MARRACASH
Scritto da Cosmaseven    Martedì 01 Febbraio 2011 18:17    PDF Stampa E-mail
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Fino a qui tutto bene è il titolo dell’ultimo lavoro discografico di Marracash, rapper siculo-milanese attivo dalla metà degli anni ’90. Dopo la sua esperienza nella crew Dogo Gang, dal 2005 Marracash ha ottenuto un successo dietro l’altro culminato con il contratto con la Universal, due cd e numerosi singoli di successo. In questi anni è diventato uno dei punti di riferimento dell’hip hop mainstream. Ha collaborato, tra gli altri, con Bloody Beetroots, Fabri Fibra, Crookers, Club Dogo, J Ax, Noyz Narcos, Aban, Co’sang e la xfactor Giusy Ferreri. Sabato 12 febbraio sarà ospite delle Officine della Musica di Lecce per una tappa del fortunato Rivincita tour.

I tuoi lavori discografici sono andati molto bene e ti hanno portato in giro per l’Italia. Puoi ritenerti soddisfatto dei risultati ottenuti fino ad ora?
Il resoconto di sicuro è più che positivo. Abbiamo da poco fatto una tappa a Roma dove abbiamo registrato il sold out, e stiamo riempiendo tutti i posti in cui andiamo a suonare, quindi siamo più che contenti. Tra l’altro il tour si chiama Rivincita, per cui siamo tornati carichi e sta funzionando tutto alla grande, il tour sta andando benissimo, i live piacciono un sacco, è tutto molto bello e oltretutto anche noi ci stiamo divertendo molto. Quindi stiamo avendo degli ottimi riscontri.

Non è la prima volta che vieni nel Salento a suonare. Cosa ne pensi del nostro territorio?
Sono molto affezionato a questa terra, anche perché sono uno di quei ragazzi che veniva ogni anno l’estate. Sono venuto sei-sette anni di fila giù in Salento con la tenda, lo conosco molto bene e lo adoro. Ho anche un sacco di amici e quindi diciamo che per me il Salento è come una seconda casa. Poi adoro la cucina, il mare. Guarda, te lo dico io che sono siciliano, secondo me il mare salentino è il più bello d’Italia. Quindi non potrei non essere affezionato a questa terra bellissima.

Nel tuo disco ci sono diverse collaborazioni, come quelle con Fabri Fibra ma soprattutto con Giusy Ferreri, che appartiene ad un genere totalmente diverso dal tuo. Anche per quanto riguarda le produzioni, hai collaborato con i Bloody Beetroots e con i Crookers. Secondo te l’hip hop è un genere abbastanza versatile e che si può affiancare anche ad altri generi musicali?
Beh, il mio interesse principale era quello di fare qualcosa di diverso rispetto a quello che avevo già fatto, cercare di essere originale e di fare un passo avanti rispetto al disco precedente. Secondo me l’hip hop, oggi come oggi, è un genere molto contaminato, c’è un sacco di contaminazione soprattutto nell’hip hop europeo, che è molto diverso da quello americano, ha dei suoni diversi, e i testi sono più intelligenti. Per questo ho voluto fare un disco che fosse più europeo che americano, e quindi di più ampio respiro. La collaborazione con Giusy Ferreri nasce appunto dalla voglia di fare qualcosa di nuovo, dal non porsi dei limiti, dei pregiudizi, che io personalmente non ho, quindi mi son detto: “Perché no?!?”. Avevo la possibilità di farlo, il pezzo mi sembrava adatto a lei e così ho deciso di avviare questa collaborazione e mi sento abbastanza soddisfatto.

Questo sicuramente non è un bellissimo periodo per i giovani, soprattutto per quanto riguarda la scuola e l’università, con questa riforma che ha fatto scendere in piazza migliaia di studenti e non solo. Qual è il consiglio che vorresti dare ad un ragazzo che in questo momento si trova in difficoltà e vorrebbe dare una svolta al suo futuro?
Sai, la cosa triste è che purtroppo i giovani possono fare poco! Cioè, dovrebbero arrivare delle svolte “dall’alto” che in un Paese come questo purtroppo non arrivano mai, quindi molti giovani si sbattono un sacco ma questo purtroppo è un Paese che tende a spezzarti le ali e a farti passare la voglia in tutto quello che fai. L’unica cosa che posso dire è che comunque sia c’è sempre spazio per cercare di portare avanti i propri talenti, ci vuole un sacco di impegno, di perseveranza e di costanza, ma soprattutto tanto lavoro perché comunque sia il talento da solo non basta. Bisogna veramente investire molto su quello in cui si crede, avere anche il coraggio di non guadagnare nulla per i primi anni, ma costruire qualcosa che duri nel tempo, e questa secondo me è una cosa che manca un po’ ai giovani di oggi, che vogliono avere tutto e subito. Diciamo che questa è una generazione “mordi e fuggi” o “fast food”, prima, invece, si portavano avanti le passioni per tanto tempo, affinché pian piano, con il passare degli anni, una passione magari diventava il tuo lavoro. Quindi bisogna coltivare molto, per cercare di raccogliere qualcosa un domani.

Cosmaseven
www.salentoconcerti.com




 

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