JOYCUT
Scritto da Antonietta Rosato    Martedì 01 Febbraio 2011 19:30    PDF Stampa E-mail
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Il nuovo album dei Joycut supera la musica, diventa un progetto che rispecchia una nuova filosofia del fare dischi. Registrato a Londra nel primo studio europeo alimentato a energia solare e realizzato interamente con materiali eco compatibili Ghost Trees Where To Disappear è una buona pratica, la nuova strada di un gruppo da sempre sopra le righe.

Dal punto di vista musicale questo album ha varie influenze, alcune figlie di una certa new wave, altre più psichedeliche, altre in sintonia con una nuova scena indie, altre ancora proiettate verso il futuro. Come si compone il vostro mondo musicale?
Quello che sensibilmente sottolinei corrisponde al vero, ci sono derivazioni dall’ampio ventaglio di scelta, ognuna affonda nelle radici del vissuto biografico di appartenenza. Sostanzialmente siamo guidati dal dubbio continuo e precipuo, costruiamo e distruggiamo, teniamo quello che resiste. Vince sempre ciò che resta.

Anche il tour legato a questo album è insolito. Cosa farete?
Insolito dici? Proviamo naturalmente ad allargare le vedute. Tutto qui. Stiamo esplorando la flora e la fauna di tutti i comuni virtuosi del paese. Cercando di affiancare ed affiancarci con attività reciproche sostenendo la coerenza della campagna La foresta degli alberi fantasma cominciata nel 2009, offerta ad un importante bacino grazie alla collaborazione con XL e Repubblica. Oggi sfidiamo l’estabilishment promuovendo ed individuando location inusitate. A Bologna abbiamo documentato il disagio ambientale attraverso le riprese di un “corto”: Treesbringpeopletogheter, ambientato a Villasalus. Provate a ricercarne la storia. Suonando in condizioni limite, tra gli alberi, o in alcune zone “difficili” o “rifiutate”, invitando e ricevendo inviti poeticamente accolti, condividendo libri, oggetti del quotidiano,  dimensionando l’occasione di incontro in musica e crescita.  Per i club invece resta l’impatto sonoro che ci ha sempre contraddistinto. Con la scelta di “proiettare”, ove possibile, suggestioni incipienti interpretando il nuovo album come opera, eseguendo gli atti come da indice del disco.

È necessario oggi prefigurarsi nuovi scenari per la musica. Qual è la vostra visione in tal senso?
Stupita. Suonare diventa sempre più marginale. Siamo molto disincantati, distaccati dalle scene banchettanti che vogliono imporsi con solerte invadenza. Non ci gratifica sentirci affiliati. Il nostro punto di vista sugli scenari è versatile, digitale: social NW, I-tunes, spotify, stampa, radio, Tv, live. Crediamo che bisognerebbe “ascoltare” senza pregiudizi, smetterla di essere ammaliati e sedotti solo da quei progetti frutto della costruzione psicologica di senso comune spesso di compassata ma efficace sfera discografica. Svegliarsi, capire “autonomamente” che non sono sempre e solo i “numeri” a garantire il successo o la qualità. Chi offre gli ultimi avamposti rimasti dovrebbe avere l’incantevole piacere di rischiare. Condividere idee, progetti, investire senza lamentarsi per chi spera di poter essere ascoltato. Il monito è semplice: farlo senza imperativi categorici, spontaneamente, creando, spostando il peso dell’attenzione sulla straordinarietà.

 

Antonietta Rosato

 

 

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