| Beatrice Antolini | ||||
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Il primo disco Big Saloon pubblicato dalla regina della psichedelica italiana Madcap records conquistò tutti con la sua freschezza, il suo fascino un po’ retrò e al contempo modernissimo. Beatrice Antolini si è subito distinta come un’artista capace di stendere un crossover tra i generi mantenendo un’ispirazione e uno stile assolutamente personale. Dopo le sue collaborazioni con Baustelle e Bugo esce in questi giorni A Due il suo nuovo, bellissimo, disco licenziato da Urtovox.
Tantissimi elementi sembrano convivere in te, tanti che uno strumento non basta a tradurli tutti, questo nuovo album ti vede, di nuovo, suonare più o meno tutto. È urgenza espressiva o una necessità di rapportarti direttamente con le tue idee? È il modo più veloce che conosco per esprimere le mie idee musicali. Ho molte passioni, mi piacciono tutti gli strumenti, provo a confrontarmi con loro. Per adesso non sono ancora riuscita a suonare i fiati. Ma ci proverò. Il primo disco era magmatico, denso. Questo nuovo sembra in un certo senso aver messo le cose in ordine. Sono passati un po’ di anni da allora…quanto sei cambiata? Come vedi oggi le tue canzoni? Sono passati molti anni da allora, in realtà Big Saloon ha già 4 anni per me, in questi anni sono molto cambiata ma non credo di aver ancora "messo la testa a posto" o avere un ordine, diciamo che faccio le cose sempre con una certa spontaneità, magari adesso ho un po’ più di organizzazione, dal prossimo disco vorrei iniziare a togliere, fino ad adesso ho messo tutto. È strano pensare al rapporto che ho con le mie canzoni... la cosa più vicina per descriverlo è quella di pensare ad una parte del corpo, ce l’hai, è lì non la puoi cambiare ti piaccia o no è tua e te la tieni, più o meno con le canzoni è uguale, è come se fossero nate con te e per te. Approcciarsi al pop è sempre complicato, quanto diretto. Il tuo passato è fatto di studi classici ma anche di punk e new wave. Come ti avvicini alla scrittura? Ho sempre scritto pezzi più o meno pop da quando ho ricordi, quindi per me è un qualcosa di talmente naturale, da non dover mai pensare di doverla fare, non so se mi spiego. Il disco ha un suono incredibile, a tratti sembra alieno, quanto è importante per te? Moltissimo! E ti ringrazio per questa domanda. I dischi importanti della storia hanno qualcosa di soprannaturale sia nella scrittura che nella produzione; ecco il mio obiettivo è questo, creare qualcosa di unico e riconoscibile, qualcosa che solo tu hai potuto fare in quel giorno a quell’ora e in quel momento con quello stato d’animo... La critica ti coccola, il disco era molto atteso, come vivi l’attenzione che c’è intorno a te? Mi fa molto piacere e sono contenta che il mio lavoro venga apprezzato, la vivo come un piccolo traguardo raggiunto ma sono sempre con lo sguardo verso il futuro, non mi adagio su nessun alloro; il mio lavoro è all’inizio. La dimensione live ti è certo congeniale, ho avuto l’occasione di vederti dal vivo e devo ammettere che non mi aspettavo tanta energia. Come vivi la band? Intanto grazie. Adoro suonare con altre persone. Sono molto contenta di suonare con le persone che vedrò domani alle prove! Credo molto in questa formazione. Ci stiamo divertendo. Questo disco segna anche il passaggio di etichetta, come sei entrata in casa Urtovox? Ho contattato Paolo (Naselli Flores ndr) e gli ho fatto sentire il disco. Tutto molto sereno, a lui il disco è piaciuto subito ed io ne sono stata felice. Dopo di che sono entrata nella bellissima casa in collina, dove mi ha dato il benvenuto un cane gigante. Ascoltando la tua musica è difficile identificare le tue influenze, cosa non smetteresti mai di ascoltare? Tutto quello che ho ascoltato! Lo riascolterei un miliardo di volte.
Osvaldo Piliego
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