| FERNANDO CORATELLI | ||||
|
|
Come credete che accada un’intervista? Come un dialogo? L’intervistato ascolta le domande: risponde; l’intervistatore ascolta le risposte: domanda di nuovo.
La maggior parte delle interviste che leggete, invece, accade in due tempi. Le domande sono preparate prima delle risposte. Le risposte si danno conoscendo tutte le domande. L’unica vera domanda, quindi, è la prima. Quella che segue è la trascrizione infedele di una prima domanda. Vivi a Milano. Hai un’agenzia di servizi editoriali. Scrivi da quando hai tredici anni. Organizzi eventi legati alla letteratura. Non potevi fare tutto questo, compreso vivere a Milano, restando in Puglia? Avrei voluto fare tutto questo vivendo a Parigi o New York, invece mi sono limitato a Milano. D’altronde Milano è la Bari del Nord, o meglio la Lombardia è una succursale appula. Credo ci siano più pugliesi qui che in Puglia stessa. E poi dopo avere organizzato un evento letterario a Bari, a febbraio, non è detto che non si possa ripetere l’esperienza, anzi. Oppure speriamo aprano tante ottime case editrici sul territorio che mi costringano a tornare in “patria”. Qualunque cosa tu abbia risposto, dimmi, se già non l’hai fatto: c’è, cos’è, dov’è, la cosiddetta generazione di nuovi scrittori pugliesi di cui (alcuni) parlano? Risposta complessa. C’è una generazione di scrittori pugliesi (nuova non è l’aggettivo appropriato perché manca la vecchia generazione - salvo che non si voglia considerare Nigro sineddoche totalizzante della vecchia generazione). Cos’è, è domanda cui non saprei dare risposta, sono un poco tutti per cazzi loro sparsi per l’Italia (così ti rispondo pure al dov’è). Il chi sono, che non mi hai chiesto, potrebbe essere interessante. In ogni caso non esiste una scuola pugliese, strictu sensu, potrei giusto dire che è esistita anni fa una associazione a Bari (Metropolis) che aveva una sezione letteraria (Daedalus) che si incontrava in sede e chiacchierava di poesia e letteratura - una sorta di Barcamp ante litteram (anche piuttosto casuale). A quelle riunioni partecipavo io, Nicola Lagioia, Andrea Piva fra gli altri. Hai un cane e in Altrotempo racconti di una ricerca che nasce da una fuga. Trova la domanda. Scrive un famoso autore sudafricano che il dolore è come un cane fedele che ti segue dappertutto. Poi, nel dolore, il protagonista di un romanzo di quello scrittore sudafricano fugge dalla vergogna curando cani. La storia letteraria è costellata di cani e di fughe, da Odisseo che fugge perché de’ remi [facesse] ali al folle volo, ma alla fine l’unico che davvero lo riconosce è il suo Argo, fino a Timbuctu di Auster. Non so se ho trovato la domanda ma di sicuro ho un cane che mi seguirebbe nella fuga e avrebbe naso per la ricerca. Quando finisci di scrivere, i tuoi personaggi continuano a vivere nella tua testa? Continui a immaginare cosa fanno, cosa faranno, cosa avrebbero potuto fare altrimenti? Sì, vivono a lungo nella mia testa. Continuo a immaginare cosa facciano e cosa faranno. Per esempio Giulia, la protagonista di Altrotempo, passa casualmente nel nuovo romanzo che ho scritto, sulla sua Polo blu, è ancora in giro, è ancora affascinante sebbene abbia ormai qualche anno in più. Francesco invece no. Il protagonista di Altrotempo non l’ho più sentito, ho provato una volta a chiamarlo ma non mi ha risposto. Deve essersi offeso per qualcosa. Arcangelo Licinio
|






