GIANNI MAROCCOLO
Scritto da Vittorio Amodio    Mercoledì 08 Luglio 2009 09:47    PDF Stampa E-mail
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Un pezzo della nostra storia. Gianni Maroccolo, o più intimamente Marok, per chi con lui ha condiviso suoni e note, ha attraversato la scena del rock indipendente italiano sotto le vesti - mutevoli e intrecciate - di musicista, produttore, scopritore di gemme rare e, perché no, alchimista di incontri. Dai Litfiba passando per i Csi fino ad arrivare ai Marlene Kuntz la vita di Gianni Maroccolo è costellata di innumerevoli progetti a cavallo tra musica e arte. Tra le sue numerose collaborazioni quelle con Timoria, Andrea Chimenti, Bandabardo', Diaframma, Pgr. È stato uno dei fondatori di un altro mercato discografico con il Cpi, Consorzio Produttori Indipendenti, realtà emblematica della scena musicale italiana indipendente degli anni '90, Gianni Maroccolo rappresenta non un capitolo ma un vero e proprio tomo della storia dell'indie italiano.

Questo numero è dedicato al concetto di Indie (indipendente), per molti musicisti della tua generazione un sogno... un sogno che si è realizzato o un percorso che si è interrotto?

Per ciò che mi riguarda un sogno che si è realizzato. Ho lavorato con etichette indipendenti, ne ho fatta una (il CPI), ho anche lavorato con le majors, e sempre da indipendente ovvero, portando avanti ogni progetto secondo le mie idee e salvaguardando sempre l'indipendenza mia e/o degli artisti che ho prodotto.

Senti a proposito degli inizi riesci ora, in maniera distaccata, a parlarci brevemente di quell'esperienza che fu l'IRA Records?

L'IRA fu un sogno meraviglioso. Un'esperienza nata sulle onde dell'entusiasmo che purtroppo però in poco tempo si trasformò in "altro". Devo molto all' Ira, ma ben presto la filosofia dell'etichetta si modificò in modo netto. Iniziò ad operare come se fosse una major e il rapporto tra etichetta e artisti divenne davvero molto pesante e limitante.

È innegabile che gli anni ‘80, nonostante loro, siano stati per la musica italiana indipendente la chiave di svolta... e la Toscana in quel periodo giocò un ruolo di strategica importanza. Penso ai gruppi fiorentini, alla Materiali Sonori di San Giovanni Valdarno, all'Indipedent Music... cosa è rimasto di quella scena 30 anni dopo?

Poco o niente direi, a parte la mitica Materiali Sonori! Il fermento eccezionale di quegli anni sfumò nel giro di 7/8 anni. Non fummo in grado di unire le forze... tutti pensarono esclusivamente al proprio orticello ed arrivò il "mercato" a comprarsi quello che potenzialmente valeva di più. Un' occasione persa direi, ma un' impronta indelebile che rimarrà per sempre.

I Litfiba sono stati tra i primi gruppi di quella scena a sottoscrivere un contratto con una major... ne seguirono polemiche ed accuse di "tradimento". Oggi questa netta separazione tra i "due" mercati esiste ancora? E se no? qual è oggi il concetto di "indipendente" che ti senti di condividere...  

Indipendente per me significa non dover dipendere da nessuno. Questa è stata ed è la mia filosofia di vita in generale e ancor di più in particolare musicalmente parlando. Ho sempre operato con le majors e non ho mai dovuto sottostare a nessun tipo di compromesso. È un falso storico che siano le majors a rovinare gli artisti ... gli artisti si rovinano da soli x mille ragioni, non ultima, la sete di successo e popolarità.
Una sera, proprio a Firenze, parlando con Caterina Caselli e dei primi dischi di "rock italiano" prodotti dalla Sugar mi disse "mi spieghi perché un gruppo che prima di arrivare da noi riesce a fare un disco con 5/10 milioni di lire e con noi ne spende minimo 100 di milioni? Se i dischi dei gruppi rock italiani continuassero a costare poco, si potrebbe investire più in promozione ecc. invece arrivano da noi ed i costi aumentano vertiginosamente"... in effetti un bel paradosso.
Un paradosso relativo. Non sempre è così. Con Csi e Pgr abbiamo lavorato benissimo con Polygram/Universal e non siamo caduti mai nella tentazione a cui accenna Caterina. Sono le persone che fanno la differenza, la loro capacità di sapersi gestire. Questo vale anche ad esempio per i MK (gruppo con cui collaboro dal ‘94) e il loro rapporto con Virgin/Emi. Il vero problema è un'altro... Se le majors investissero davvero in "ricerca" non si troverebbero nella situazione di dover acquisire a cifre alte artisti che provengono dall'underground. In tal senso trovo giusto che non essendoci stati nel momento più difficile e non avendo rischiato alcunchè l'acquisizione di un'artista preveda un riconoscimento per tutto ciò che è stato il "passato".

Del resto, secondo me, i gruppi italiani, quelli del cosidetto nuovo rock, hanno sempre considerato il "disco" come "biglietto da visita" per suonare dal vivo e non come prodotto a se'... o no?

Si e no. Negli 80 ad esempio, il disco rappresentava una meta per tutti noi. Ci si arrivava dopo anni di concerti, di gavetta dura. Oggi invece è diverso. Siamo in un periodo di passaggio da un'epoca ad un'altra ancora tutta da comprendere. Ora produrre un disco è alla portata di tutti e il farlo rappresenta una delle molteplici attività di chi fa musica. Serve per farsi conoscere, per provare a farsi suonare in radio e per trovare concerti.

Come è cambiato, e se è cambiato, il concetto di musicista indipendente con l'avvento del web 2.0... le carenze sono sempre le stesse... (produzione, distribuzione, promozione...)

É cambiato l'uso che si fa della musica. Il mercato ti propone si e no il 10% della musica prodotta e suonate nel mondo. Il web fa si che ora la musica circoli liberamente e che il concetto di "indipendente" ormai più che una scelta sia la "regola". C'è musica ovunque... e il supporto è sempre meno importante. Oggi essere musicista significa (mi si perdoni il termine) essere imprenditore di se stessi... Questa è una grande conquista ... Indipendenti in tutto e al tempo stesso unici artefici del proprio destino.

In chiusura raccontaci a cosa stai lavorando...

Sto collaborando con i MK su svariati progetti. A giorni uscirà l'album di addio dei Pgr e sto preparando il nuovo disco di IG con Ivana Gatti. In preparazione un mio disco solista tutto strumentale... e poi è nato un gruppo estemporaneo che si chiamerà Beautiful... ci sarò io, i 3 MK e Howie Beee... e per finire... mi sto occupando della produzione artistica di due giovani band: Bastian Contrario di Caserta e The Clockmakers di Padova.

Vittorio Amodio

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