| DYLAN LEBLANC | ||||
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La prima cosa da dire, parlando di Dylan LeBlanc – classe 1990 - è che la sua capacità di evocare un mondo poetico molto personale e del tutto fuori dagli schemi può spiazzare chiunque. È vero che negli Stati Uniti è molto facile imparare a suonare uno strumento fin da piccoli, ma qui siamo di fronte a un disco d’esordio di assoluto rilievo. Nel suo caso la musica è soltanto una delle componenti di un modo di scrivere e cantare complesso e profondo. Paupers Field è senza dubbio il mio “disco dell’anno” e so di essere di parte (voglio esserlo), ma provate a cercare su You Tube il video di Emma Hartley, una canzone d’amore disperata che Dylan canta e suona da solo con la sua Gibson acustica. Impossibile non pensare alla copertina di Bryter Layter di Nick Drake: LeBlanc è seduto su uno sgabello al centro di un loft. La cinepresa accarezza il suo bel volto, riprende l’arpeggio della mano destra ed è pura magia, quel qualcosa di inafferrabile e irripetibile che fa di lui - adesso, subito - un artista e un poeta da amare senza riserve.
Nato a Shreveport, in Lousiana, Dylan è figlio di James LeBlanc, un musicista molto bravo e versatile nonché un autore di canzoni di grande esperienza arruolato dai famosi Muscle Shoals Studios. Dylan è cresciuto quindi in mezzo alla musica, la respira come l’aria. La presenza di suo padre in Paupers Field – al basso, alle tastiere - è importante quanto discreta. Proprio come quella di Emmylou Harris, la regina del country rock, in una sola canzone, The Creek Don’t Rise. Abbiamo cercato di saperne un po’ di più, senza turbare la timidezza di Dylan, che ancora ringraziamo per la sua cortesia di gentiluomo del Sud. Ciao Dylan. È un grandissimo piacere poter parlare con te. Io amo il tuo album… è il numero 1 nella mia playlist del 2010. Ti faccio qualche domanda, allora. Ehi, grazie… è gentile da parte tua.. Ti aspettavi un’accoglienza così calda per Paupers Field? Hai ricevuto messaggi dai luoghi più disparati e hai toccato il cuore di tante persone. Non so mai cosa aspettarmi. Ma sono molto grato alle persone che hanno apprezzato questo album. E a quelli che sono stati così gentili da dire alcune buone parole a questo proposito. E anche a quelli che non hanno detto nulla. Hai cominciato a suonare e a scrivere canzoni seguendo l’esempio di tuo padre? Non c’è dubbio che io abbia imparato moltissimo da lui. Ma dal punto di vista della scrittura siamo molto diversi. Ho sempre avuto difficoltà a suonare per lui le mie canzoni, quando eravamo insieme. È un autore di canzoni incredibile ed è anche un critico sincero. Tendo ad essere più sensibile alle sue osservazioni che a quelle di chiunque altro. Così sono cresciuto facendo le mie cose in ogni loro aspetto, cercando di crescere nella musica e nella scrittura. Continuo a farlo ogni giorno che passa. Hai avuto la tua prima chitarra come regalo per il tuo undicesimo compleanno, vero? Chi ti ha insegnato a suonare? Tuo padre? Sì. Ma ho imparato anche da solo, ascoltando dischi di rock’n’roll e di blues. Ho cercato di apprendere i vari stili e non ci sono mai riuscito. Ma ci sto lavorando. Non riesco a suonare con la velocità di alcuni chitarristi con cui sono cresciuto, così ho cercato di inventarmi dei modi per fare delle cose semplici ma al tempo stesso belle. Hai prodotto da solo anche Paupers Field. Da solo non puoi fare nulla di dignitoso, ma ho fissato le idee di base intorno a questo disco. Onestamente non c’era una struttura precisa nel modo di registrarlo. Volevo mantenere la sensazione del live e dare a chi lo ascolta qualcosa di realistico. Ci sono un sacco di sbagli che amo, in questo disco, che non cambierei per niente al mondo. Piccoli meravigliosi incidenti. Cosa ci puoi dire dei musicisti che hanno suonato nel disco? Sono molto bravi. Hanno la tua età? Sono dei grandi musicisti, tutti. Penso che portino qualcosa di speciale alla tavola. Hanno quasi tutti dai 25 ai 30 anni. Mi piace suonare con persone che hanno un’esperienza derivata dall’età e cerco di circondarmi di questo tipo di persone perché in questo modo imparo molte cose più rapidamente. E i tuoi punti di riferimento musicali? Ho letto di Townes Van Zandt, di Neil Young, dei Fleet Foxes… e di Spooner Oldham, che hai anche conosciuto. Ho incontrato Spooner la prima volta quando ero molto giovane. Non sapevo chi fosse e che persona e musicista speciale fosse. Soltanto quando sono diventato più grande ho capito che era un autore che aveva scritto della grande musica in passato e che lo fa ancora oggi. L’ho rivisto qualche volta e ci ho parlato un po’. Mi piace la sua personalità. Tu hai una voce bella e al tempo stesso fragile… è davvero “soul deep”, come ha scritto qualcuno. A me ha fatto pensare a quella di Gram Parsons. Immagino che tu lo conosca. Ho passato un po’ di tempo con Grievous Angel. Lo amo, ma non posso dire di aver davvero scavato in profondità nel repertorio di GP. Ho un enorme rispetto per la sua musica. Dovrei rivisitare alcune di queste cose. A questo punto diventa inevitabile chiederti di Emmylou Harris. Lei è tutto quello che puoi immaginare e anche di più. Ha talento, grazia, bellezza e molto altro ancora. È uno dei miei eroi. Pieces of the Sky è un disco che ho suonato a casa per tante notti. Insieme a tanti altri grandi album di Mrs. Emmylou. Come e quando hai incontrato Geoff Travis, il “grande capo” della Rough Trade? La prima volta che l’ho incontrato di persona è stata a gennaio, quando è venuto a Nashville a vedermi suonare. Mi sono subito reso conto che capiva la mia musica. A suo modo è veramente un artista in questo freddo e oscuro music business. Ho guardato negli occhi un altro uomo gentile e serio e ho capito che era la persona giusta. Sento che è molto onesto riguardo quello che gli piace e quello che non gli piace. Non ti terrebbe alla catena. Mi piace anche che permetta ai suoi artisti di essere se stessi e di crescere come individui. Stai per andare in tour? Da solo o con la tua band? A ottobre sarò in tour con Lissie, una cantante di grande talento e sono abbastanza emozionato. Sarò da solo con il mio pianista, ma a novembre/ dicembre verrò in Europa con il mio gruppo. Giancarlo Susanna
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