulle masse; le rivoluzioni di costume avvenute, ad esempio, negli anni 60 o nei '70, sono un fenomeno irripetibile. Il ruolo "sociale" delle popstar è stato ridimensionato molto e, detto tra noi, lo stesso Bono rischia spesso di trasformarsi in una figura caricaturale. Esistono, invero, artisti che potrebbero raccogliere una sorta di leadership intellettuale e porsi a capo di un movimento di opinione: penso ai Radiohead, ad esempio, i quali però, non hanno mai cercato quella popolarità universale preferendo rivolgersi a una cerchia ristretta; non esattamente un'élite ma, sicuramente, un sottoinsieme all'interno di un pubblico di milioni di potenziali ascoltatori/consumatori. Quello che il rock ha smarrito è il potere di aggregare un ampio consenso attorno a una band, a un disco, talvolta a un personaggio. La forza dei Coldplay è esattamente quella di aver raccontato i sentimenti di smarrimento e impotenza della maggioranza silenziosa dinanzi alle grandi trasformazioni sociali e politiche, al cospetto della tensione d'inizio millennio oppure di fronte ad eventi catastrofici provocati dall'uomo o dalla natura. Chris Martin ha raramente atteggiamenti da predicatore in stile Bono (pur avendo, da sempre, il leader degli U2 come punto di riferimento), nonostante il suo ruolo di testimonial per numerose organizzazioni non governative: il suo obiettivo principale è quello di sollevare domande, di dare voce innanzitutto alle sue perplessità, ad esempio, dinanzi alla follia della guerra. Va letta in quest'ottica la domanda cardine di Violet Hill, un inno pacifista che non si limita a un generico "no" alla guerra ma descrive, in 49 versi, la condizione di precarietà di un genere umano che pone ai suoi leader una domanda tutt'altro che retorica: "If you love me won't you let me know".

Perché hai scelto la farfalla dell'album dei Coldplay Leftrightleftrightleft per la copertina?
L'idea era legata a un concetto di apparente leggerezza che caratterizza la scrittura di Chris Martin, lo stesso che caratterizza le ali delle farfalle che sono, a mio parere, una delle più incredibili manifestazioni della bellezza della natura: un prodigio autentico, fatto di grazia ed equilibrio. Toccare quelle ali significherebbe disintegrarle. Osservando la farfalla stilizzata (usata dai Coldplay per la copertina del minialbum live Leftrightleftrightleft) si possono intuire, nei suoi profili, i lineamenti di due volti che si incontrano, uno di fronte all'altro. Una rappresentazione grafica di una delle esigenze artistiche dei Coldplay e della poetica di Chris Martin è la ricerca costante del dialogo, dell'interrelazione con l'altro. Usando un verso di uno dei loro brani più celebri, direi Let's talk.

Quanto troviamo del fan e quanto del giornalista nel libro?
In realtà non mi sono mai considerato fan dei Coldplay. Sono troppo vecchio per questo tipo di rapporto con la musica e con gli artisti... Al di là della grande ammirazione che provo nei confronti di Chris Martin, credo che in Life is for living ci sia, soprattutto, il lavoro di un giornalista che ha mosso i primi passi nel mondo della carta stampata esattamente negli stessi giorni in cui il mondo scopriva il debutto della band britannica. E che ha seguito da vicino, "per motivi di lavoro", l'incredibile ascesa al successo di un gruppo di ragazzi agli antipodi rispetto agli stereotipi del rock che sono diventati - loro malgrado - i più credibili narratori del primo decennio di questo terzo millennio.
Laura Casciotti
 

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