| BOLOGNA VIOLENTA | ||||
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Oltre a suonare con Teatro degli Orrori, Baustelle, Alessandro Grazian, Franklin Delano e tanti altri Nicola Manzan è anche Bologna Violenta, un mix di electro, grindcore e follia.
Il preludio alle schegge di violenza, i brevi intervalli di respiro alla frenesia, gli inserti midtempo fanno dei tuoi brani degli affreschi musicali che se dilatati e rallentati sarebbero brani strutturati e normali. Possiamo dire che i tuoi brani sono canzoni lanciate alla velocità della luce? O cosa? Non posso negare che alcuni pezzi abbiano una struttura abbastanza vicina alla forma-canzone. Ci sono delle strofe e dei ritornelli, ma l’assenza del cantato e la velocità rendono il tutto parecchio diverso dalle canzoni “tradizionali”. Per me l’obiettivo è quello di scioccare l’ascoltatore, e la velocità, secondo me, può essere un ottimo strumento di terrore. Le frasi, frammentarie che intermezzano o introducono i brani sono Haiku eretici, cut up da film, slogan. Da dove viene questa idea postmoderna? Quello che si sente nel disco è un lavoro di rielaborazione di tematiche affrontate nei mondo movies. Dal vivo uso anche degli spezzoni audio presi da poliziotteschi o documentari. Mi ha sempre affascinato l’uso del cut up, tecnica già in voga negli anni sessanta per quel che riguarda la letteratura. Mi piace l’idea di manipolare materiale sonoro e soprattutto parlato. Ne Il Nuovissimo Mondo questa tecnica mi ha consentito di rendere i concetti più estremi e diretti. L’idea di vedere i testi del mio disco come degli haiku eretici non è male, comunque... La tua musica è molto vicina all’arte. I tuoi concerti sono vere e proprie performance. Come ti approcci alla dimensione live? Inizialmente la cosa un po’ mi spaventava. Dopo un centinaio di concerti posso dire che mi trovo sempre a mio agio sul palco, faccio emergere quello che ho dentro, il senso più profondo dei pezzi. Non ci sono filtri, ci sono metafore, prese in giro e prese di coscienza. Un po’ quello che è la mia vita, come penso anche quella di tutti. Ascoltando la tua musica emergono due passioni: i film polizieschi anni ’70 e l’hardcore. Quali sono i tuoi riferimenti musicali? Ho iniziato a studiare musica a cinque anni, e a suonare il violino a sette. Ho fatto molta musica classica fino a qualche anno fa come violinista. Quindi ho un background classico molto forte, che mi influenza molto nella scrittura dei pezzi. Adoro Bach e nei due dischi ci sono degli omaggi al maestro tedesco. Verso i quindici anni ho cominciato ad ascoltare grindcore e soprattutto l’hardcore italiano degli anni ottanta. Ad un certo punto i due mondi hanno cominciato ad avvicinarsi, e credo che Il Nuovissimo Mondo sia un’immagine abbastanza chiara di quello che ho in testa in questo momento. Ovviamente poi ci sono molte citazioni “cinematografiche”, quindi molti richiami a colonne sonore di Ortolani o Morricone. Il nuovissimo mondo si presenta come un epitaffio. È la morte di una nazione? Di un pianeta? Cosa vuole comunicare questo album? È il declino del genere umano. Volevo che la copertina raffigurasse in maniera molto esplicita il futuro dell’uomo. Ho messo una mia foto, ma poteva esserci la foto di chiunque. Questo disco parla dell’essere umano in quanto animale che si sta auto-estinguendo. Oltre al tuo progetto Bologna Violenta collabori come chitarrista e polistrumentista con molti artisti. Ci parli di questa tua altra anima? Ho suonato con molte band ed ho registrato il mio violino in parecchi dischi. A volte sono collaborazioni che durano il tempo delle registrazioni, in altri casi nascono progetti più a lungo termine, vedi ad esempio con Il Teatro Degli Orrori, per cui ho registrato i violini dei due album ed ora, a distanza di quattro anni dal primo “incontro”, sono in pianta stabile nella loro line-up dal vivo. Oppure con Alessandro Grazian, che aveva bisogno di un violinista per qualche data e alla fine ci siamo ritrovati a farne più di cento e a registrare tre dischi insieme. È un aspetto molto bello di questo lavoro, ho la possibilità di esibirmi molto dal vivo e di avere sempre nuovi input che vanno a riflettersi sul mio gusto musicale e sulla mia professionalità. Osvaldo Piliego
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