SHANK
Scritto da Ennio Ciotta    Mercoledì 08 Aprile 2009 10:23    PDF Stampa E-mail
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Colonna portante del rock estremo del nostro territorio, gli Shank arrivano al traguardo del secondo album. Esperienza da vendere, rabbia e coerenza, sono nati, morti e risorti più volte, ma resistono e sono ancora qui a suonare un altro Salento. Abbiamo parlato con Max e Andrea.

Siete una band che si può definire "storica", parola che in musica ha un peso. Questo in particolare è un momento cruciale del vostro percorso: il cambio di formazione, il secondo disco... qual è il bilancio?

Beh, in effetti dieci anni passati a calcare i palchi (pochi) e i pavimenti (moltissimi!) dei peggiori postacci del Sud Italia sono un bel periodo, soprattutto in rapporto alla vita media delle band underground. Se mi guardo alle spalle vedo due album e 200 concerti, tanti bei momenti, ma ovviamente tante difficoltà e tante perdite di tempo che ci hanno penalizzato e impedito di raccogliere per quanto seminavamo. Il mio passaggio alla voce (prima suonavo solo la chitarra) è stato un momento cruciale che ha dato come frutto principale il nostro nuovo album Create/Devour e spero che porterà nuova linfa e nuove motivazioni in tutti noi. Il bilancio attuale, a giudicare dalle reazioni che stiamo raccogliendo per il disco nuovo da parte degli addetti ai lavori e durante gli ultimi concerti da parte di chi ci viene a sentire, è positivo, ma tanto ormai qui da noi per i bilanci falsi non si va nemmeno più in galera!

Il metal, l'hardcore e affini hanno subito un evoluzione (Converge, Mastodon, Terror). Come vi rapportate a queste scene? Quali sono le vostre influenze?

Mastodon e Terror li mastico poco, anche se non mi dispiacciono. Tutt'altro discorso per i Converge e tutta la schiera di band cresciute lungo la east coast americana tra la fine degli anni ‘90 e l'inizio del nuovo millennio: Botch, Dillinger Escape Plan, Coalesce. Questi sono attualmente i miei principali punti di riferimento in fase compositiva. "Metalcore" o "post-hardcore" sono etichette di comodo sotto cui si ammassano gruppi diversissimi tra loro, un po' come quando sotto l'etichetta "grunge" trovavi dei metallari impenitenti come gli Alice In Chains e dei punk-rockers come i Mudhoney. Noi ci inseriamo in questi filoni per non doverci inventare un'etichetta e perché se dico che facciamo metal si aspettano un clone degli Iron o degli Slayer e se dico che facciamo hardcore pensano agli Hatebreed o agli Agnostic Front!

Qual è lo stato di salute della musica estrema nel Salento?

Rispetto a qualche anno fa ci sono in giro più gruppi, la qualità media si è alzata, escono dischi e demo che suonano meglio, ci sono un paio di posti che offrono serate in maniera abbastanza frequente ma sembra che "il pubblico" stia diventando più schizzinoso. Non faccio nomi perché vorrei che chi legge sia abbastanza curioso da farsi un giro tra i vari myspace delle band salentine per ascoltare e giudicare di persona. A proposito: www.myspace.com/shank555

Quali sono i vostri prossimi impegni?

Due date con gli Slowmotion Apocalypse (una delle migliori band italiane in circolazione!), l'8 maggio a Bari e il 9 a Squinzano per la serata di chiusura del calendario metal dell'Istanbul Cafè (curato quest'anno interamente dal sottoscritto); inoltre stiamo lavorando per delle date tra Calabria e Sicilia a fine maggio e stiamo delineando progetti più a lungo termine. È prevista la nostra partecipazione al secondo volume di Stones From The Sky, la compilation-manifesto del post-hardcore italiano curata dai ragazzi di Neuroprison.

Consigliateci tre dischi da portare all'inferno.

Andrea: Con questa intervista ti sei guadagnato il paradiso hahaha, ma comunque dico: Converge Jane Doe, Slayer Seasons In The Abyss e Botch We Are The Romans.
Max: Bitches Brew di Miles Davis, un patto con il diavolo a tutti gli effetti.

Ennio Ciotta

 

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