| EVY ARNESANO APPRODA DALLA DANDINI | ||||
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Evy Arnesano fa tutto da sola. Compone, canta, suona, produce, distribuisce, promuove. Dal dicembre 2009 è impegnata a portare in giro il suo cd d’esordio “Tipa Ideale”, tredici tracce difficili da definire, tra pop e varie contaminazioni. La cantante salentina (nativa di Squinzano ma bolognese di adozione), caparbia come pochi nel promuovere il suo lavoro, è riuscita a conquistare una ribalta importante. Martedì 22 febbraio sarà a Parla con me, la trasmissione culto di Rai 3 condotta da Serena Dandini.
È una trasmissione alla quale pensavo da tanto, spesso anche su facebook lanciavo degli status tipo: “Voglio andare a Parla con me e su Vanity fair”. I miei amici e chi mi segue da tempo rispondevano che sarei stata adatta al programma. E così una delle tante sere in cui ho guardato la trasmissione, dopo aver visto, su quel palco, un artista emergente raccontare una storia che sembrava essere la mia storia, mi sono decisa, sono andata sul sito Rai e ho cercato l’indirizzo. Questo l’incipit della mail: “Sono Evy, ho scritto, arrangiato e prodotto il mio album Tipa ideale, che distribuisco e promuovo soprattutto tramite la rete. Vorrei sapere come sottoporvelo, è da tanto tempo che vi guardo e sogno di essere al posto degli ospiti che vengono a cantare da voi”.
Sei emozionata e soddisfatta di questo risultato? Sono soddisfattissima e felice! Chi non lo sarebbe, considerando di esserci riuscita senza intermediari canonici, quelli deputati alla promozione dell’artista? Emozionata tanto. Sono sempre tremante ad ogni mia prima volta, e mi pare che da un anno a questa parte non faccio che affrontare delle prime volte!
Quanti brani presenterai? Con chi ti esibirai? Credo due o tre brani al massimo. Ne preparerò qualcuno in più, ma i tempi tecnici della trasmissione sono quelli. Per l’occasione sarò accompagnata dai musicisti che vivono a Roma. Ho tre postazioni, diciamo così, Bologna, Lecce e Roma, e in ognuna delle tre città ci sono dei musicisti che mi accompagnano. In questo caso, poiché si tratta di un’esperienza sicuramente importante per tutti, mi sarebbe piaciuto potessero partecipare anche gli altri, ma a parte le ovvie questioni logistiche, sarebbe stato un po’ eccessivo presentarmi con doppioni di basso, percussioni e così via! Nell’organico romano ci sono Federico Camici al basso, David Assuntino alle tastiere, il salentino Daniele Leucci alle percussioni, e poi io, voce, tastiera e shaker.
Il tuo cd “Tipa ideale” è autoprodotto. È stata una scelta o una necessità? Entrambe le cose. Non avevo nessuna proposta in tal senso, ma è vero anche che non l’avevo cercata perché poco fiduciosa nelle logiche dell’industria discografica. Non nascondo di avere come obiettivo un pubblico grande, ma mi piacerebbe arrivarci in maniera “rivoluzionaria”, partendo dal “basso”, cioè dal pubblico e dal mio lavoro, senza che ci siano altri interessi se non quelli dettati dal gusto e dall’onestà creativa. Il mio sogno (che poi è quello di tanti) è vivere di musica e farne la mia occupazione principale. Non posso lamentarmi dei risultati raggiunti in un anno di lavoro su me stessa. Adesso vorrei qualche sicurezza in più, per poter trascorrere almeno qualche ora al giorno dedicandomi solo alla scrittura, alla produzione, allo studio. Invece la musica diventa quasi marginale rispetto a tutta una serie di occupazioni, da quelle della vita quotidiana al lavoro a quelle di promozione della mia attività.
Salentina ma bolognese di adozione. Nell’ultimo periodo ti sei esibita spesso anche da queste parti. Quali pensi siano le differenze tra le due scene? Sento che il Salento è curioso, avido, fresco nei confronti della musica ora che se ne fa tanta e altrettanta ne arriva da fuori. Per quanto riguarda Bologna, che è sempre stata una città estremamente ricettiva, ultimamente sembra disincantata, sembra quasi attraversare un momento di stallo, ma il pubblico in compenso è ancora molto caldo. L’ultima serata bolognese ad esempio mi ha regalato emozioni forti e un’attenzione che vorrei a ogni concerto.
Stai già lavorando al prossimo cd? Ti muoverai diversamente? Ho già pronto un singolo, che spero di far uscire per l’estate e che dovrebbe essere l’apripista di un nuovo cd al quale sto pensando già da un paio di mesi. Ho abbastanza materiale, devo solo trovare il tempo di fermarmi, cominciare a stendere la pre-produzione al computer, per poi buttarmi in studio. Questa volta cercherò di realizzare l’album in meno tempo, ma è soprattutto un proposito più che una certezza. A livello esecutivo non è ancora chiaro come mi muoverò. Può darsi che io scelga nuovamente la strada “solitaria”. In tal caso dovrei lanciare l’appello per una sorta di sottoscrizione, visto che attualmente non dispongo di sufficiente denaro per finanziare questa nuova impresa. Di sicuro so che non vedo l’ora di far uscire il secondo album!
Non riesco a darmi definizioni di genere. Potrei dire che sono cantautrice, ma solo per la genesi delle mie canzoni, potrei dire che sono indie perché sono indipendente tra gli indipendenti, pur non rientrando nel genere, potrei definirmi pop, ma ho mille contaminazioni. Sono soprattutto una divoratrice di buona musica (buona secondo il mio gusto naturalmente). Adoro l’elettronica, il pop, lo swing, l’original ska, l’exotica, la blaxploitation, le colonne sonore, le belle canzoni. Quando scrivo dimentico, per così dire, i miei ascolti, per cui non mi ispiro a nessuno in particolare, anche se vorrei ricordare di aver dedicato un mio brano, lo strumentale Da Piero, e l’intero album Tipa ideale, a Piero Umiliani e Piero Piccioni.
Ci segnali qualche disco da ascoltare? Io? Sei sicuro? Oscillo continuamente tra vecchio e nuovo, e soprattutto mescolo davvero parecchi generi, a casa mia troverai di tutto, a parte il metal e il rock troppo rock. Ultimamente mi sono innamorata della voce di Lorenzo Urciullo (Colapesce) e l’ultimo cd acquistato, anche se non è una novità, è l’album Innerspeaker dei Tame Impala. E poi consiglio, naturalmente, in ossequio al mio amore sviscerato, di riscoprire la musica italiana degli anni sessanta e i compositori (soprattutto italiani) di colonne sonore degli anni sessanta e settanta. Ottimi per circondarsi di sensualità, leggerezza e poesia. La musica deve essere soprattutto evasione, emozione ma non dramma. Per le tragedie c’è già la vita di tutti i giorni!
Ci sono colleghi pugliesi con i quali ti piacerebbe collaborare. Mi sarebbe piaciuto collaborare con Nicola Arigliano ma mi sa che sono arrivata troppo tardi.
Cosa pensi dell’arrivo di Italia Wave a Lecce. Opportunità o spreco? Non mi sono documentata abbastanza, so solo che ho accolto la notizia a bocca aperta perché non mi aspettavo un cambiamento del genere, dopo una così lunga tradizione. Non conosco le ragioni di questa scelta, naturalmente immagino che a Lecce il festival porterà solo bene, sull’onda di questo “rinascimento” culturale auspicato e in realizzazione negli ultimi anni. Sono favorevolmente colpita da questo fermento artistico, mi auguro che non si limiti a una moda del momento. Abbiamo bisogno di crescita duratura, e puntare sulla cultura è un ottimo obiettivo.
Pierpaolo Lala @font-face { font-family: "Cambria"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 10pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }
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