BOOKS BROTHERS
Scritto da Michela Carpi    Venerdì 02 Aprile 2010 11:51    PDF Stampa E-mail
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Books Brothers: associazione “di pronto intervento letterario” nata all’ombra degli anni Ottanta, ha fatto crescere e conoscere quelli che all’inizio vennero salutati con stupore come gli autori di uno sconosciuto “Sud Estremo”. Da allora, sono passati più di vent’anni, Books Brothers si è conquistata la fiducia di autori e lettori in ogni parte d’Italia attraverso un capillare e costante lavoro di ricerca tra le scritture più vive delle giovani generazioni. Domenica 25 Aprile, a Roma, viene presentato uno dei suoi ultimi frutti (e, per rimanere nella metafora, uno dei più maturi): l’antologia di racconti e testi di critica letteraria Frammenti di cose volgari. Ne parliamo con uno dei curatori, lo scrittore Maurizio Cotrona.
Books Brothers: il nome riecheggia quello del film, Blues Brothers… perché quest’omaggio?
Ok, confesso: sono un Brother della seconda ora e quando è stato scelto il nome non c’ero! Mi viene in mente solo lo slogan che accompagnava la nostra sigla: Books Brothers, everybody needs some book to love!

Da quale bisogno è nata, qual è il vuoto che voleva colmare?
Il big bang di Books Brothers si può fare risalire al 1988, anno in cui  Gaetano Cappelli, Michele Trecca ed Enzo Verrengia hanno invitato gli autori meridionali under 25 a venire allo scoperto. L’idea era quella di creare uno spazio di lavoro per la letteratura non masticabile con logiche aziendali ma “proiettata all’offensiva per piegare il presente ad un senso comune o condivisibile”. È l’idea sintetizzata con lo slogan “per una scrittura a trazione anteriore”, che non vuole definire altro se non una scrittura che non deve rendere conto a nessuna logica se non a quella della scrittura stessa. Ne è venuta fuori l’antologia Sporco al sole, un esperienza di indubbio successo, in termini di scouting (ci stavano dentro Ottavio Cappellani, Francesco Dezio, Annalucia Lomunno e Livio Romano) e di dibattito suscitato. Noi ancora oggi cerchiamo di tener vivo quello spirito.

Poi è arrivato il debutto in rete: cosa è cambiato? Cos’è Books Brothers oggi?
La rete ha reso possibile una dimensione di laboratorio “economica” e “permanente”. Una manciata di persone ha potuto creare un piccolo ma vitale “ambiente creativo”, dove gli autori ricevono l’attenzione e il rispetto che meritano. Senza promettere nulla se non la possibilità di confrontarsi con una redazione competente (si spera) e uno spazio in cui venire allo scoperto.

In cosa, soprattutto, ti sembra cambiato il clima letterario – e culturale – rispetto al momento in cui avete iniziato?
Mi sembra che sia aumentata “quantitativamente” l’offerta complessiva. C’è moltissima roba di qualità media in giro ed è difficilissimo essere notati. Un caso come quello di Sporco al sole oggi non riceverebbe alcuna attenzione, temo.

Quanto BB è strettamente pugliese, e in cosa, e quanto aperta ai fermenti del resto d’Italia?
È pugliese la genesi, ma ormai l’ancoraggio è saltato. L’origine pugliese di alcuni dei fondatori resta un fatto accidentale; la nostra redazione ha varcato i confini e nel nostro bacino di autori non è possibile riconoscere alcuna prevalenza geografica.

C’è, qualcosa, secondo te, che definisce la tipicità di una “letteratura del Sud” rispetto a quella del Centro o del Nord?
La tendenza al lamento è una debolezza atavica. Ma se mi guardo attorno scopro che non sono stati gli autori meridionali a guarire dal cosiddetto “dolorismo” ma, anzi, sono stati quelli centro-settentrionali ad esserne contagiati. Ormai l’Italia è un grande meridione, pieno di cani-tartufo del marcio. Faccio l’esempio del recente romanzo Acciaio, di Silvia Avallone:  è  ambientato a Piombino, ma è simile a tanta roba che ho dovuto leggere sulla mia Taranto. 

Avete appena autoprodotto un’antologia di testi critici e letterari. Ci spieghi il titolo: Frammenti di cose volgari?
“Frammenti” perche dentro l’antologia sono finiti pezzi di una cosa molto più grande; la dimensione complessiva del lavoro svolto su booksbrothers.it può essere colta sfogliando il retro del libro: Acqua passata, ovvero un catalogo accurato di tutto quello che è stato pubblicato sul sito nei tre anni dal 2006 al 2008. Abbiamo definito questi frammenti “volgari” perché li consideriamo “vicini”, “veri”, “umani”. Sono pezzi di Italia, pezzi del nostro tempo, persone.

Quanti testi ricevete/avete ricevuto?
Mi fai felice con questa domanda e, grazie al lavoro di catalogazione svolto da Antonio Gurrado, posso rispondere in maniera molto precisa! Dal 2 gennaio del 2006 a San Silvestro del 2008, booksbrothers.it è vissuto su 473 interventi, con una media di quasi mezzo intervento al dì, quindi 3,3 a settimana. Per citare Gurrado “i blog – non solo letterari – nascono e muoiono nel breve volgere dell’entusiasmo o dell’ottimismo, Books Brothers è perdurato ed è stato costante, il che significa che ha sempre avuto qualcosa da dire”. Con la nostra Area Creativa abbiamo mandato in onda la bellezza di settanta autori diversi. E nel 2009 i numeri si sono quasi duplicati… è un caso in cui quantità vuol dire qualità.

Cosa consigli a un esordiente scrittore?
Nel mio caso ha funzionato considerare i rifiuti non come una persecuzione, ma come un invito a migliorare. Per il resto considero utile acquisire un po’ di dimestichezza del mondo editoriale, leggendo autori contemporanei e, perché no, frequentando un corso/laboratorio di scrittura creativa. I corsi non aiuteranno a scrivere meglio ma costringono lo scrittore ad uscire dal proprio guscio fatto di sbalzi di umore selvaggi (Oddio, non valgo una cicca! Oddio, sono un genio incompreso!).

Di quali esordi vi sentite più fieri? (Se vi sentite fieri di qualche esordio…)
Ho già citato Cappellani, Dezio, Lomunno e Romano. Posso aggiungere Andrea Corraro, Giovanni Di Iacovo, Francesco Lanzo, Roberta Jarussi e Andrea Di Consoli. Ma, conoscendomi, è probabile che stia  dimenticando i migliori.
Michela Carpi
 

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