Massimo Zamboni
Scritto da Ilario Galati    Martedì 08 Luglio 2008 11:51    PDF Stampa E-mail
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Si intitola L'Inerme è l'Imbattibile ed è il nuovo lavoro dello storico fondatore e chitarrista dei CCCP e dei CSI. A quasi quattro anni di distanza da Sorella Sconfitta, il suo primo vero disco solista, il musicista reggiano ritorna con un'opera multidisciplinare pubblicata dalle edizioni musicali de il manifesto: un cofanetto contenente, oltre al disco, anche un dvd del film-documentario Il Tuffo della Rondine di Stefano Savona e un libro che è una sorta di quaderno di riflessioni e appunti. Massimo Zamboni parte da Mostar - la città bosniaca nella quale, ai tempi della guerra fratricida, con i Csi tenne dei concerti sotto le bombe - per un viaggio verso tutti gli Est del mondo. La musica riparte idealmente sullo sfumare delle note di Sorella Sconfitta e si porta appresso tutte quelle caratteristiche - l'incedere ipnotico, le asprezze, la poesia - che furono il marchio di fabbrica dei CCCP prima e dei CSI dopo. Sebbene Massimo questa volta si misuri in maniera più netta con il canto, non mancano le ospitate di voci importanti, quella rauca e suadente di Nada, quella della soprano Marina Parente e quella dell'arabo-pugliese Nabil Salameh.

Anche se non sembra io ho fatto una scelta di questo tipo in difesa della musica perché credo che chi fa musica oggi ha il dovere di interrogarsi pesantemente. Oggi la musica è un genere al ribasso e credo che per uscire da questa situazione la musica deve avere il coraggio di confrontarsi e perdersi in altre forme. Per i temi impegnativi che ho voluto trattare ho sentito la necessità di dare spazio alle parole e alle immagini.

Quattro anni fa ci hai suggerito di coltivare ed amare la nostra sconfitta, che dipingevi addirittura come una sorella. Adesso ci poni un altro concetto spigoloso: l'inermità. Perché l'inerme - colui il quale non porta armi - è imbattibile?

Parto da Sorella Sconfitta. L'inermità mi è sembrata la logica prosecuzione. L'inermità è una categoria centrale nel nostro mondo e dobbiamo porci continuamente, in un periodo di guerra come questo, la domanda: chi è l'inerme? Non sono solo le popolazioni in guerra. Siamo anche noi che inermi potremmo diventarlo da un momento all'altro. Comunque così come con Sorella Sconfitta partivo dalla mia di sconfitta, alla stessa maniera adesso parto dalla mia inermità. Cerco di mettermi in gioco, è questa la scommessa delle mie canzoni.

Canzoni che anche stavolta affidi, per toccare più registri, ad alcuni ospiti come Nada, Marina Parente e Nabil Salameh. Ma in questo caso utilizzi maggiormente anche la tua di voce.

Mi sono molto divertito a cantare... cambierò la professione sulla carta d'identità, da musicista a cantante (ride)... però come dici tu, le voci mi servono per confrontarmi con altri registri, per aggiungere colore e suoni. Comunque non sono mai troppo ripiegato su me stesso, se una canzone richiede un'interpretazione femminile non vedo perché negarlo.

Nel cofanetto dicevamo c'è anche un dvd che contiene Il Tuffo della Rondine di Stefano Savona, film-documentario sulla città bosniaca di Mostar. Quando l'ho visto ho pensato nemmeno tanto casualmente a Cupe Vampe, canzone che mi bruciava dentro qualche anno fa, quando a bruciare era pure un bel pezzetto d'Europa.

Per me tornare lì ha il significato di ripartire da lì. Ci sono luoghi che, come dici tu, bruciano dentro, ma dobbiamo stare attenti a non consumarli. Non si parla più di ex-Jugoslavia, di Bosnia. Non possiamo consumare quei luoghi solo nei momenti di tragedia. Bisogna tornarci. E io ci sono ritornato, dopo esserci stato più di una decina d'anni fa con i CSI. Mostar è cambiata e anche io non sono più lo stesso. E' una città che ti permette di vedere a nudo la condizione umana.

Cambiando argomento, ti manca una band?

No, assolutamente. Non mi mancano le tensioni di una band, non mi mancano i legami. Certo, una band ti dà molta capacità di approfondimento. Comunque sono circondato tuttora da ottimi musicisti e no, non credo che formerò mai più una band.

Massimo, i cd di solito come oggetti fanno schifo. Questo invece è parecchio bello. Hai assemblato tu la confezione?

Si. Ovviamente la scultura non è mia ma di una bravissima artista che si chiama Beatrice Pasquali ma la confezione l'ho pensata io e l'ho curata come fosse una sorta di canzone aggiuntiva. Anche perché non se ne può più di pagare a caro prezzo delle orribili scatolette di plastica. A quel punto è meglio scaricarli. Io invece credo che i dischi, sin dalla copertina, devono essere capaci di ‘scaldarti la mano'.

Il cofanetto esce col marchio del Manifesto...

Si ma l'abbiamo prodotto in casa. Molto impegnativo ma casalingo. L'appoggio del manifesto ha poi aperto degli scenari impensati. Nessuna casa discografica avrebbe potuto sostenere un progetto del genere perché non lo capiscono...se chiedi ad un discografico cosa vuol dire ‘inerme' non è in grado di dirtelo... Col manifesto invece c'è stata subito una comunanza di vedute e hanno capito perfettamente la necessità di un'opera così complessa. E poi loro sanno dov'è Mostar... se lo chiedi ad un discografico invece (ride) ...

 Ilario Galati

L'impressione che ho è che ormai la musica in quanto tale ti stia sempre più stretta. Interpreto così l'uscita di questo disco che è anche un quaderno di appunti ed un dvd.

 

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