ENZO MANSUETO
Scritto da Stefano Donno    Venerdì 02 Aprile 2010 11:50    PDF Stampa E-mail
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Scassata dentro, l’ultima proposta di Enzo Mansueto, per i tipi delle Edizioni D’if, è un gigantesco buco nero che inghiotte qualsiasi cosa, anche il silenzio e la disperazione. Libro di prose e versi, disco poetico, con musiche e sonorizzazioni centrifughe, elettroniche, acustiche, post-rock prodotte da La Zona Braille (lo stesso Mansueto, con Davide Viterbo e Angelo Ruggiero). Oggetto alfabetico-sonoro non identificato. Esso diviene demiurgicamente Voce tonante la deriva del sociale – dall’Abisso dell’ex-sistere – e lamento funebre del Progresso, delle magnifiche sorti, annichilite dall’urlo del No Future. Mansueto è, in una parola: agghiacciante. Gli abbiamo rivolto qualche domanda per guidarci in questo viaggio nella zona del disastro.

Come mai un libro/disco poetico?
La parola tipografata, contagiata dai new media è slittata fuori pagina. Il marchingegno-libro si è scassato e la voce, digitalizzata e scorporata, torna a vibrare nella sfera dell’acustico, nella zona cieca di una nuova oralità. In ciò, La Zona Braille è avanguardisticamente arcaica.

Come si usa quest’oggetto?
Ognuno ne fa quel che vuole. Io suggerisco un ascolto notturno, a pieno volume su impianti ad alta fedeltà o in una buona cuffia. E gli occhi ben spalancati/chiusi sulla pagina. Poi, quando la parola ti ha invaso e ritornellato, butti tutto nell’iPod e ti smarrisci tra le psicogeografie della città.

Scassata dentro parla il linguaggio della metropoli e si nutre delle sue paure ancestrali. Quali?
Dell’alienazione, innanzitutto. Intesa anche come invasione dell’alieno. Una paura che a volte si ribalta nell’euforica e schizofrenica ebbrezza del perdersi. La metropoli per me è anche questo: essere uomo della folla è anche essere oltre l’uomo, nell’orizzonte artificiato della giungla urbana e delle sue stratificate mappature, topografiche e mentali.

Scassata dentro parla il linguaggio della poesia civile. Azzardo o ipotesi plausibile?
Sì, ma solo in modalità indiretta, poiché l’anatomia dell’orrore, la stessa pornografia, offre argomenti ad un’etica dell’agire. Giammai, comunque, essa parla il linguaggio dell’impegno ideologico. Da anarchico, abituato a stare dalla parte delle minoranze etiche, manifesto il mio impegno nella polis col mero esistere a modo mio.

Scassata dentro parla il linguaggio di una sub-condizione umana fatta di particole di vita. Siamo già oltre Dick, ovvero in quale multiverso siamo?
No, era Dick che era oltre. E noi ora ci siamo dentro in pieno: derealizzazione, tempo fuor di sesto, replicanti, ipercontrollo tecnologico, non sono più ingredienti per romanzi di fantascienza. La tele-visone, che riempie gran parte dei versi di Scassata dentro, è la metafora di un generatore di realtà parallele nelle quali, anche corporalmente, la nostra vita si aliena, subendo una inaudita metamorfosi. In qualche modo, le poesie sonorizzate di Scassate dentro emulano i meccanismi invasivi e subliminali di questa “realtà” esaltandone il carattere allucinatorio. Come tutta la vera letteratura, siamo in presenza di un potente allucinogeno!
Stefano Donno
 

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