Sud Sound System
Scritto da C.Michele Pierri    Martedì 08 Luglio 2008 11:37    PDF Stampa E-mail
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altDammene ancora è il titolo del nuovo cd dei Sud Sound System: una miscela di reggae, blues, soul e molto altro ancora. Ad impreziosire la settima incisione in studio della band, prodotta da Salento Sound System per V2/Universal Music, collaborazioni con nomi del calibro di Jah Mason, Kiprich, Esco, Bling Dawg, Neffa, Morgan Heritage, Daddy Freddy, Laza. Nato dopo due anni di analisi e studi, il lavoro si muove agevolmente tra tracce d’amore e di impegno sociale (La ballata del precario), andando musicalmente a scavare nella musica classica e nella migliore tradizione melodica italiana. Un disco che assume la dimensione della consacrazione e che ha dentro di se un chiaro messaggio: ritrovare il passato per non pregiudicare il futuro. Abbiamo intervistato  Nando Popu.

Siete ora in tutti i negozi di dischi con Dammene ancora, un nuovo lavoro che per molti rappresenta la prima occasione per ascoltarvi. In realtà sono passati molti anni dai vostri primi passi. Nonostante questo i temi delle vostre canzoni sembrano rimasti immutati e attuali. Che spiegazione ti dai?

Penso che le canzoni che abbiamo fatto e che facciamo rispecchino quello che siamo. Del resto abbiamo imparato a fare musica guardandoci intorno, descrivendo quel che vediamo. Mi verrebbe da dire che si tratta di una sorta di neorealismo musicale. Noi abbiamo iniziato a cantare nel ’91, ma nel mondo non è cambiato nulla. Basta alzare gli occhi per vedere che la Chiesa è ancora lì a irrompere nella vita dei cittadini, la corruzione dilaga e forse c’è ancora la P2 che comanda. Negli ultimi due dischi (Lontano 2003, Acqua pe sta terra 2005, ndr) abbiamo fatto cronaca, in questa occasione c’è stato spazio per una sorta di approfondimento, una gestazione che è durata due anni.

Scorrendo le tracce del disco saltano subito all’occhio le numerose collaborazioni, alcune di stampo internazionale. In questi giorni poi in rotazione nelle radio c’è Chiedersi come mai, primo singolo estratto dall’album cantato con Neffa. Ce ne racconti la genesi?

Per quanto riguarda Neffa, ci conosciamo da anni e tutto è stato abbastanza naturale. Abbiamo condiviso per molto tempo gavetta e casa discografica. Gli abbiamo semplicemente spedito il pezzo via internet ed è stato lui stesso a lavorarci su. Le altre collaborazioni invece sono frutto della nostra voglia di confrontarci ed aggiornarci. La nostra musica ci porta ad avere come punto di riferimento artisti giamaicani che sono il metro di come stiamo lavorando. Loro poi sono fantastici. Basta mettersi in studio per sviscerare in poco tempo moltissime idee. E direi che il risultato è stato abbastanza soddisfacente.


Il successo porta sempre con se opinioni discordanti. A tal proposito, rispetto agli esordi, c’è chi vi accusa di curare troppo il lato commerciale. Che ne pensi?

Chi dice questo ha una scarsa cognizione della musica. Non c’è bisogno di informarsi molto per sapere che come gruppo siamo produttori di noi stessi. Questo vuol dire che decidiamo autonomamente per quanto tempo e come fare un disco che poi presentiamo a svariate etichette. Se lo apprezzano è bene altrimenti siamo contenti ugualmente. Inutile negare che è cambiato il volume delle nostre vendite, ma questo non può che essere un dato positivo. Per quanto riguarda l’aspetto squisitamente tecnico, già da tempo c’è chi dice che ci siamo parecchio imborghesiti. Io invece credo che sia stato fatto un profondo lavoro di ricerca soprattutto nelle sonorità tipiche della musica italiana e degli strumenti classici.


Malgrado le critiche sempre presenti nel lavoro di un artista, nel disco non sembrano mancare brani impegnati. Mi vengono in mente La ballata del precario e Lu business cumanna, dai titoli abbastanza eloquenti. Quale attenzione pensi che rivolga il pubblico nei confronti di questi testi?

Il nostro pubblico ci segue ma la realtà è che in questa società la gente se ne fotte. Il Salento così come il resto dell’Italia va salvaguardato. Soffermandoci sulla nostra terra basta aprire gli occhi per vedere che continua a subire un vero e proprio disastro ambientale. Parlo dell’Ilva di Taranto e di Cerano e trovo sconvolgente il silenzio che avvolge questi due ecomostri.


La vostra presenza all’Earth day quindi non è stata casuale…

È un’esperienza che ci ha riempito d’orgoglio. Ci sono persone che dimostrano maggiore sensibilità davanti allo schermo durante una partita di calcio, ma basta parlare con qualsiasi oncologo per rendersi conto di come le morti per tumore e leucemia siano aumentate esponenzialmente e senza alcuna “apparente” ragione. E non contento di quello che abbiamo c’è chi in questi mesi parla della costruzione di nuove centrali a biomassa proprio in queste zone. La risposta è iniziare a risparmiare energia, non inquinare le nostre vite ulteriormente. Tutti possiamo iniziare a farlo nel nostro piccolo. Ma una degna reazione sarebbe anche quella di indignarsi, ne va del nostro futuro. Ora basta, bisogna mobilitarsi perché questo scempio, non può continuare.


Tornando ai vostri impegni, il live è un’esperienza che occupa sempre molto del vostro tempo. Quali sono le vostre date per il mese di luglio?

Il rapporto col pubblico è qualcosa che non può mancare nella vita di ogni artista, tanto più per chi ha un’attitudine come la nostra. A luglio avremo un calendario abbastanza intenso. Fra quelli già fissati, gli appuntamenti più importanti saranno il 18 a Livorno per Italia Wave, il 22 all’Idroscalo di Milano e il 31 a Villa Ada, a Roma. Ma torneremo presto anche in Salento.


Per chiudere, come detto prima uno dei vostri obiettivi, artistici e non, è quello di lanciare messaggi positivi. Ma pensi che la vostra musica abbia davvero aiutato a migliorare questa terra?

Non abbiamo la presunzione di credere in cambiamenti sostanziali, ma musicalmente credo che un po’ di merito possa esserci attribuito. Quando abbiamo iniziato c’era pochissimo movimento, mentre guarda ora; il fermento è palpabile e il Salento è un riferimento riconosciuto per quanto riguarda il genere che noi proponiamo. Tornando ai messaggi, credo sia essenziale lanciarli, soprattutto quando sei su un palco. Sarebbe stupido non farlo, soprattutto ora che la nostra terra è in difficoltà. Dipende da noi. Perciò dico, ragazzi, rimbocchiamoci le maniche e salviamola.

C.Michele Pierri

 

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