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È una piacevole sorpresa Sotto il celio azzurro, documentario firmato dal regista salentino Edoardo Winspeare che dopo il successo dei Galantuomini propone senza troppo clamore iniziale questa sua nuova creatura. Presentato fuori concorso nella sezione Alice nella città del Festival di Roma, il documentario non aveva nessuna velleità di girare nelle sale. E invece il passaparola ha funzionato e il documentario continua ad essere molto richiesto. Il Celio Azzurro è una scuola materna nel cuore di Roma, vicino al Colosseo: 45 piccoli studenti di 32 nazionalità diverse. È il primo centro multiculturale in Italia per l’accoglienza dei bambini stranieri in età prescolare (nato nel 1990), gestito da un gruppo di maestri che insegnano ai bimbi il valore della convivenza gioiosa e pacifica e l’importanza della fantasia. Winspeare, telecamera in spalla, si è calato in questa atmosfera raccontando le storie dei maestri e della maestre, dei genitori italiani e stranieri, dei bambini che finito il ciclo non vorrebbero abbandonare quell’isola felice. Nel suo lungo giro di presentazioni Winspeare è approdato anche a Lecce, presso il Cinema Db D’essai che di recente è stato inserito nel circuito D’Autore dell’Apulia Film Commission. Dopo la proiezione il regista si è intrattenuto con il pubblico rispondendo a qualche domanda. “Questo docufilm – ha esordito Winspeare – mi è molto caro perché mi ha aiutato a capire come ci si comporta con i bambini. Un’esperienza che mi tornerà utile visto che sono diventato da poco papà”. Winspeare, nonostante i lungometraggi Pizzicata, Sangue Vivo, Il Miracolo e Galantuomini, in questi anni non ha mai smesso di realizzare corti e documentari. “Ho iniziato col documentario e ne sono un vero appassionato. Questo, però, lo definirei piuttosto un docufilm perché non contiene interviste ma personaggi sviluppati dall’inizio alla fine e risulta emozionante”. L’idea nasce dall’esperienza del suo storico direttore della fotografia, Paolo Carnera che al Celio ha mandato i suoi. “È un posto esemplare: la prova lampante che anche in Italia le cose si possono fare bene, unendo serietà e leggerezza. Uno squarcio di luce nella tempesta italiana degli ultimi tempi. Dopo due settimane di permanenza tra docenti e bambini ne ero già innamorato”, ha ricordato il regista. Ma la convivenza è durata molto di più. Nel documentario infatti Winspeare racconta tutte le stagioni dall’autunno all’estate, filmando e documentando le difficoltà di una scuola anomala, le falle nel tetto, gli allagamenti, la mancanza di risorse, i pranzi multietnici, le mamme addette alle pulizie e i papà impegnati nel giardinaggio. “Si respira serenità, allegria e allo stesso tempo serietà. Dieci insegnanti fantastici insegnano ai bambini a non essere robot ma esseri umani”. La domanda finale è quella di rito: progetti per il futuro? “Sto scrivendo un nuovo lungometraggio con Alessandro Valenti, già cosceneggiatore di Galantuomini. Tornerò a girare nel Salento, tra Lecce e provincia, con attori locali. Sarà una commedia a metà tra un Baarìa in salsa salentina e Asterix e Obelix”. Intanto Winspeare si gode il meritato e imprevisto successo di Sotto il celio azzurro che ricorda a tutti quanti che un’altra Italia è possibile. E se questa diventa una convinzione dei più piccoli è una cosa incoraggiante. (pila)
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