| RICCARDO BERTONCELLI | ||||
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Chi scrive musica in Italia non può prescindere da lui. Difficile condensare la sua carriera in poche righe. È uno dei padri fondatori della critica musicale italiana. A cominciare da Freak, fanzine degli anni ‘70, passando per Muzak e Gong. E poi ancora la collaborazione con la casa editrice Arcana e quella con Giunti, le radio libere, l’enciclopedia del rock e tanti libri.
La sua famosa diatriba con Guccini documentata dalla canzone L’avvelenata fu forse il segnale che il giornalismo è parte integrante dell’universo musicale. Nel 2010 esiste ancora una distinzione tra musica classica di serie A e musica rock o popular di serie B? Che cos’è il rock, e soprattutto è ancora vivo? Uno dei vanti della mia generazione è quello di avere abbattuto i monoliti verticali dei vecchi generi e avere creato un mondo sonoro orizzontale – almeno quello... Rock è una parolina di altri tempi, altro secolo. Sopravvive perchè fortunata e gloriosa – ma oggi chissà cos’è. E poi è singolare, e oggi il mondo delle musiche è plurale. Van Gogh era sconosciuto mentre era ancora in vita e poi è diventato un’icona dell’arte moderna. Lo stesso è accaduto a Nick Drake, rivalutato molti anni dopo la sua morte. I Velvet Underground sono “ricomparsi” vent’anni dopo. Non è stato diverso per i Joy Division, per i My Bloody Valentine, per gli Slint. Chi è il genio degli anni 0 che ancora deve essere “scoperto” dal pubblico? Bella domanda... Oggi non si può neanche crescere al buio in pace: qualcuno che ti illumina con la torcia per farsi figo con gli altri c’è sempre. Non mi viene in mente nessuno di questa generazione ma qualcuno delle generazioni prima: Robyn Hitchcock, Julian Cope, Johnny Lydon... L’avanguardia, sia in ambito accademico, sia in ambito rock, ha sempre incarnato l’idea del rumore, dell’inascoltabile. Ma esiste davvero una musica piacevole all’udito, ed un’altra che viene considerata fastidiosa ma col tempo passerà alla storia? Cos’ha Riccardo Bertoncelli al posto delle orecchie? Come ha fatto a consumare tutti quei dischi inascoltabili che poi son finiti nel suo mitico libro “Musica da non consumare”? La storia non si cura di simili minuzie, l’orecchio è libero e vince sempre. Non lo apro più da un pezzo ma non mi sembra che Musica da non consumare fosse pieno di “musica inascoltabile” – qualche improvvisatore tagliaorecchie, tutt’al più. Comunque, per fare il caso mio, mi hanno sempre attirato i dissidenti e cani randagi, e in nome di quella simpatia ho imparato ad affinare la pazienza e l’ascolto. C’è sempre un tesoro oltre il luogo comune e, come diceva Kierkegaard, “non è il cammino che è difficile, è il difficile che è cammino”. Potrebbe suggerirci cinque icone di successo senza cui la musica rock non sarebbe stata la stessa? E cinque album sconosciuti che invece hanno influenzato l’estetica musicale senza mai raggiungere il grande pubblico? Non farmi fare classifiche, le odio e non sono un fan di Nick Hornby. Però non puoi dire di conoscere la storia rock se non conosci almeno Dylan, Zappa, i Beatles, gli Zeppelin, Hendrix, i Velvet – e ne dimentico. Lester Bangs è stato un geniale critico rock (anch’egli dimenticato e poi rivalutato molto tempo dopo), ma era prima di tutto “uno del giro”, oltre che una folgorante penna. Quanto contano, per un critico rock, l’orecchio, l’esperienza sul campo e la sua creatività come scrittore? Contano tanto naturalmente, ma è merce che scarseggia. Specie la creatività come scrittore... Tobia D’Onofrio
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