Davide Toffolo
Scritto da Roberto Cesano    Martedì 08 Luglio 2008 11:17    PDF Stampa E-mail
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Esce in questi giorni Cinque allegri ragazzi morti, primo di tre volumi a fumetti partoriti dal geniale Davide Toffolo. Sono le storie che hanno dato vita alla band rock Tre allegri ragazzi morti, altra anima di questo grande autore capace di creare un immaginario assolutamente travolgente e intenso. Storie che guardano al lato oscuro dell’essere eterni adolescenti, che raccontano sentimenti a cuore aperto, storie semplici e piene zeppe di poesia.

I Tarm esordiscono alla fine degli anni ’90, proponendo un inedito connubio tra musica e fumetto in Italia. Qualche anno dopo Damon Albarn dei Blur e l’illustratore Jamie Hewlett (papà di Tank Girl) creano la band animata dei Gorillaz, tra i quali spicca il bassista zombie, come i tuoi allegri ragazzi morti. Pensi d’aver, anche indirettamente, influenzato i Gorillaz?

Ho parecchi rapporti all’estero, ma non sono mai stato in contatto con i Gorillaz, e non ti so dire se il mio lavoro sia stato d’ispirazione, ma non credo. Quello che so per certo è che l’idea degli Allegri Ragazzi Morti mi frulla in testa dal 1993, ed ho prima realizzato il fumetto per Marvel Italia e poi creato il gruppo. Naturalmente i Gorillaz rappresentano il trionfo della creatività del fumetto, in un posto dove le idee non sono penalizzate, come spesso, invece, accade in Italia.

Dunque, credi anche tu che in Italia il fumetto sia ancora ingiustamente considerato come mero intrattenimento per ragazzi?

È un po’ più complesso come discorso: in Italia i fumetti sono considerati un oggetto culturale pop e ciò non è assolutamente un male, anzi… La storia del fumetto italiano è diversa da quella della Francia o degli Stati Uniti. In ogni caso, il fumetto in Italia ha un suo peso culturale importante.

Quando hai capito che volevi fare il fumettista? Cosa ti ha influenzato?

Da bambino leggevo molti fumetti Marvel, allora pubblicati dalla Corno Editore; una lettura per bambini ricca di mondi immaginari improbabili e poco realistici e proprio per questo così affascinanti. Poi, avendo avuto la fortuna di essere ragazzo in un periodo particolarmente fervido, a 13 anni leggevo Frigidaire. Nel frattempo, sin da piccolo, ho sempre disegnato e poi durante le medie ho vinto un concorso, il decennale di Alan Ford, nel quale si cercavano nuovi disegnatori per la collana di Max Bunker. Naturalmente ero troppo piccolo, ma tutti, me compreso, si rendevano conto che disegnavo sopra la media dei bambini.

Poi da Pordenone ti sei spostato a Bologna che in quegli anni era una città in fermento, politico ed artistico.

Sono arrivato a Bologna per frequentare un corso curato da gente del calibro di Magnus, Igort, Mattotti. Perciò la mia formazione professionale è stata profondamente arricchita, non solo a livello fumettistico. Anche musicalmente ho incontrato molti artisti. A Bologna ho iniziato a suonare in un gruppo punk: Il complotto.

Sin dall’inizio della tua carriera, la musica e il fumetto sono state intrecciate?

La mia è un’esperienza biografica: sono un disegnatore che fa anche il cantante. Suono punk perché è l’unica musica che potrei fare, avendo iniziato tardi a suonare, ed il genere punk mi permette di prendere uno strumento e di fare quello che voglio. Musica e fumetti hanno in comune una certa immediatezza.

 

E l’idea degli Allegri Ragazzi Morti com’è nata?

Gli Allegri Ragazzi Morti sono un omaggio alle letture della mia infanzia, "TNT", "roba Marvel"; in particolare, l’idea di base è un personaggio zombie della Marvel, Simon Gard, pubblicato negli anni ’70 sul Corriere della Paura. Quando ho iniziato a lavorare su questo progetto, a livello fumettistico, ho immaginato la mitologia dei Ragazzi Morti, tutta imperniata sull’Adolescente Eterno, che, come lo zombie, è un paradigma della cultura collettiva occidentale.

Un’altra opera molto interessante, oltre ai Ragazzi Morti, è la graphic novel Pasolini. Un progetto particolarmente coraggioso ed audace, vista anche la scelta di affrontare una figura come quella di Pasolini attraverso l’illustrazione.

Pasolini è nato dall’esigenza di impegnarmi nell’esperienza di un certo tipo di scrittura. Ho affrontato lunghe ricerche sull’artista, prima parlando con le persone vicine a lui, ma ciò mi sviava; perciò ho deciso di proseguire attraverso la documentazione a lui dedicata. È stato, sino ad ora, il mio libro più fortunato e mi ha dato una certa notorietà in Francia, dove l’originalità è più apprezzata rispetto al nostro paese.

 

Ora per Coconino Press riesce cronologicamente tutta la produzione fumettistica degli Allegri Ragazzi Morti con in ogni volume un Cd annesso. Ma il fumetto non era già stato pubblicato per Panini Comics?

Il rapporto con la Panini si è interrotto molti anni fa. Essendo state tutte le mie ultime opere pubblicate da Coconino Press, volevo presentare un oggetto che unisse l’esperienza degli ultimi dieci anni, ovvero fumetti e dischi, qual è stata quella degli Allegri Ragazzi Morti. Inoltre lavorare con Coconino è più interessante, poiché, essendo un editore piccolo, dà più possibilità d’avere libertà creative per elaborare oggetti artigianali, lontani dalla grande industria. Ed io sono attratto da tutto ciò che è underground.

Roberto Cesano

 

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