| MARCO MANCASSOLA | ||||
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Partendo dal titolo del tuo ultimo lavoro, perché chiami i protagonisti del romanzo "superuomini" e non semplicemente "supereroi"? Da un punto di vista, come dire, filosofico, il supereroe novecentesco sembra una declinazione del superuomo. Voglio dire che ‘superuomo' si porta dietro molti significati, molte allusioni positive o negative, molta ‘volontà di potenza', molti riflessi metaforici, sembra insomma un termine più ampio di ‘supereroe'. Anche se, in realtà, il vero motivo è l'idea che questo è un libro pieno di umanità... I personaggi di questo romanzo sono vivi e sono in carne e ossa, hanno una profondità sentimentale che è umana, anzi, nel loro caso, potremmo dire ‘superumana'. Alla Feltrinelli di Bari il libro era venduto nella sezione "letteratura erotica"... Bene: è un libro anche erotico. Male: la solita esigenza di rinchiudere tutto in qualche nicchia specifica. D'altro canto, il titolo, che a dire il vero non ho scelto e non condivido del tutto, punta sulla componente erotica. Attenzione, però: l'eros non è il semplice sesso. L'eros è una forza attrattiva ampia, generalizzata, che ci costringe a fare il conto con l'Altro, e con il nostro stesso corpo. "Il corpo, residuo ultimo della vitalità e del possesso. Il corpo lo abbiamo tutti ed è forse l'unico potere che c'è rimasto. Quando non si può agire più su nulla, sul corpo si può ancora." Simona Vinci. Ci racconti il ruolo della corporeità che esplode prepotentemente tra le righe? Se ho scelto di usare dei supereroi come personaggi, è perché mi interessavano i loro corpi, la loro possibilità di incarnare, alla lettera, le rispettive condizioni esistenziali: l'Uomo di Gomma può allungarsi in ogni direzione, ma non riesce a stringere l'oggetto del desiderio. La mutante Mystique finisce per trasformarsi fisicamente nelle persone che ama. Un paio di recensioni si sono soffermate sul fatto che io, in un modo o nell'altro, finisco sempre per scrivere libri corpo-centrici. Libri sul corpo, libri fisici, quasi fisiologici. Ora, una ‘letteratura fisiologica' è una strada quasi inevitabile, oggi, per molti narratori. Perché il corpo è così importante, tanto da rientrare ossessivamente nei dibattiti etico-politici? (Pensiamo alla questione del testamento biologico). Perché il corpo è l'ultima realtà difendibile. Il corpo è la sede della nostra presenza. Il corpo ci schiude misteri non ancora compresi. L'approdo alla Rizzoli e la pubblicazione di un romanzo strutturato e di respiro internazionale presuppone forse una possibile sceneggiatura e/o traduzione? Ti piacerebbe magari ricavarne una serie televisiva o un film d'animazione? Sceneggiatura impossibile: non credo che la Marvel o la DC Comics acconsentirebbero volentieri!... L'unica parte sceneggiabile sarebbe quella della famiglia De Villa, che peraltro è quella che molti lettori hanno amato di più. Quanto alle traduzioni, per adesso il libro è stato preso in Francia da Gallimard. Gli editori anglosassoni sono più restii, si chiedono perché mai un autore italiano si metta a raccontare una storia così ‘americana'. Questa è la tipica ingenuità del diavolo: l'America plasma il nostro immaginario, poi si stupisce se qualcuno rielabora questo immaginario e glielo rimanda indietro... Hai sempre curato molto l'aspetto performativo nella promozione dei tuoi libri accompagnandoti sovente a musicisti, i tuoi non sono soltanto reading o semplici presentazioni ma performance in piena regola, quanto è importante la dimensione "live" di un libro e il rapporto diretto con i lettori? Quando parlo del corpo e della ‘presenza', non parlo solo dei miei personaggi, parlo anche del corpo e della ‘presenza' dello scrittore. C'è un piano di comunicazione sottilissimo, inafferrabile eppure profondo, che avviene solo nel ritrovarsi fisicamente gli uni al cospetto degli altri. Anche se, ovvio, il muoversi e il parlare davanti agli altri crea disagio, squilibrio, poiché nessun gesto e nessuna voce sembrano abbastanza sicuri, abbastanza definitivi. E io in realtà sono un uomo schivo, che si imbarazza per nulla. Non mi reputo un bravo performer. Mi basterebbe essere un performer sincero. Da precursore dei saggi sulle musiche elettroniche con il tuo ormai pluricitato Last Love Parade come giudichi il panorama attuale e quale scena segui con maggiore interesse? Da qualche anno faccio una vita piuttosto austera, a dormire presto, pochi giri notturni, cose così. Ascolto più musica classica che elettronica. Anche se certo mi emoziono sempre quando sento un buon ‘beat'. Tra gli ultimi lavori che mi hanno seriamente colpito: Untrue di Burial, un anno e mezzo fa, e poi l'ultimo Sébastien Tellier. Quanto alla scena dance, mi stupisco sempre di quanta poca voglia di ballare sembrino avere i ventenni di oggi. Voglio dire, ballare sul serio, ballare per se stessi, per sentirsi pulsare, per sudare fuori l'angoscia dei tempi, come si faceva fino a qualche anno fa.
Emiliano Cito
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