| GIANNI MAROCCOLO | ||||
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Un pezzo della nostra storia. Gianni Maroccolo, o più intimamente Marok, per chi con lui ha condiviso suoni e note, ha attraversato la scena del rock indipendente italiano sotto le vesti - mutevoli e intrecciate - di musicista, produttore, scopritore di gemme rare e, perché no, alchimista di incontri. Dai Litfiba passando per i Csi fino ad arrivare ai Marlene Kuntz la vita di Gianni Maroccolo è costellata di innumerevoli progetti a cavallo tra musica e arte. Tra le sue numerose collaborazioni quelle con Timoria, Andrea Chimenti, Bandabardo', Diaframma, Pgr. È stato uno dei fondatori di un altro mercato discografico con il Cpi, Consorzio Produttori Indipendenti, realtà emblematica della scena musicale italiana indipendente degli anni '90, Gianni Maroccolo rappresenta non un capitolo ma un vero e proprio tomo della storia dell'indie italiano. Per ciò che mi riguarda un sogno che si è realizzato. Ho lavorato con etichette indipendenti, ne ho fatta una (il CPI), ho anche lavorato con le majors, e sempre da indipendente ovvero, portando avanti ogni progetto secondo le mie idee e salvaguardando sempre l'indipendenza mia e/o degli artisti che ho prodotto. L'IRA fu un sogno meraviglioso. Un'esperienza nata sulle onde dell'entusiasmo che purtroppo però in poco tempo si trasformò in "altro". Devo molto all' Ira, ma ben presto la filosofia dell'etichetta si modificò in modo netto. Iniziò ad operare come se fosse una major e il rapporto tra etichetta e artisti divenne davvero molto pesante e limitante. Poco o niente direi, a parte la mitica Materiali Sonori! Il fermento eccezionale di quegli anni sfumò nel giro di 7/8 anni. Non fummo in grado di unire le forze... tutti pensarono esclusivamente al proprio orticello ed arrivò il "mercato" a comprarsi quello che potenzialmente valeva di più. Un' occasione persa direi, ma un' impronta indelebile che rimarrà per sempre. Una sera, proprio a Firenze, parlando con Caterina Caselli e dei primi dischi di "rock italiano" prodotti dalla Sugar mi disse "mi spieghi perché un gruppo che prima di arrivare da noi riesce a fare un disco con 5/10 milioni di lire e con noi ne spende minimo 100 di milioni? Se i dischi dei gruppi rock italiani continuassero a costare poco, si potrebbe investire più in promozione ecc. invece arrivano da noi ed i costi aumentano vertiginosamente"... in effetti un bel paradosso. Un paradosso relativo. Non sempre è così. Con Csi e Pgr abbiamo lavorato benissimo con Polygram/Universal e non siamo caduti mai nella tentazione a cui accenna Caterina. Sono le persone che fanno la differenza, la loro capacità di sapersi gestire. Questo vale anche ad esempio per i MK (gruppo con cui collaboro dal ‘94) e il loro rapporto con Virgin/Emi. Il vero problema è un'altro... Se le majors investissero davvero in "ricerca" non si troverebbero nella situazione di dover acquisire a cifre alte artisti che provengono dall'underground. In tal senso trovo giusto che non essendoci stati nel momento più difficile e non avendo rischiato alcunchè l'acquisizione di un'artista preveda un riconoscimento per tutto ciò che è stato il "passato". Del resto, secondo me, i gruppi italiani, quelli del cosidetto nuovo rock, hanno sempre considerato il "disco" come "biglietto da visita" per suonare dal vivo e non come prodotto a se'... o no? Si e no. Negli 80 ad esempio, il disco rappresentava una meta per tutti noi. Ci si arrivava dopo anni di concerti, di gavetta dura. Oggi invece è diverso. Siamo in un periodo di passaggio da un'epoca ad un'altra ancora tutta da comprendere. Ora produrre un disco è alla portata di tutti e il farlo rappresenta una delle molteplici attività di chi fa musica. Serve per farsi conoscere, per provare a farsi suonare in radio e per trovare concerti. É cambiato l'uso che si fa della musica. Il mercato ti propone si e no il 10% della musica prodotta e suonate nel mondo. Il web fa si che ora la musica circoli liberamente e che il concetto di "indipendente" ormai più che una scelta sia la "regola". C'è musica ovunque... e il supporto è sempre meno importante. Oggi essere musicista significa (mi si perdoni il termine) essere imprenditore di se stessi... Questa è una grande conquista ... Indipendenti in tutto e al tempo stesso unici artefici del proprio destino. Sto collaborando con i MK su svariati progetti. A giorni uscirà l'album di addio dei Pgr e sto preparando il nuovo disco di IG con Ivana Gatti. In preparazione un mio disco solista tutto strumentale... e poi è nato un gruppo estemporaneo che si chiamerà Beautiful... ci sarò io, i 3 MK e Howie Beee... e per finire... mi sto occupando della produzione artistica di due giovani band: Bastian Contrario di Caserta e The Clockmakers di Padova. Vittorio Amodio
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