MICHAEL GREGORIO
Scritto da Dario Goffredo    Giovedì 14 Ottobre 2010 15:39    PDF Stampa E-mail
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Michael Gregorio, pseudonimo di Daniela De Gregorio e Michael G. Jacobs, è uno scrittore per metà inglese e per metà italiano e il suo stile è una perfetta miscela di queste due anime così diverse: quella del Bel Paese e quella della gelida Albione. Mike e Daniela sono due persone gentilissime, tra i pochi scrittori che amano stringere amicizia con i loro lettori, entrambi insegnanti e sposati da trent’anni, riescono a creare nei loro romanzi (celeberrimo il loro debutto Critica della ragion criminale che scomodava niente meno che Immanuel Kant in persona alle prese con efferati delitti con la scientificità e il distacco di un Gill Grissom ante litteram) intrecci mozzafiato e ambientazioni nerissime. Da quel primo romanzo Michael Gregorio è rimasto nella Prussia di inizio ottocento, dove tra la dominazione francese, la paura delle malattie, le prime spinte della scienza e la pressione del pietismo, religione quasi di Stato, si muove Hanno Stiffeniis, procuratore che, dopo aver indagato al fianco di Kant nel primo fortunato romanzo, si trova di nuovo suo malgrado coinvolto in una indagine complessa e pericolosa che metterà a repentaglio non solo la sua vita ma anche le sue certezze e la sua saldezza morale. Ambientato sulle rive del Baltico tra le raccoglitrici di ambra, principale fonte di ricchezza per la Prussia, ora nelle mani della Francia napoleonica, questo Luminosa tenebra è un romanzo dalle tinte scure dove la precisione dei riferimenti storici, la vividezza dei personaggi (anche i minori, che anzi in alcuni casi raggiungono tratti indimenticabili), le vicende che si dipanano in modo mai scontato confermano Michael Gregorio come uno scrittore decisamente da tenere d’occhio. In attesa di leggere il loro quarto romanzo, già uscito in America e Inghilterra, abbiamo raggiunto (telematicamente) Mike e Daniele che hanno accettato volentieri di ripondere alle nostre domande.
Nei vostri romanzi l’ambientazione storica è ben più che una “ambientazione”, una sorta di carta da parati che faccia da sfondo alla storia; e nel contempo il “noir” è ben più che un pretesto per raccontare un periodo storico. Insomma, credo che siate riusciti a raggiungere una fusione quasi perfetta tra romanzo storico e romanzo noir. Ma voi vi sentite più scrittori di romanzi noir o di romanzi storici?
Sarebbe facile rispondere tutti e due, ma dobbiamo dire siamo partiti prima dalla storia. Dal personaggio del filosofo Immanuel Kant. Un Kant molto insolito, ma anche molto plausibile. E siccome a tutti e due noi piace il mistero, il giallo, il noir o in qualunque modo lo vogliamo chiamare quel genere letterario in cui c’è un morto o più morti e bisogna scoprire chi li ha ammazzati, abbiamo cominciato a scrivere di assassini avvenuti in quel periodo storico. L’uomo ha assassinato i propri simili in tutte le epoche, ma le motivazioni per cui lo fa sono legate ai diversi momenti storici.

Come mai la vostra scelta è caduta sulla Prussia di inizio ‘800? E da dove vi è nata la curiosità per la raccolta dell’ambra sulle coste del Baltico?
La scelta della Prussia, cioè, la Germania prima che diventasse Germania, è stata determinata, per il nostro primo libro Critica della Ragion Criminale dal fatto che Kant è nato ed è vissuto in quello scenario. Ma poi nei nostri libri successivi (è uscito ora in Inghilterra e negli Stati Uniti la quarta indagine di Hanno Stiffeniis) siamo rimasti in quel periodo e in quella zona, perché è uno dei momenti i cui il contrasto fra razionale ed irrazionale, comportamento morale e scelte emotive, intuizioni scientifiche e nebbie delle superstizioni sono forse più forti. La Germania di quel momento era uno dei luoghi, non solo geografici, ma dello spirito, più “gotici” ed interessanti. Per quello che riguarda l’ambra, era una delle ricchezze che veniva raccolta sulla costa del mar Baltico. E, come dicevamo del periodo storico in cui i nostri racconti sono ambientati, l’ambra è un materiale incredibile con aspetti che vanno dal campo scientifico, a quello economico (era una fonte di ricchezza per la nazione) da quello spirituale a quello superstizioso. Un po’ come i diamanti oggi. O il petrolio. Solo che il petrolio è meno affascinante e misterioso nella sua composizione.

Ambientazioni e personaggi realmente esistiti in Luminosa tenebra?
Oh sì, eccome!! E proprio quelli che sembrano più “inventati”. Se si vuole, quelli più carichi di fantasia. Due su tutti: Jakob Philipp Spener, uno dei fondatori della religione Pietista che era la fede più diffusa in quel periodo. Un modo di sentire Dio come un giudice feroce che si nasconde dentro di noi. E Daniel Lorenz Salthenius un altro personaggio nato in Svezia, convertitosi al Pietismo ed arrivato a Konigsberg inseguito dalla fama di aver firmato un patto di sangue con il Demonio. E che succede nella coltissima Konigsberg nella cui università insegnavano fiori di menti illuminate? Le chiacchiere sulle pratiche demoniache di Salthenius riprendono con forza. Questo quando Kant era un giovane studente e si aggirava per le strade di quella stessa città. Come dicevamo prima, la Germania era un luogo dove l’altissima capacità di pensiero logico andava a braccetto con il satanico. Insomma la tradizione della magia del ’500 così forte in quel paese, rispunta fuori proprio nel periodo in cui Hanno Stiffeniis indaga su dei delitti feroci.

Voi siete due persone estremamente gentili, fate un mestiere bello e interessante (entrambi insegnanti), siete sposati da 30 anni, vivete in uno dei luoghi più incantevoli d’Italia. Da dove spuntano dunque queste ambientazioni cupe e queste storie nerissime?
Forse proprio dall’avere una specie di radar per il lato oscuro delle cose più normali. Insegnare è un mestiere interessante, ma spesso incappi in comportamenti che non decifri e non spieghi. Siamo sposati da 30 anni, ma c’è un momento, un attimo in cui la persona che ti sta vicino ti mostra un lato che tu non avevi mai visto. E anche in uno dei luoghi più incantevole di Italia, svolti l’angolo e ti trovi davanti ad un orrore che deturpa.

Un’altra curiosità: perché avete deciso di adottare uno pseudonimo che riassumesse i vostri nomi invece di firmare semplicemente con i nomi reali?
Un fatto tecnico: il nostro editore inglese riteneva, secondo noi a ragione, che due nomi distraggono e confondono il lettore. A parte il fatto che se vuoi pubblicare più di un libro di quegli autori, temi che possano poi dividersi. Un nome solo dava più garanzia. Se divisione doveva esserci ce la saremmo vista fra noi due ed il vincitore si sarebbe firmato Michael Gregorio. Scherziamo. Ma questa è veramente la ragione. Abbiamo passato una mattina intera, anni fa prima della pubblicazione di Critica della ragion Criminale a decidere come ci saremmo chiamati. Ognuno dei due doveva perdere una parte del suo nome e mantenerne un’altra. Le variazioni erano molte, poi il nostro editore ha deciso per Michael Gregorio

Come organizzate il lavoro? Riuscite a conciliare il lavoro e la vita familiare?
Certo. Le discussioni, anche feroci, sono limitate al lavoro. Quando abbiamo finito di scrivere un capitolo ed è di soddisfazione di entrambi, anche se abbiamo strillato fino a quel momento, ci ritroviamo davanti ad un piatto di pasta ed un bicchiere di vino.

Quali sono i maestri a cui vi ispirate?
Tutti e due leggiamo molti thrillers e sarebbe difficile dire quali preferiamo fra gli autori. Ce ne sono tanti. Ma le influenze più profonde, secondo noi, arrivano dagli amori letterari giovanili. Charles Dickens per la parte inglese di Michael Gregorio. Franz Kafka per quella italiana.

Com’è la situazione della narrativa di genere in Italia secondo voi? Dove sta andando il noir?
In Italia l’interesse per il noir è molto recente e c’è una tendenza a farne più uno strumento di lettura politica e sociale piuttosto che una narrazione. E c’è anche una certa facilità a definire “giallo” o “noir” qualunque libro che abbia un morto o parli di violenza. Gli anglosassoni invece, forse perché hanno una tradizione più antica alle spalle, sono molto attenti ai meccanismi. Non basta un morto o anche molti morti, Vogliono anche le motivazioni dei personaggi, una trama che regga, espedienti ben oliati per tenere la tensione tirata fino alla fine. E quello che ci sorprende sempre della produzione letteraria gialla in Inghilterra è la varietà dei generi all’interno del genere. Praticamente infiniti.

Voi avete organizzato un festival della letteratura noir a Spoleto. Come reagisce secondo voi il pubblico italiano a questo tipo di sollecitazioni?
Reagisce molto bene e con grande interesse. Quello che avevamo fatto era iniziare proprio un discorso di confronto fra il modo di intendere il thriller in Inghilterra ed in Italia. Che era anche un modo di riflettere più in generale sulla violenza e sul male. Purtroppo sono stati i politici locali a prendere sottogamba la manifestazione. Non gli interessa tanto che una cosa sia fatta bene, ma solo dire che è stata fatta. Noi l’avevamo presa sul serio.
Dario Goffredo
 

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