OH PETROLEUM
Scritto da osvaldo piliego    Venerdì 11 Febbraio 2011 11:46    PDF Stampa E-mail
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Oh Petroleum è il nuovo progetto di Maurizio Vierucci, musicista brindisino con un passato da batterista, un altro da cantautore italiano e un presente da sciamano. Oh Petroleum è un artista difficile da definire, distante da molte cose e per questo a suo modo unico. A volte guardarsi alle spalle è scoprire la strada giusta per andare avanti. Ripescare una natura lontana  può essere il viatico per delineare perfettamente il profilo di un artista capace di creare musica che non conosce il tempo ma solo la necessità di esprimersi. È forse in queste cose la libertà e in qualche modo la bellezza. La musica di Oh Petroleum richiama paesaggi desertici, spazi che l'orecchio riporta all'America di Bob Dylan e Neil Young. E poi c'è molto altro, ascolti e vita vissuta, sogni e ricordi, voli radenti e vita vera.

La tua musica sembra per certi versi un processo di catarsi, un viaggio a scandagliare nel tuo passato, nel tuo intimo per trovare una forma di liberazione. Come vivi la scrittura?
Non come una liberazione. La mia scrittura porta alla luce molte cose, il mio immaginario e il mio vissuto senza filtri, a volte lo rivela a me stesso e scopro di aver scritto una verità lontana nascosta, non solo nel passato. Ci sono delle mie canzoni che non potrò mai cantare con leggerezza o con distacco, io appartengo a quelle canzoni. Non so definire bene la mia scrittura, so solo che mi affido a ciò che percepisco vedo e sogno e che altrimenti le parole non arriverebbero. Poi ovviamente ci lavoro su per farne una canzone.

Sembri affrontare la musica con la consapevolezza che in qualche modo possa bastare a se stessa, lontano da dinamiche commerciali. È una reazione alla tua precedente esperienza o semplicemente una tua evoluzione?

È vero, non tengo conto di cosa possa rendere commerciale una canzone o un intero disco, la mia direzione è un'altra. Certamente vorrei che tutti ascoltassero la mia musica, ma non è questo il mio obiettivo, la mia evoluzione sta nel riuscire a fare musica come voglio con il piacere di farla, tenendo fede semplicemente a come tutto suona nella mia testa.

Ultimamente questa terra sembra riscoprire un suono rurale diverso. Quanto i luoghi e i paesaggi influenzano il tuo suono?
Poco. Il mio suono nasce dai miei musicisti preferiti, dall'uso che faccio degli strumenti, da ciò che ascolto, in definitiva da ciò a cui voglio assomigliare. Il blues, Bob Dylan, Nick Cave, Bowie e altri... I paesaggi tornano nei testi, i tramonti, il mare le fiamme delle industrie.

Nel disco hai registrato tutto da solo. Com'è stato?
Bello e faticoso. Registrare in solitudine e non in uno studio è una faticaccia, ma è il solo modo che conosca per fare un disco. Non c'è sperimentazione nel mio lavoro, ho tutto in mente e ho bisogno di perseguire quell'idea fino in fondo. Sofia Brunetta ha partecipato con la sua splendida voce in due brani, per il resto ho fatto da solo. Per i concerti invece ho una band. Davide Niccoli alla batteria, Angelo Scalas al basso, Enrico Martello alla chitarra.
Osvaldo Piliego
dal Quotidiano di Puglia



 

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