| ALBERTO CASTELLI | ||||
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![]() Di sé dice di essere impegnato a “vivere elegantemente in circostanze difficili”, e Alberto Castelli, che ha cominciato giovanissimo a occuparsi di musica e a fare radio, appartiene a quella ristretta schiera di personaggi colti e appassionati che si battono con testardaggine per diffondere – dove e come sia possibile – l’amore per la conoscenza. Dopo aver esordito come conduttore radiofonico e giornalista specializzato, Castelli è stato direttore artistico di Radio Centro Suono e di Radio Città Futura, nonchè del periodico Superfly, dedicato ai vari aspetti e stili della black music. Su questo fondamentale elemento del suono contemporaneo è imperniata tutta la sua attività – ricordiamo almeno le collaborazioni con XL e La Repubblica, oltre ai libri Soul People (2004) e Africa Unite – Il sogno di Bob Marley (2005), ambedue pubblicati da Arcana. Ha da poco fondato l’etichetta discografica Ali Buma Ye!, partita alla grande con un album del duo dei Black Friday, formato da Adriano Viterbini e Luca Sapio. In occasione del suo arrivo a Lecce lo abbiamo sottoposto a una breve intervista.
Domanda da un milione di euro: cosa pensi dell’evoluzione rapidissima della fruizione della popular music? Domanda da un milione di euro, risposta da pochi centesimi… in effetti è diventato tutto così veloce. La tecnologia ha preso il sopravvento, imponendo nuovi modelli e nuovi standard. Ho l’impressione che tutto questo non abbia nulla a che fare con l’aspetto creativo. Non ci sono più le mezze stagioni e non c’è più la musica pop di un tempo. Ora, esaurito lo spazio “da vecchio e noioso dinosauro”, credo che molta della musica che abbiamo ascoltato e ascoltiamo e che continua a colpirci sia stata realizzata con mezzi tecnologici limitati e poveri. E in fondo, un brano scaricato non è poi così lontano dalla facciata di un vecchio e glorioso 45 giri. Tra vinile, cd e download su Mp3 cosa sceglieresti? Mi riferisco soprattutto alla qualità del suono. Vinile, non c’è dubbio. Sono cresciuto con questo formato, mi piace tutto: copertina, busta interna, perfino l’odore del cartone. Nutro nei confronti dei file Mp3 un’aristocratica indifferenza, mentre ritengo il cd un oggetto decisamente brutto. Quella del digitale è la riproduzione perfetta del suono, ma non è il suono. Tutto qui. Tu sei un veterano della radio: cosa pensi delle emittenti on line? E più in generale della radio come medium? Da anni, da quasi un decennio tutti dicono che questo sarà il futuro della radio e alla fine sarà così. Il problema non è questo, ma quello che fai ascoltare, quello che proponi. In questo le web radio offrono una libertà e un’offerta che è ormai impossibile trovare nella radio tradizionali. E questa cosa mi ferisce molto. La radio è ancora un mezzo perfetto per trasmettere e dividere emozioni. L’unico elettrodomestico sentimentale che ci sia. Tu hai anche una collezione di lp e cd invidiabile. A che quota sei arrivato? Negli ultimi tempi mi sono un po’ calmato, anche perché i dischi che ascolto con più piacere alla fine sono sempre gli stessi. Sinceramente non ho mai contato cd o vinili, l’ultimo riferimento risale a più di dieci anni fa, quando in occasione di un trasloco preparai cinquantacinque scatoloni di cd e vinili, credo trentacinque di vinili e il resto di cd. Ora, ne dovrai fare ancora di più, ma per fortuna non ci sono traslochi in vista. È quasi inutile ricordare ai lettori di Coolclub.it che sei uno dei più grandi esperti di black music in Italia (e non solo). Ti sei mai chiesto da cosa sia nata questa passione? Bella domanda: non ho mai pensato da cosa è scaturita questa passione. Credo che sia stato un immaginario complessivo all’interno del quale è arrivata anche la musica. Giocavo a pallacanestro e consideravo Muhammad Ali un eroe, credo che questo abbia avuto a che fare con la scoperta di quel mondo musicale. In fondo, il basketball è anche jazz e Ali è stato anche il primo rapper della storia… Un’altra domanda impossibile: se proprio dovessi scegliere il tuo album preferito in questo momento, cosa ci diresti? In questo periodo ascolto, ossessivamente, poche cose: Blind Willie Johnson, l’album bianco dei Beatles e i Piano Works di Erik Satie suonati da Pascal Rogé. Forse dovrei cambiare pusher… Giancarlo Susanna
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