Checco Zalone
Scritto da Pierpaolo Lala    Domenica 08 Febbraio 2009 10:47    PDF Stampa E-mail
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altLa curiosità è troppa. Ad un certo punto dell’intervista telefonica faccio la domanda di rito. Ma cos’è Lu pollu cusutu an culu, titolo della canzone dei Negramaro? "È una ricetta che mi faceva mia zia salentina. Mio padre è di Maglie quindi io sono metà leccese e metà barese". Checco Zalone, nome d’arte di Luca Medici, da Capurso, provincia di Bari è uno dei fenomeni televisivi del momento. Dopo una laurea in giurisprudenza (presa per fare un piacere alla mamma), un passato da musicista autodidatta con la passione per il jazz, una brillante carriera di cantante da matrimoni, Luca approda a Zelig Off dopo aver seguito il laboratorio di Bari. Nasce il personaggio di Checco Zalone (in barese che cozzalone, che tamarro) che nell’estate del 2006 esplode grazie a Siamo una squadra fortissimi, un motivetto che inizia a passare per la radio e diventa famosissimo.

 

Te lo aspettavi?

Dopo le prime due edizioni di Zelig, dove comunque avevo già avuto un discreto successo, viene fuori questo motivetto. All’inizio devo dire che mi sembrava culo. A distanza devo però sottolineare che si trattava di una canzone ben scritta e ben fatta. È difficilissimo ripetersi.Quella era una evergreen.

Come nascono le attuali imitazioni. Come scegli i brani e gli artisti?

Prima era più facile sceglierli, la cerchia di vittime si restringe sempre di più e diventa un problema selezionare qualcuno. Inoltre ormai devo cambiare per sorprendere, Tra l’altro è un lavoraccio, dietro quelle paraculate, ci sono un sacco di giorni di lavoro. Ad esempio con i Negramaro sono partito dal fatto che Giuliano tende sempre a sottolineare la sua orgine salentina. Quindi quale occasione migliore per parlare del Salento attraverso una ricetta di mia zia?

 

È recente anche la Taranta del centro destra?

La canzone è nata a Cannole durante un concerto alla Sagra della Municeddha. Prima della nostra esibizione c’era questo gruppo che suonava la pizzica. I primi cinque minuti era carino, tutti ci siamo fatti coinvolgere dal ritmo incalzante, dopo mezz’ora non ne potevamo più. Noi eravamo su un altro palco, cercavamo di accordare gli strumenti ma non si riusciva a capire niente. Così da un palco all’altro abbiamo iniziato a sfottere. Tendenzialmente il pubblico della pizzica è di sinistra, quindi noi abbiamo iniziato a inneggiare a Berlusconi e ai valori di centro destra. Così è nata l’idea del brano che poi ho portato sul palco di Zelig.

 

Tu rientri nel filone della musica demenziale. Ci sono dei predecessori ai quali ti ispiri? Ci sono colleghi che ti piacciono?

Nessuno ai quali mi ispiro in particolare. Mi piacciono Elio e le storie tese, Toti e Tata, poi ci sono molte cose belle nel panorama comico ma ho ancora vivo il ricordo della cassetta degli Squallor in macchina di mio padre con la canzone Telefonaastucazzo.

 

È difficile far ridere con le canzoni?

Sono partito dalla musica seria studiando il piano e la chitarra ma da quando ero bambino provavo a fare ridere anche quando facevo le serate normali di piano bar. Non riuscivo mai a essere serio, dovevo sempre prendere per il culo qualcuno.

 

Le tue vittime si sono mai arrabbiate?

E perché? Vuol dire che sono famosi. Io paraculo solo i famosi.

(pila)

 

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