BRANDT BRAUER FRICK
Scritto da Tobia D'Onofrio    Venerdì 03 Dicembre 2010 17:59    PDF Stampa E-mail
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Questo sorprendente trio tedesco suona club music con strumenti acustici e apparecchiature analogiche. Il perfetto incontro tra night club e concert hall. Abbiamo scambiato due chiacchiere con Paul Frick che ha studiato composizione all’Università delle Arti di Berlino. 

A Londra, nel 1999, mi è capitato di vedere una band che suonava techno-hardcore con la classica triade chitarra-basso-batteria. Anche andando a guardare nell’attuale avanguardia Newyorkese, gruppi come i Sightings amano pestare gli strumenti per produrre nuove sonorità ballabili. Quando vi è venuta l’idea di fare musica dance utilizzando strumenti acustici?
Hai perfettamente ragione, non è un’invenzione tutta nostra. Credo che già da un po’ di tempo molti musicisti si siano accorti della splendida tensione che si crea nell’imitare le drum machines e i patterns dei sintetizzatori. Guardando indietro nel tempo, ricordo che assistere a un concerto di The Roots nel 2000 (specialmente il batterista) fece scattare una molla nella mia testa. Più in generale, l’idea di suonare musica d’ispirazione elettronica con strumenti “veri” sta girando nell’aria da un bel po’ di tempo, quindi la parte difficile non consiste nell’avere l’idea in sé, ma nella capacità di trovare un modo autentico e personale per concretizzarla.

La vostra musica incorpora jazz, house e techno. Suonate strumenti acustici soltanto in fase d’incisione o anche durante le vostre esibizioni dal vivo? In studio utilizzate una marea di strumenti…
Fino ad oggi abbiamo sempre suonato come trio. Perciò abbiamo campionato i suoni prodotti da noi stessi e durante le esibizioni li abbiamo azionati elettronicamente in vari modi: v-drums, tastiera nord wave, korg esx, ma assolutamente niente computer. Visto che abbiamo suonato per lo più in club o festival techno, non potevamo portare pianoforti o percussioni ingombranti. Ma il nostro nuovo ensemble che debutterà a breve è completamente acustico. Ed è veramente difficile riuscire a creare un groove con 10 musicisti che suonano in modo quasi meccanico. Quando ci riesci, però, il risultato è incantevole.

Il vostro primo album è uscito per la !K7, un’etichetta di culto. Come siete entrati in contatto con loro?
Abbiamo contattato noi stessi l’etichetta, perché pensavamo fosse perfetta per diffondere una musica come la nostra. Per fortuna abbiamo trovato qualcuno con la mente e le orecchie aperte, qualcuno che ha creduto in noi sin dal primo incontro. Se non ricordo male non abbiamo ancora suonato con artisti della !K7, a parte qualche festival, forse.
Tobia D’Onofrio
 

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