| FEDERICO ZAMPAGLIONE | ||||
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David è un soldato americano di ritorno dall’Iraq. Il giovane, alla ricerca di un po’ di serenità, decide di fare un’escursione in mountain bike in un luogo sperduto d’Europa. Ben presto questo viaggio solitario si trasformerà in un vero e proprio incubo. Un horror inquietante e profondamente attuale è Shadow, il secondo film di Federico Zampaglione, leader dei Tiromancino, già regista della commedia noir Nero bifamiliare. Dopo aver partecipato a numerosi festival in Italia e all’estero, il film ha anche conquistato due nomination ai Nastri d’argento. Prima dell’uscita in Italia il film è approdato anche al Festival del Cinema Europeo di Lecce.
Come è nata la collaborazione con Ferrero, produttore del film? All’inizio Shadow avrebbe dovuto essere prodotto da Dario Argento, il quale aveva anche visionato e apprezzato la sceneggiatura. Poi Dario è stato impegnato sul set di Giallo e io ho incontrato in aeroporto Massimo Ferrero, al quale ho parlato per caso del progetto. A Ferrero era piaciuto molto Nero bifamiliare e ho scoperto che è un amante dei film horror degli anni ’70. E così, da un incontro casuale, è nato Shadow. Un film ricco di citazioni e simboli. Shadow non è solo un horror, ci sono fondamentali risvolti politici nella storia, in particolare il tema della guerra… Sono un grande estimatore del cinema di genere degli anni ’70, dell’horror puro di Deodato, Argento, Fulci, Bava. Credo però che qualsiasi amante del genere horror sia in realtà un cannibale cinematografico, un amante del cinema in tutte le sue dimensioni. Nello scrivere il film ho attinto a tutto quello che in trent’anni di vita ho visto e ho cercato di darne una lettura personale. Shadow è soprattutto un film horror, pur presentando forti risvolti legati all’attualità. Non volevo però fare un film di guerra, ho lasciato che la questione politica entrasse silenziosamente nella storia, senza diventare preponderante, pur attraversando tutto il film. Ogni scena di Shadow aggredisce lo spettatore e lo inchioda alla poltrona. L’atmosfera è resa particolarmente inquietante dai colori agghiaccianti della natura e dalla colonna sonora. Chi si è occupato delle musiche? La colonna sonora è stata realizzata dal progetto The Alvarius di mio fratello Francesco e Andrea Moscianese, mentre io mi sono occupato solo della supervisione. Abbiamo cercato di creare suoni sperimentali e psichedelici, soprattutto in alcune scene. Siamo partiti dalla nostra passione per il rock, riprendendo le colonne sonore anni ’70 e ’80 del cinema italiano. Per quanto riguarda l’ambientazione, il film è stato girato in Italia, a Tarvisio, al confine con l’Austria e la Slovenia, un posto bellissimo e inquietante che potrebbe essere il Canada e invece è nel cuore dell’Europa. Un horror ansiogeno con una vena malinconica: si potrebbe dire che Shadow è il viaggio di un’anima negli orrori dell’uomo, l’incontro con i più tristi e crudeli crimini umani. Come ti sei documentato? Mentre scrivevo il film riflettevo molto sugli orrori della guerra e soprattutto su cosa realmente la gente conosce e vede di questi orrori. Le immagini che riceviamo, soprattutto dalla tv, sono quelle che vogliono farci vedere, la vera guerra è quella che non ci mostrano. Ho fatto molte ricerche, soprattutto in internet, per scovare le foto proibite, ho individuato diversi siti che permettono di vedere tutto quello che viene solo raccontato e di capire realmente cosa c’è dietro le parole “mutilazione”o “feriti”. Le immagini del dolore dei sopravvissuti, i feriti e i mutilati sono ciò che realmente resta dopo una guerra. Durante questa ricerca ho dovuto anche forzarmi nel vedere immagini che mai avrei pensato esistessero, sono anche finito in ospedale perché non sono riuscito a dormire per una settimana intera. Ho cercato inoltre di documentarmi sui crimini dell’uomo, da Auschwitz all’11 settembre, dall’Iraq a Guantanamo. Per quanto riguarda la tua formazione cinematografica, a quali film ti sei ispirato in particolare? Vedo film horror da quando ero un bambino, i primi nomi che mi vengono in mente sono Dario Argento, Mario e Lamberto Bava, Lucio Fulci, ma per l’occasione ho rivisto anche tanti altri film, come il primo Nosferatu. A proposito di Nosferatu viene da fare subito un paragone e notare come la storia raccontata da Murnau terminasse indicando una possibile liberazione dal male, con il sacrificio della donna. Il finale del tuo film è inaspettato e rischia di sorprendere e deludere lo spettatore più ingenuo: Al contrario di Nosferatu, Shadow termina in modo disperato... Credo che la scena finale sia la più crudele di tutto il film, più crudele delle torture precedenti e più paurosa delle scene di tensione. Non c’è una speranza perché racconta la realtà e la realtà, soprattutto nel caso della guerra, può essere molto più spaventosa di qualsiasi immaginazione. Fulvia Balestrieri
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