| GIANNI DI GREGORIO | ||||
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Gianni di Gregorio è un trasteverino doc e di uno dei quartieri più popolari e belli di Roma si porta dentro l'immediatezza, la spontaneità e il sorriso. L'intervista scorre piacevolmente e il regista di "Pranzo di Ferragosto" e "Gianni e le donne", uscito nelle sale l'11 febbraio, non dimostra mai insofferenza o fretta, anche se il giorno dopo deve partire alla volta del Festival di Berlino. Gianni è timido ("arrossisco quando dico le bugie", svela), molto disponibile e, a quanto pare, per nulla trasformato dal successo anche se "Pranzo di Ferragosto" ha sconvolto i suoi ritmi normali. Di Gregorio è contento se i suoi film vengono accostati al neorealismo e dichiara candidamente di "guardare molta tv", senza preoccuparsi di urtare la suscettibilità degli intellettuali radical chic, che dalla tv si tengono lontani, almeno così dicono.
Alla fine della telefonata mi chiede: "Quando esce l'intervista portami una copia così ci conosciamo e ti offro un caffè a Trastevere". Come non essere felici? Cosa hai fatto dal successo di "Pranzo di Ferragosto" fino ad ora?
"Il successo di "Pranzo" è stato travolgente e ha sconvolto i miei ritmi normali. Per un anno ho viaggiato in tutto il mondo per la promozione del film e alla fine di questa esperienza mi sono ritrovato un po' stordito. Intanto, mentre ero in viaggio, pensavo al nuovo film. "Gianni e le donne" è un film sincero e sentito con urgenza. Non è assolutamente costruito ma adesso avverto molte più responsabilità rispetto al primo film e sono un po' terrorizzato". Qual è l'idea alla base di "Gianni e le donne"? "Analizzando me stesso e i miei amici coetanei, mi sono reso conto che a sessant'anni si entra nel panico, perché le donne non ti considerano più e diventi trasparente, quasi... di cellophan! Questa cosa ci sconvolge. I miei amici hanno reazioni inconsulte, chi si tinge i capelli, chi compra la motocicletta. Partendo da questi spunti ho fatto un film per riderci sopra". In che modo hai scelto il cast? "Anche in questo caso ho voluto fare un mix tra attori e non attori. Ci sono molte attrici professioniste ma anche personaggi di contorno che non fanno gli attori di mestiere ma fanno parte comunque del mio mondo, Trastevere. Sono tutte persone molto naturali nella recitazione che non hanno avuto alcuna difficoltà ad avvicinarsi al personaggio". Sei stato considerato un esordiente "maturo" di successo. Con quali aspettative e stati d'animo stai affrontando l'uscita in sala di "Gianni e le donne"? "Non voglio tradire il pubblico e per questo ho avuto molta paura. Il successo di "Pranzo" è stato internazionale e inizialmente ne ero terrorizzato. Ho avuto il coraggio necessario perché alla storia di "Gianni" ci credo molto. E' una storia fatta con il cuore e con un sentimento sentito. Nulla di forzato". Con "Gianni e le donne" hai partecipato al Festival di Berlino. Parlaci di questa esperienza. "Sono onorato di aver preso parte ad un festival serio, che mi ha permesso di attenuare l'apprensione per l'uscita dell'opera seconda. La mia è una commedia che parla del passare del tempo e fortunatamente si ride dall'inizio alla fine. Durante le prime proiezioni facevo capolino nel buio della sala e sentire le risate della platea mi ha tranquillizzato. Vuol dire che ho raggiunto il mio scopo e questo mi gratifica". Per quanto riguarda il messaggio che vuoi trasmettere, c'è un filo conduttore tra "Pranzo di Ferragosto" e "Gianni e le donne"? "Sicuramente la pazienza e la tolleranza. Il protagonista di "Pranzo" è tollerante e questo di "Gianni" anche. In entrambi i casi il protagonista è torturato dalla mamma". "Pranzo di Ferragosto" è a tutti gli effetti una perla del cinema italiano. Secondo te qual è il segreto del suo successo? "L'immediatezza e la grande semplicità della storia e del film. Scrivendolo e girandolo ho cercato di arrivare ai sentimenti, proprio attraverso la semplicità e l'immediatezza". Immediatezza e semplicità . Con questi canoni dipingi la location di "Gianni e le donne", ancora una volta Trastevere. "Trastevere è il mio mondo e il mio punto di osservazione. Mi piace rovistare nel quotidiano e raccontare le storie comuni che, grazie al film, diventano universali". Quali sono i punti di forza e di debolezza di "Gianni e le donne"?
"Le risate in sala sono state il punto di forza maggiore e mi hanno dato molta sicurezza. Le debolezze verranno sicuramente fuori ma ce l'abbiamo messa tutta". In che modo hai costruito i personaggi femminili di "Gianni"? "Li ho costruiti osservandoli, e rubando tutte le loro caratteristiche principali. Sono personaggi che mi hanno sempre affascinato e poi le attrici, donne molto diverse, sono dotate di tanta personalità che le ho lasciate libere di recitare con forza la loro identità ". "Pranzo" e "Gianni": in entrambi i film dipingi la terza età e il protagonista ha una madre, nobildonna decaduta piuttosto opprimente. Come mai? "Dipingo la terza età perché ho 61 anni. Il personaggio della madre, invece, è il frutto del mio vissuto. Sono figlio unico e ho trascorso con mia madre i suoi ultimi 15 anni di vita. E' stata un'esperienza che mi ha insegnato tanto e adesso voglio comunicare quel mondo, la vitalità e la freschezza degli anziani, che a volte sono più arzilli di noi". Sia in "Pranzo" che in "Gianni" ci sono scene girate sulle terrazze di Trastevere.
"Si è vero. Vedere Roma e Trastevere dalle terrazze mi piace molto. Ho cercato di mettere il mondo che mi piace, il mondo migliore possibile, e l'ho fotografato". Qual è il rapporto di Gianni....di Gregorio con le donne? "Mah... è un rapporto di amore e sudditanza. Ecco...forse proprio questa sudditanza è la maggiore debolezza. Il mio rapporto è succube per amore, sognante, timido, per nulla aggressivo. Il mio omaggio alle donne può avvenire soltanto dal mio punto di vista, non certo da quello di un uomo macho". In che modo affronti la questione del tradimento? "Per esperienza personale posso dire che il tradimento si paga tantissimo. L'unico tradimento compiuto l'ho pagato eccome... e da quel momento ci ho rinunciato. E poi non sono in grado di tradire, perché non sono capace di mentire e se dico una bugia divento tutto rosso. Il tradimento non è una questione semplice, ci vuole energia e fisicità per farlo". Roma è più adatta agli anziani o ai giovani? "Bella domanda. Roma è diventata caotica, più aggressiva e combattiva. A volte è difficoltoso anche muoversi. Forse per questi elementi è più adatta ai giovani. Poi però ci sono alcuni quartieri nei quali gli anziani vivono meglio e sono più coccolati, anche se si tratta di atmosfere che stanno scomparendo. Trastevere o Testaccio, ad esempio, continuano ad essere una piccola isola, un grande paese. In questi posti anche se arriva lo straniero e la gente cambia sempre, l'atmosfera resta sempre umana e cordiale e il negoziante ti saluta per strada". Cosa guardi di solito in tv o al cinema? "Allora...io guardo molta tv, e guardo di tutto dalle notizie al Grande Fratello. Guardare la tv mi rilassa. Per quanto riguarda il cinema sono un vero "cinematografaro" e sono onnivoro, a volte anche solo per curiosità ". Cosa ti piace e cosa no del cinema italiano? "Il cinema italiano sta vivendo una bella ripresa, anche economica, e il pubblico inizia a seguirlo con attenzione. Questa ripresa mi fa sperare sempre di più, perché se per ora escono molte commedie di successo, non è escluso che in futuro il cinema italiano possa brillare anche per altri generi". Cosa ne pensi della censura dell'ultima scena del "Caimano" di Nanni Moretti in una puntata di "Parla con me"?
"Sono contrario ad ogni tipo di censura. E' evidente che quella scena si sovrappone fedelmente al momento politico che stiamo vivendo". Il tuo modo di fare cinema potrebbe essere definito un nuovo neorealismo? "Ti ringrazio, questa definizione è un onore. In piccolo, c'è il tentativo di raccontare la verità e una certa realtà individuale. Spero di riuscirci". Lucio Lussi (da Il Paese Nuovo)
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