FONOKIT
Scritto da Osvaldo Piliego    Giovedì 10 Giugno 2010 15:47    PDF Stampa E-mail
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Tutti ricordano i Blundinvidia, una band che in tempi non sospetti ha portato il Salento rock in giro per l’Italia, che prima di tutti, forse, è sbarcata su Mtv, e che insieme a pochi altri è sopravvissuta agli ’90.
Oggi la creatura rinasce, risponde al nome Fonokit, assesta un po’ la formazione e rigenera il suo sound proiettandolo in una direzione nuova capace di conciliare il rock e l’elettronica. Il risultato è Amore e purgatorio, un disco maturo, una prova di grande stile senza mai perdere la rabbia.

Fonokit è la reincarnazione di un progetto che per anni ha dettato un suono che ha influenzato molto rock salentino e non solo. Questo cambiamento vuole segnare una nuova stagione dei Bludinvidia o è una nuova storia ?
Direi che per noi è una nuova storia sotto molti punti di vista. È chiaro che un gruppo di musicisti che ha lavorato insieme e fatto cose per più di 10 anni ha difficoltà a nascondersi dietro un semplice nome. Poi non mi è mai piaciuto il concetto di nome di gruppo, mi ha dato sempre la sensazione di roba adolescenziale, anche quando io stesso ero adolescente, ma d’altronde non ci potremmo chiamare i “Marco Ancona, Paolo Provenzano e Ruggero Gallo”. In genere il metodo che ho trovato per riuscire a sopportare il nome di gruppo, è pensare che sia solo una denominazione di un progetto musicale. Ed è esattamente ciò che è Fonokit.

Il disco ha un suono nuovo, un felice incontro tra rock ruvido dall’attitudine punk wave e un’elettronica mai troppo invasiva che contribuisce a rendere la struttura robusta e accattivante. Come siete arrivati a questa formula?
Grazie al fatto di aver raggiunto il traguardo di mettere su un nostro studio personale, per la prima volta abbiamo deciso di cimentarci nella produzione completa di un disco sia a livello artistico che tecnico.
Ci siamo potuti prendere tutto il tempo di cui abbiamo avuto bisogno per sperimentare soluzioni sonore, senza nessun discografico che ci correva dietro per spendere il meno possibile. Il risultato viene da tentativi di produzione mirati a un qualcosa di nuovo che avevamo in testa, a una sonorità che era esattamente come l’hai descritta. In particolare non volevo che le mie chitarre suonassero come le solite chitarre che potevo aspettarmi da me stesso, come allo stesso tempo ci piaceva l’idea di ottenere delle batterie acustiche che suonassero con un feel quasi da drum-machine.

Le canzoni sono storie, l’uomo che si muove in un mondo che non capisce o non vuole accettare, ma anche un uomo e i suoi rapporti interpersonali. Cosa volevi raccontare con queste canzoni?
In generale direi il mio essere disadattato a gran parte delle cose che circondano un po’ tutti.
Visto però come girano le cose e da quello che si vede in tv ecc.., pare appunto che gran parte delle persone è ben adattata al merdaio in cui viviamo e ne è anche felice. Io no e vivo volentieri una mia realtà parallela nel bene e nel male.

Il disco ha un buon potenziale radiofonico senza essere un disco commerciale. Si può ancora fare della buona musica e sposare il mercato?
Non lo so, ci sono dinamiche molto particolari intorno alle programmazioni radiofoniche dei grandi network, soprattutto poi quando si parla di fasce orarie particolari che sono quelle che fanno il grosso mercato. Tra queste dinamiche diciamo che il fattore “qualità della musica” non è mai al primo posto, ma la speranza che un giorno potrebbe esserlo resta sempre.

Ci sono una serie di rimandi al buon rock classico, quali artisti e quali dischi ti hanno influenzato nella scrittura di questo album?
Analizzandolo ora a freddo, credo che esca fuori tutto il nostro gusto per le sonorità punk-wave di fine anni ’70 ma anche codici musicali appartenenti alla scena indie dei ’90.
Non mi viene in mente qualche artista o qualche disco in particolare però. La lavorazione di Amore o Purgatorio è stata molto lunga e complessa e, per tutti i due anni che ci sono voluti per completarla, ogni giorno che uscivo dallo studio facevo qualsiasi cosa fuorchè ascoltare musica..

Perché Amore o purgatorio?
L’album affronta problematiche, paure, decisioni e indecisioni che normalmente si vivono nel passaggio dall’essere giovani all’età adulta soprattutto in questo periodo storico e nel contesto che stiamo vivendo. Il titolo potrebbe indicare il dubbio che affiora quando arriva quel momento in cui non sai più se le passioni e i valori, nei quali hai sempre creduto, siano qualcosa che tutto ciò che hai intorno inficia, a tal punto da pensare che gli stessi siano peccati dai quali redimersi.

Nella musica non si parla di maturità ma di crescita continua. Questo album arriva in una stagione creativa particolarmente buona, cosa ne pensi?
Beh, era un po’ di tempo che nella scena indie italiana non c’erano contemporaneamente tante proposte così diverse tra loro e mediamente di buona qualità. Mi fa particolarmente piacere perché non siamo immersi in un grande periodo a livello sociale, politico ed economico che possa tendere ad incoraggiare la creatività.

Questo numero di Coolclub.it è dedicato al sacro e al profano in musica. Credi in un senso spirituale della musica, nelle conversioni di alcuni artisti, vedi la musica come qualcosa di mistico in sé, come un rito pagano, o cosa?
Vedo la musica come qualcosa di “mistico” nel senso che secondo me ha una vita superiore alla nostra dimensione: non sai per quale motivo è capace a volte di darti delle sensazioni così estreme e forti, non sai neanche da dove viene e dove va a finire. Di conseguenza la si potrebbe contemplare come si contempla la natura o il sentimento dell’amore o cose così.
Detto questo però, secondo me non c’entra niente con la religione. Non credo che Dylan abbia scritto di meglio o di peggio da quando si convertii... ed è andata bene. Little Richard smise di fare rock’n’roll perché ritenuta la musica del diavolo. E musica del Diavolo sia !
Osvaldo Piliego
 

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