ARDECORE TRA ROMA E ROCK
Scritto da Pierpaolo Lala    Mercoledì 23 Febbraio 2011 11:30    PDF Stampa E-mail
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San Cadoco è il terzo cd dei romanissimi Ardecore, gruppo che nel 2007 sorprese tutti con l’esordio Chimera, premiato con la Targa Tenco come “miglior opera prima”. In questo doppio cd, i temi della tradizione musicale italiana e, in particolare, romana convivono con folk, rock e prog. Due cd molto diversi l’uno dall’altro (il primo di inediti, il secondo di brani tradizionali) che segnano l’evoluzione di questa band nata dall’idea di Gianpaolo Felici. Gli Ardecore saranno in concerto venerdì 25 febbraio al Teatro Kismet di Bari per la rassegna Fuori Tempo. Abbiamo fatto qualche domanda al fondatore del gruppo.

altQuesto disco sembra il punto di approdo del tuo lavoro di questi anni con gli Ardecore, anzi quasi una svolta, un passaggio verso una nuova anima della band. Esprime la necessità di cambiare direzione?

C’è una continuazione da Ardecore a San Cadoco ed un filologico che collega tutti e tre gli album. Le storie che sono parte integrante del nostro lavoro sono fortemente passionali e radicate alla nostra tradizione che trasportiamo su altri territori musicali. È uno sviluppo temporale partito dagli albori del 900, nel primo album, che è passato per le prime canzoni della canzonetta italiana del periodo pre guerra, nel secondo album, fino a giungere, ora con San Cadoco, ad una struttura sonora che è agli albori della musica rock piu dura e contemporanea. Il filo conduttore rimane la musica popolare, che con il linguaggio che si trasforma, cambia forma. Non parlerei dunque di un cambio di direzione, bensi di una direzione precisa che il progetto mantiene con un certo orgoglio.

Il cd ha due anime ben precise, nuovo e tradizione, rock e folk, uomo e donna (che è anche rappresentata come la tentazione), il diavolo e l’acqua santa, sembrano due cd di band diverse, un passato e un possibile futuro. Come mai la scelta di questo dualismo nella scrittura, nell’arrangiamento e nell’esecuzione dei brani?

La dualità è il motore di tutte le cose. Due cose contrarie si bilanciano e tutti gli aspetti duali sono fatti per coesistere. La tradizione è funzionale al progresso quanto il bene lo è per il male, il giorno per la notte e cosi via per tutto. I due dischi sembrano distanti tra loro ma in realtà sono contrapposti e partecipi dello stesso motivo di essere. Il secondo rappresenta la nostra origine musicale ed espressiva. Evoca immagini dal passato e per questo ha un aspetto lento e funereo, proprio perche getta un ponte su aspetti che non esistono più. Il primo invece prosegue verso la direzione che ci siamo prefissati fin dall’inizio, che è quella di trasportare la musica popolare verso una forma piu potente e dinamica, che poi non è altro che il percorso che ha portato la musica afroamericana a dare origine al rock che è divenuto da allora la musica popolare contemporanea. Trovo essenziale far emergere la radice folk italiana anche negli aspetti piu duri del nostro suono.

Il cd racconta la storia di San Cadoco, come mai questa scelta, come mai la decisione di raccontare una storia così complessa? C’è un rapporto con l’attualità? E una domanda personale qual è il tuo rapporto con la religione?

La leggenda di San Cadoco racconta che lui perse l’Eneide di Virgilio, libro sull’origine di Roma, con cui insegnava il latino agli studenti. Questa perdita, interpretata come un segno negativo di Dio, lo gettò nello sconforto, ma grazie all’incontro con Santa Gilda ritrovò la fiducia ed il libro che amava. Dietro le storie dei santi ci sono dei valori simbolici che vanno interpretati ed in questa ci trovi la continuazione con il passato, il rapporto tra il maschile ed il femminile e molte altre sfumature che puoi cogliere ascoltando l’album. Il senso ultimo della religione è l’universalità che deve portare ad un bene comune tra gli uomini. Più che attualità direi un sogno difficilmente realizzabile ma il fatto è che i valori sacri devono essere principalmente assimilati dentro ognuno. Solo allora l’evoluzione sarà possibile.

Realizzare un doppio cd in un momento così difficile per la discografia è stata più una necessità artistica o un azzardo?

È stata una scelta dettata dall’esigenza, a questo punto del nostro percorso, di dividere in maniera decisa le nostre radici dallo sviluppo che ne è conseguito. La dualità che ne è derivata è l’aspetto centrale dell’album. Come ti dicevo, la contrapposizione dei due dischi è evidente e ci è servita a descrivere molti aspetti che nella dualità sono complementari l’uno all’altro.

Sarete in concerto a Bari nei prossimi giorni, qual è il vostro approccio con il live, che tipo di esibizione proponete? Ci saranno ospiti con voi?

Al Teatro Kismet di Bari saremo in duo io e Sarah. In questa versione i brani suonano molto rarefatti e dilatati e gli aspetti melodici e vocali sono molto piu evidenti che nelle versioni originali. Non sarà un live acustico nel vero senso del termine ma certamente si ascolterà una versione molto più intima delle canzoni.

Il progetto era nato intorno al sodalizio con Zu e Geoff Farina che tornano anche in questo terzo cd. Ci racconti un po’ le collaborazioni di San Cadoco?

L’aspetto più importante è l’inserimento stabile nel progetto di Sarah Dietrich. Lei ha interpretato tutti i personaggi femminili della seconda parte dell’album, quella legata alle radici romane. Ma anche la voce di Santa Gilda e Tentazione della prima parte. Poi ci sono molti amici che hanno firmato la loro presenza nelle registrazioni, da David Tibet dei Current 93 a Ersilia Prosperi e Manlio Maresca gia presenti nel secondo album. Ma anche Massimo Pupillo e Geoff Farina, con cui era iniziata l’avventura e Tizian Loconte con Marco Bedini che hanno interagito nel brano dedicato ai Gronge, la band che li ha visti protagonisti dagli anni 80 in avanti.

Domanda scontata da queste parti. Il vostro è un imponente lavoro di riproposizione in chiave contemporanea della tradizione romana. Da queste parti la tradizione è stata rovistata e rivisitata anche e soprattutto dalla Notte della Taranta. Conosci questo festival? Saresti incuriosito a collaborare sulla musica tradizionale salentina? Saliresti su quel palco con il maestro concertatore Ludovico Einaudi?

Spesso ci è capitato di suonare in situazioni legate alla musica tradizionale e sempre ci siamo trovati a nostro agio. Mi è capitato di assistere al festival di cui parli da spettatore e l’ho trovato molto interessante e funzionale alla causa per la rivalutazione delle nostre radici, partendo dalle regioni italiane. Spero di essere invitato un giorno a rappresentare le radici romane, anche se il nostro percorso in molti tratti si evolve verso un suono molto dinamico e potente che forse per alcuni puristi puo sembrare un azzardo.

Ultima domanda generica e difficile. Quale credi sia attualmente lo stato della musica in Italia?

È una domanda che richiederebbe una risposta molto complessa. Ci sono molti mondi musicali che coesistono in Italia. Quello che posso dire è che per noi è centrale che nella musica si percepisca la provenienza territoriale, di qualsiasi genere si tratti. Questa riconoscibilità fa la differenza ed in qualche maniera la nobilita. Questo in Italia difficilmente è riscontrabile.

Pierpaolo Lala

 

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