SERGE QUADRUPPANI
Scritto da Dario Goffredo    Mercoledì 08 Luglio 2009 09:36    PDF Stampa E-mail
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altSerge Quadruppani, francese, vive tra Roma e Parigi ed è direttore di una collana pubblicata da Metailié dedicata al noir italiano. Ha scritto diversi saggi e romanzi noir, fra cui L'assassina di Belleville, La breve estate dei colchici, La notte di Babbo Natale, pubblicati nei Gialli Mondadori e praticamente introvabili. Per Marsilio è uscito nel 2007 In fondo agli occhi del gatto. Traduttore dall'americano e dall'italiano, è la voce francese di alcuni dei migliori giallisti italiani, da Andrea Camilleri a Massimo Carlotto, da Marcello Fois a Giancarlo De Cataldo. Coolclub.it gli ha chiesto di raccontarci le sue idee sulla scrittura e sulla società contemporanea. Con la grande simpatia che lo contraddistingue Quadruppani ha accettato volentieri di fare due chiacchiere con noi.

Il tuo ultimo libro pubblicato in Italia è Y, un libro scritto diciotto anni fa, ma che mantiene intatta la sua forza dirompente e la sua attualità, a dimostrare che i buoni libri durano ben più dei canonici tre mesi in libreria. È così anche per te? Credi che Y, sia ancora oggi un libro che ti rappresenta? Lo scriveresti di nuovo?

Ovviamente, non posso che condividere i giudizi lusinghieri sul mio lavoro! Certo, Y mi rappresenta. Non lo scriverei esattamente nello stesso modo (forse un po' più di sobrietà nello stile, un po' meno di sesso - si, è vero, sto invecchiando) ma, nella stessa maniera che in me, c'è sempre il ragazzo di 36 anni fa e quello di 18 anni fa, che fanno sempre parte di me, questo libro fa ancora parte del mio mondo immaginario (che non è separabile dal nostro mondo tout court).

I tuoi libri per me sono diventati come una droga, purtroppo in Italia di difficile reperibilità e sconosciuta ai più, fino all'intervento dell'editore Marsilio. Come spieghi questa miopia italiana nei tuoi confronti?

Caro fan, sono già molto fortunato di avere trovato un buon editore come Marsilio per continuare a pubblicarmi. Oggi, la cultura è un mercato e fino a quando ci saremo sbarazzati del mercato e della merce, dovremo subire le "leggi" del mercato, cioè dei rapporti di forza in cui la qualità delle opere ha un peso, si, ma molto leggero a confronto di altre forze come la stupidità, la moda, il kitsch, le passioni tristi, il bisogno di dormire.

Cosa salvi e cosa invece "butteresti via" della tradizione francese noir e polar?

Salvo sicuramente un certo numero di scrittori. Prima di tutto, Manchette poi Jonquet, Delteil, Prudon, J.-F. Vilar, Leroy, H.-F. Blanc, qualcun altro - e tra i più anziani: Amila, Georges J. Arnaud, Tito Topin (di questo ultimo dovrebbe uscire tra un anno un capolavoro, Photofinish, tradotto per E/O dalla mia traduttrice preferita, Maruzza Loria) e qualcun altro. Butterei un sacco di mezzecalzette, tra cui il pesante Daenaincks che scrive come un burocrate stalinista e pensa lo stesso.

Credo che in Italia i libri gialli francesi più letti siano quelli di Fred Vargas.

Il caso Vargas, per me, è complicato. Ho molta simpatia per lei per ragioni extra-letterarie (come persona è gentile e vera, condivido con lei la difesa di Cesare Battisti, e lei lo fa con un coraggio e un dedizione imparagonabili - anche se, facendolo, spara un sacco di cazzate). Come scrittrice mi fa dormire ma, tra l'altro, lei ha dichiarato che i suoi libri erano dei "calmanti". Questa parola risponde alla tua domanda. I nostri contemporanei stanno ancora, per ora, cercando di calmarsi invece di arrabbiarsi - ma il giorno della rabbia verrà, questo è sicuro (se sarò ancora vivo, non lo so, ma comunque, è l'attesa di questo giorno che mi permette di ridere ancora davanti alla gigantesca e tragica buffonata che si chiama "ordine mondiale" o "civiltà tardocapitalista").La situazione nel "mio" paese rassomiglia molto a quello del "tuo" (questi possessivi mi fanno ridere, spero che capisca perchè): al capo dello stato, un potere crepuscolare di un cinismo mai visto, che scatena le repressioni contro i più deboli per tentare di dominare il cuore di quelli che sono un po' meno deboli, un opposizione istituzionale in coma terminale, dei movimenti di resistenza (l'Onda qui, le lotte degli universitari qua, la Guadeloupe, i sans-papiers). Una cosa è diversa in Italia: la resistenza culturale è molto più raggruppata e organizzata (tra l'altro, intorno alla New Italian Epic e agli amici di Carmilla).

Conosci molto bene il panorama italiano. Cosa pensi dei nostri autori gialli e noir, dai maestri celebrati come Camilleri ai più giovani (letterariamente parlando) come Nino D'Attis o Angelo Petrella?

Ne penso un sacco di bene, come direttore di collana ne ho pubblicati un bel po' nella mia Bibliothèque italienne, e ne pubblicherò sicuramente tanti altri (tra cui, i due ultimi nomi citati).

Da lettore, cosa cerchi in un romanzo noir?

Atmosfera, scrittura, punto di visto sul mondo e, in un modo o l'altro, rabbia.

Infine ti vorrei chiedere una battuta sul caso Battisti, di cui le cronache italiane sono tornate a parlare negli ultimi tempi.

Per ora, prevale l'isteria mediatica e l'amnesia organizzata. Un giorno o l'altro, verranno dei nuovi storici, come è successo per esempio in Israele dove una nuova generazione sta rivisitando i miti del sionismo. L'Italia si dovrà confrontare con la storia degli anni ‘70, come la Francia si è confrontata con la storia della guerra d'Algeria o di Vichy. Speriamo che, nel frattempo, Cesare avrà potuto rifare la sua vita in Brasile o altrove. Invito tutti i lettori a comprare e a diffondere il libro appena pubblicato da DeriveApprodi: Il Caso Cesare Battisti: quello che i media non dicono. In particolare, bisognerebbe fare leggere in tutte le scuole il testo di Tarso Genro, il ministro della giustizia brasiliano, in cui spiega le ragioni per cui ha concesso l'asilo politico a Cesare. Il disprezzo con cui certi politici e giornalisti italiani hanno parlato del Brasile in questa occasione è veramente ridicolo: che credono di essere, la Francia o l'Italia davanti a paesi emergenti come il Brasile? Spero bene che il Brasile non si arrenda davanti alle pressioni deliranti dell'Italia e faccia vedere fino in fondo a questi due paesini europei dove sta oggi la culla della civiltà!

A proposito sai già quale sarà il tuo prossimo titolo che leggeremo in Italia?

In francese, si chiama Rue de la Cloche, è il secondo della trilogia iniziata con Y. Non abbiamo ancora deciso niente per il titolo italiano.


Dario Goffredo

 

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