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Terminano i fragori estivi, l'aria si rinfresca con l'autunno alle porte, le nostre coste ritornano alla tramontana, padrona incontrastata di un inverno da spendere al caldo domestico; in tutto questo non possiamo non farci accompagnare da un tocco di matita per un disegno naif che porta con sè atmosfere newyorkesi: la nuova uscita di Populous (Andrea Mangia), l'artista di Sogliano Cavour, accasato nella berlinese Morr Music. Il suo terzo album, Drawn In Basic, questa volta è frutto di un intensa collaborazione con il newyorkese Short Stories (Mike McGuire) ed è uscito appunto come Populous with Short Stories. Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Andrea Mangia su tutto ciò che riguarda Drawn In Basic e che lo circonda. Nei lavori precedenti hai ospitato vari amici che hanno collaborato con te, anche se i dischi sono usciti come Pupulous. Questa volta il disco esce come Populous with Short Stories? Come è nata questa scelta? Le altre volte non si trattava mai di scrivere un brano insieme, erano sempre delle ospitate di amici che venivano a cantare, o suonare una parte di chitarra, non erano pezzi composti e scelti insieme. In questo caso a me e a Mike (Short Stories) è sembrato giusto rendere il lavoro una cosa comune, anche se poi in realtà la percentuale non è esattamente 50 e 50 perché i pezzi strumentali sono solo miei. Mike McGuire ha messo sola la voce o ha collaborato anche alla creazione dei pezzi? No, alla parte musicale si può dire di no, anche se lui ha suonato una chitarra su Royal gold, un korg su l'ultimo pezzo, ed ogni tanto ci ha aggiunto qualcosa. Però lui è stato importante perchè mi ha fatto scegliere i pezzi che poi sono andati sul disco. I provini erano molti di più. Si dice che dentro quest' album ci sia qualcosa di Postal Service, di Smashing Pumpkins, di My Bloody Valentine e Boards of Canada. Secondo te cosa c'è dentro? Io volevo fare una cosa abbastanza "ignorante". Penso che il titolo sia abbastanza esplicativo. C'è dietro tutta l'idea del collage, stile asilo; Drawn in Basic potrebbe voler dire "disegnato in modo semplicistico", Drawn vuol dire disegnare e quando tu disegni ci sono spesso degli errori, mentre Basic è uno dei primi software di programmazione. Volevo dare questo effetto un po' antiquato al tutto e nello stesso tempo un po' ludico, anche perché ho ascoltato molto Raymond Scoot e Bruce Haack che avevano questo spirito ludico ed allo stesso tempo quasi... diabolico. I riferimenti che si usano nella descrizione del disco li capisco solo in parte. Discorso a parte per gli Smashing Pumpkins: Siamese Dream è il mio album preferito di sempre e Mike si potrebbe dire che ha una voce un po' simile a quella di Billy Corgan perché è un po' efebica, nasale ed acuta. Inoltre le atmosfere un po' sognanti di quel disco potrebbero rimandare al mood di alcuni mie brani. Almeno spero. Abbiamo usato anche molte chitarre e suoni distorti che fanno venire in mente, per forza di cose, certo rock primi anni ‘90. Decisamente c'è qualcosa di rock, più degli altri album. Anche l'elettronica sperimentale mi sembra ridimensionata, non voglio dire messa da parte, ma comunque limitata. Mi sembra invece che guardi molo verso le sonorità pop. Certo, anche nell'elettronica la scelta di usare un certo tipo di beat (che a un fan degli Autechre potrebbero sembrare preistorici) in realtà è una cosa voluta. Non volevo usare miriadi di glitch ma volevo fare qualcos'altro, un po' più semplice e naif, infatti mi sono servito di Drum Machine non più moderne degli anni ‘80. E l'hip hop? L'hip hop io lo sento, ogni giorno, ci sono proprio dentro fino al collo. Lo sono sempre stato. Semplicemente, i primi due dischi erano una sorta di studio sulla contaminazione che si poteva fare con l'hip hop. Nel primo c'era il glitch, mentre il secondo era più una sorta di hip hop psichedelico mischiato con quei suoni un po' "dreamy" degli anni ‘60. Questo disco invece non era nato per essere "groovy" come un disco di battiti hip hop. Quando ho avuto l'idea di fare sto disco era un... "periodo bianco", chiamiamolo cosi. Anche se durante la realizzazione del disco ascoltavo lo stesso qualsiasi cosa, dal sirtaki a Madlib. Argomenti dei pezzi? Quando discutemmo sugli argomenti dei testi siamo stati d'accordo sul tema ambientalista. I suoi testi, non privi di speranza, sono una sorta di monito a tutta una serie di comportamenti umani legati all'ambiente ed allo spreco dell'energia. Sono testi molto coscienziosi e ricchi di metafore. Qualche volta Mike c'è andato giù pesante con descrizioni del mondo tra trent'anni, città post atomiche etc. Mi ha ricordato molto Thom Yorke per alcune prese di posizione. Questo numero di Coolclub.it è dedicato ai luoghi della cultura... quali sono i luoghi che ti hanno ispirato? Per intenderci parlo di luoghi reali o luoghi della mente... Immagino che ci siano tutti e due. I luoghi della mente sarebbero tantissimi, sarebbe spiazzante rispondere ad una domanda del genere in quanto bisogna provare a ripensare a ritroso alle cose che immaginavo mentre lavoravo ad un pezzo. Ho sognato spesso di confrontarmi con tutta una serie di personaggi storici dell'elettronica, magari di parlarci e di stare con loro nei loro studi di registrazione primordiali, con quei synth con le manopole grosse quanto arance. Non come adesso che magari compri un Apple da 12pollici, ci monti Reason e Cubase ed hai il tuo piccolo studio. Questi erano veramente luoghi della mente che mi facevano pensare a quanto fosse eccitante per loro confrontarsi con queste cose. Poi tra i luoghi "reali" direi New York. Rimane un luogo importante per la lavorazione del disco: lì ho conosciuto meglio Mike ed abbiamo approfondito i pezzi del disco. Poi, ovviamente, casa mia. Non sarà un luogo di cultura come il Louvre ma è dove sono nate tutte le mie idee. Non a caso nel booklet del cd abbiamo scritto che il disco è stato registrato tutto in casa, nei nostri rispettivi appartamenti: New York e Lecce. Ho letto sul tuo myspace che potrebbe essere il tuo ultimo disco. Sì, perché ho avuto dei problemi di salute che, a quanto mi hanno detto, erano collegati anche ad uno stato mentale di stress, collegato all'iperattivita. Una sorta di "sindrome del manager". Mi hanno detto di prendere un periodo di pausa e vedere come andavano le cose. Questo va vanti da Gennaio e non è che io abbia risolto granché, anche se indubbiamente ci sono stati dei miglioramenti. Dopo aver fatto il disco con Matilde, uscito da poco come Girl With the Gun (che mi ha assorbito non poche energie) e Drawn in Basic dove ho dovuto rispettare scadenze e varie deadlines... diciamo che mi stava quasi per venire un esaurimento nervoso. Quindi ho avuto un problema ad un occhio. A quel punto ho detto "basta!". Se fare musica deve essere fonte di stress allora smetto. E' una cosa che indubbiamente amo, diciamo che però è una sorta di amore "morboso" e deleterio. Non tutti gli amori fanno stare bene. Quindi, se questo deve mettere a rischio la salute... vaffanculo a tutto e tutti. La salute prima di tutto! Ovvio che ora non escludo che tra un po' mi passa tutto e mi torna la voglia. Ma per il momento la mia priorità è finire l'università. Pochi obiettivi per volta. Questo è il mio nuovo karma. Mi hai parlato del disco con Matilde Davoli. Che tipo di lavoro è e quando uscirà? Il disco esce è appena uscito per la Disastro, che è l'etichetta de Il Genio, quindi "tutto in famiglia". Il disco è totalmente diverso da qualsiasi cosa io abbia fatto ed è un disco di folk e canzoni d'autore. Naturalmente c'è una componente minima di elettronica e suoni trattati, un tocco un po' avanguardistico insomma. Per il resto folk contaminato da jazz e soul. Ci sono delle nenie acustiche con un sacco di ospiti dentro: essendo un disco per la maggior parte "suonato" abbiamo avuto il piacere di avere un sacco di musicisti con noi in studio. Era un disco che inizialmente doveva uscire per la Morr, solo che loro volevano usare solo il nome Populous. Non mi sembrava giusto. Il lavoro è frutto di un collettivo che comprendeva anche Matilde, Giorgio Tuma, Short Stories... C'è tanta gente che ha collaborato, non era assolutamente giusto quello che dicevano. Tra il "marketing" (hanno usato questa parola per giustificare la scelta di usare il mio solo nome) e gli amici, mi tengo gli amici. Hai collaborato con Pleo nel lavoro Echoes of the whales. Avete ancora progetti futuri insieme? Si, è chiaro che se starò bene mi farà tanto piacere. Pierpaolo è un mio carissimo amico: mi fa sempre piacere stare con lui. Mi aggiorna spesso su un sacco di nuovi software, è sempre una figata stare con lui in studio. È chiaro che se fisico e (soprattutto) mente mi accompagneranno sarà un mio desiderio continuare la collaborazione.
Federico Baglivi
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