| Filippo Timi | ||||
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Filippo, partiamo dal tuo ultimo lavoro, Come Dio Comanda. Nel film di Salvatores interpreti un padre fascista e violento. Un personaggio che si direbbe il tuo esatto contrario... Si, senza dubbio un personaggio complesso. La mia fortuna è stata quella di avere dietro un grande libro come quello di Ammaniti che mi ha permesso di avere maggiori punti di riferimento rispetto a un normale copione.
A proposito di libri, forse alcuni non sanno che sei anche un autore. Ma come si approccia uno scrittore all’interpretazione di un film tratto da un romanzo? A cosa dà più peso? Nel caso specifico di Come Dio comanda ho avuto modo di leggere prima la sceneggiatura. Mi è piaciuta un casino e così ho preso il libro in mano e l’ho davvero divorato, analizzandolo fin nei minimi recessi. Per quanto riguarda l’approccio generale considero che avere un libro a disposizione sia un autentico regalo per un attore. Permette di cogliere quegli aspetti che per varie ragioni devono essere messi da parte in una normale sceneggiatura.
I tuoi libri invece sembrano un diario, un modo come un altro per parlare di te... Credo sia soltanto una forma. Se magari un giorno arrivassi a scrivere di qualcosa di inventato, dentro ci sarei sempre io. Nei miei libri c’è un personaggio, Filo, che è il mio alter ego, un Filippo estremizzato in un modo o nell’altro. È sempre bene, per la mia mente, far accadere qualcosa a Filo e non a me. Oltre questo c’è poi una scelta comunicativa. Sembra un controsenso, ma per arrivare all’universale bisogna essere estremamente specifici; più lo sei più arrivi a tutti, più sei descrittivo più diventi generale. Me lo ha insegnato Albinati che diceva: "Non fare filosofia, racconta quello che capita a te e raggiungerai la profondità di tutti quanti".Anch’io continuo a domandarmi spesso a chi "iene può fregà de me", ma rileggendo ciò che scrivo mi accorgo che parlo del sottoscritto in modo solo apparentemente quotidiano.
Nella tua esperienza ci sono alle spalle anni di teatro prima di approdare al cinema. Molti tuoi colleghi considerano quella nel grande schermo una carriera di serie B... Serie B un corno! Alcuni attori di cinema sono assolutamente straordinari. Se penso a Daniel Day Lewis nel film Il Petroliere mi manca il fiato, è stato immenso. Personalmente non mi manca il teatro quando guardo attori eccezionali e mi è capitato di incontrare grandi interpreti come Fausto Russo Alesi che si dividono al cinema. Capisco però il disagio di alcuni. In teatro ogni pièce ha personaggi enormi, hai a disposizione testi che arrivano dal ‘600 e che sono ormai rodati. Al cinema alcuni film hanno invece meno spessore.
Non sarà invece una questione di snobismo?
Di certo una chiacchierata come la nostra non è sempre possibile. Spesso bisogna prima porre delle domande a un agente che poi le gira all’attore, che a sua volta risponde solo a quelle a lui gradite. Però ti dico una cosa, è molto facile tirarsela e anche io sento di correre questo pericolo a volte. Fa un certo effetto camminare in giro per Roma e vedere la tua faccia spalmata su un cartellone di trenta metri o andare al cinema dove la gente è a fare la fila per vedere te. Forse mi salvo perché non sono ricco, ma se mi capitasse di guadagnare un milione e mezzo di euro per due mesi di lavoro non so come la prenderei. Conta anche il fatto che quindici anni di teatro, dove praticamente non guadagni un cazzo, hanno rafforzato la mia passione per il mestiere. Ma devi starci attento perché l’essere umano chiede naturalmente approvazione e quando ne riceve troppa i risultati possono essere inaspettati. Filo serve anche a questo, a ricordarmi di non esagerare, perché alle medie ero uno sfigato.
Tornando ai divi, è vero che hai progetti in cantiere negli Usa?
No, no. È solo una voce messa in giro dai giornali (ride). Però un anno fa son stato per due mesi a New York dove ho seguito un corso di recitazione a pagamento. C’erano un sacco di persone, dal cantante che voleva migliorare la sua interpretazione a semplici ragazzi in cerca di svago. Alla fine del corso abbiamo fatto uno spettacolo a Broadway, che detto così sembra una cosa enorme, in realtà eravamo in un teatrino con pochi spettatori. In realtà ho un progetto che spero veda la luce prima o poi: scrivere qualcosa da portare nel paesino in cui vivo. Te lo immagini un musical come quelli Broadway con le mie zie a cantare qui a Ponte San Giovanni? C. Michele Pierri
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Filippo Timi è uno degli attori italiani del momento. Nato nel ’74 a Perugia, vive tuttora nella frazione di Ponte San Giovanni. Balbuziente ed auto ironico, ha nel suo modo di fare un’inconfondibile carica di semplicità che lo rende l’antidivo per eccellenza. Dopo quindici anni di carriera teatrale arriva nel 2004 alla conquista del prestigioso Premio Ubu come miglior attore dell’anno under 30. È la svolta. Il grande schermo si accorge di lui e da allora si divide equamente fra cinema e letteratura. Nel 2006 è uscito il suo primo romanzo Tuttalpiù muoio (Fandango Libri), scritto a quattro mani con Edoardo Albinati, mentre il 2007 è l’anno di Saturno contro con la regia di Ferzan Ozpetek. Sono del 2008 Peggio che diventar famoso (Garzanti Editore) e Come Dio comanda, pellicola di Gabriele Salvatores tratta dall’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti edito da Mondadori. 


