| Pippo Pollina | ||||
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La prima domanda riguarda i tuoi esordi con gli Agricantus. Quanto è cambiata la scena della musica popolare in questi trent'anni? È cambiata la scena musicale complessivamente quindi è cambiata notevolmente anche quella popolare. Alla fine degli anni '70 ho cominciato la mia carriera proprio con la musica popolare e a quel tempo in Sicilia c'era una scena molto viva con tutti e due i piedi ancorati alla tradizione. Erano ancora attivi personaggi come Rosa Balistreri, Ignazio Buttitta, Ciccio Busacca e molti gruppi storici come La taberna Mylaensis. In quel periodo abbiamo avuto la fortuna, forse non compresa fino in fondo, di vedere all'opera gli ultimi grandi del canto popolare. Nella vostra zona, quella del Salento, la tradizione è molto più sentita grazie al lavoro fatto sulla pizzica e, da quello che mi sembra di capire e di ascoltare, c'è una maggiore aderenza alla tradizione dei musicisti rispetto a quanto avviene in Sicilia. Da voi la tradizione è ancora forte poiché ha toccato le corde delle ultime generazioni. Dopo la mia uscita gli Agricantus hanno spostato la loro attenzione più verso la world music, mantenendo il dialetto come comunicazione verbale, ma allontanandosi dalla tradizione. Il 5 gennaio è stato il venticinquesimo anniversario della scomparsa di Giuseppe Fava. Proprio quella morte ti portò lontano dalla tua Sicilia. Come vedi oggi la lotta contro la Mafia? A fronte di un grandissimo risultato a livello investigativo, culminato con la decapitazione della cupola che portò all'eliminazione degli esecutori delle grandi stragi, a mio giudizio non si è riusciti a ottenere un risultato identico a livello culturale. I risultati, da questo punto di vista, non possono essere considerati soddisfacenti altrimenti non si assisterebbe all'attuale scempio del sottoproletariato. In Campania e in Sicilia la criminalità esercita ancora un forte fascino per le giovani generazioni. Non è sorprendente se si pensa ai valori promossi dalle compagini governative come l'arricchimento e il materialismo. Convincono soprattutto i ragazzi che tutti mezzi sono buoni. Il successo è arrivato in Svizzera anche grazie a Linard Bardill. Dopo dodici cd in italiano il nuovo lavoro è bilingue. Come mai questa scelta? è figlia di una grande amicizia con Linard Bardill che ho conosciuto agli esordi della mia carriera. Il nostro primo spettacolo insieme, nel 1987, era in italiano, tedesco e ladino. Il nuovo cd si interroga sul tema dell'emigrazione, degli spostamenti dei popoli nella storia; questo è un tema di grande attualità ma lo sarà ancora, tutti i popoli della storia, prima o poi, si sono spostasti. I Caflisch erano una famiglia di pasticceri migranti. Partiti dalla Svizzera per cercar fortuna nel Meridione d'Italia, sbarcarono prima a Napoli, poi a Palermo, dove ben presto il loro caffè-pasticceria diventò un irrinunciabile punto di riferimento soprattutto per la vita artistica e letteraria dei palermitani che ogni giorno al Caffè Caflisch si incontravano per discutere di arte, letteratura e società. Sembra assurdo ma anche gli Svizzeri sono emigrati e molti di loro vennero proprio nel Sud Italia. L'Italia, soprattutto quella del Sud, negli ultimi anni si è trasformata da terra di emigrazione a terra di immigrazione. La situazione è drammatica, c'è un atteggiamento vergognoso nei confronti di questi poveracci. Ci si dimentica che fino a poco tempo fa milioni di italiani erano i vu cumprà nel mondo. Non si vuole capire come una atteggiamento di solidarietà e di seria politica di integrazione possa arricchire loro e noi, possa introdurre altre culture e nuove energie. Il processo di fraternizzazione può dare risultati. Qual è il tuo attuale rapporto con la Sicilia? Principalmente un rapporto di visita ad una madre amorevole e amata. è un continuo arrivederci; scendo ogni due mesi con la promessa di ritornarci stabilmente. Ma deve passare ancora un po' di tempo. potrei dire che si parte per vedersi ritornare, ad ogni andare corrisponde un ritornare, una ricerca delle proprie radici. Come mai molti autori devono espatriare per poter produrre un cd in tranquillità? Qual è la situazione della musica italiana oggi? Da una parte difficile. Credo che ci sia un pubblico interessato e pronto a ricevere un tipo di messaggio artistico come quello che propongo io. Il problema è la visibilità. I grandi mezzi di comunicazione di massa hanno deciso di proporre una immagine culturale dell'Italia per modellarla al basso. Allora non ci sarà mai spazio per chi fa un altro tipo di proposta. Negli ultimi venticinque anni è stato deciso strategicamente un sistema per cui l'italiano va rincretinito in modo che tu possa dire quello che vuoi e lui ci crede. Più impoverisci un popolo più è facile fargli fare quello che vuoi tu. La strategia politica è precisa. Quello che appare e che vedi in tv deve essere in un certo modo. Le nostre proposte non centrano anzi sono sovversive. Quale credi sia oggi il ruolo di Internet nella diffusione della musica. Fondamentale. La rete è uno strumento di libertà che bisogna usare bene. Internet ti consente di riempire i teatri senza passare dal redattore di turno che segue logiche di un certo tipo. Noi facciamo arrivare la nostra voce laddove pochi anni fa era impossibile. Non dovendo passare da tv, dai giornali nazionali che scrivono sempre dei soliti noti. (pila)
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Caffè Caflish è il titolo del nuovo cd di Pippo Pollina, cantautore siciliano che dal 1985 ha abbandonato l'Italia "rifugiandosi" in Svizzera. Dodici canzoni inedite, sei firmate da Pippo Pollina e sei dal cantautore svizzero Linard Bardill, con l'unica eccezione di "Grida no", versione italiana (su testo originale di Pippo Pollina) di "Sage nein", storica canzone del cantautore tedesco Konstantin Wecker e simbolo pacifista in tutta la Germania e la Mitteleuropa. 


