| HEIKE HAS THE GIGGLES | ||||
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Heike è un nome rubato da un libro di grammatica tedesca. La ridarella invece c’è perché va bene così, suonava bene. E suonano (live) benissimo anche loro: Emanuela, Guido e Matteo. Amici prima che musicisti, che da un paesino sono partiti alla conquista delle opportunità e dei palchi con l’idea fissa di accendere gli amplificatori e alzare il volume. Gli Heike Has The Giggles infatti sono al loro esordio discografico (si chiama ‘Sh!’) dopo un paio di demo e tre anni passati a suonare in giro, affinando una potenza che il disco (registrato in presa diretta) riprende a dovere, e aprendo concerti di gente come Tricky, Wombats, Futurheads. Oltre che recuperare il disco e ascoltarlo facendo due salti, il consiglio è quello di controllare se per caso il trio romagnolo passa a suonare dalle vostre parti, perché se c’è una cosa che gli Heike fanno bene è incendiare un palco. Riff anni 90, base ritmica che fa l’occhiolino al funk, melodie orecchiabili e attitudine punk, senza contare la freschezza di un trio che in totale supera di poco i sessant’anni. Ma nonostante la giovane età ed un progetto di ottima qualità, quello che fa impressione è la maturità con cui questi ragazzi stanno vivendo un momento di grande visibilità sia in Italia che all’estero. Abbiamo fatto due chiacchiere con Emanuela, voce e chitarra degli Heike.
Venite da un paesino di quattromila anime, Solarolo (provincia di Ravenna), che ha dato i natali anche a una popstar come Laura Pausini. E’ difficile fare musica in una realtà provinciale molto piccola come quella? Noi siamo fortunati perché l’Emilia Romagna è una zona ricchissima di musica e soprattutto l’asse Ravenna/Bologna/Ferrara offre tanto dal punto di vista dei locali dove poter andare a suonare o ad ascoltare un buon concerto. Siamo sempre stati abituati a spostarci da Solarolo per qualsiasi cosa, quindi è stato molto naturale vivere una realtà che fosse a più ampio raggio. Voi siete una band di ventenni negli anni zero. Come si costruisce una band negli anni zero? 30-40 anni fa era tutto molto diverso ti pare? Per noi la cosa più importante rimane sempre suonare dal vivo. Poi da lì devi saperti muovere cercando di sfruttare tutti i canali. Devi saper essere credibile dal vivo come su internet. È sotto gli occhi di tutti che c’è un cambiamento in corso molto importante nel mondo della musica. Ma resta il fatto che nonostante tutto la parte fondamentale rimane l’attività live. Avete già avuto delle esperienze all’estero (lo Sziget ad esempio) e ne farete altre. Che risposta c’è stata da parte del pubblico? La risposta è stata positiva. Certo, in Italia capita spesso di suonare in club molto piccoli mentre all’estero abbiamo principalmente partecipato a festival molto grossi. Penso che comunque il pubblico sia una parte fondamentale di un concerto e se il pubblico è attento il concerto viene bene ovunque, che sia in Italia o all’estero. Che influenze avete e che artisti italiani vi piacciono di questi tempi? I nostri ascolti sono perlopiù internazionali, ma in Italia ci sono diversi artisti che ci piacciono molto: da Iori’s Eyes a Simona Gretchen, che oltretutto è anche una nostra vicina di casa. Cosa c’è nel vostro futuro? Solo la band o inseguite anche altro? Nel futuro c’è sicuramente cercare di suonare tanto, stiamo concludendo questa serie di date primaverili e stiamo definendo le cose per l’estate prossima. Stiamo già proponendo pezzi nuovi dal vivo e continueremo a lavorare. Per il resto è ovvio che nonostante la musica sia la nostra più grande aspirazione ognuno di noi ha un piano b. Marco Chiffi
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