| FILIPPO LA PORTA | ||||
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Il bravo editore Manni ha pubblicato È finita la controra, un’antologia curata dal critico Filippo La Porta che raccoglie brani dai romanzi di diciannove scrittori pugliesi nati tra il 1956 e il 1986. Secondo La Porta la scena letteraria pugliese è “affollata e vitalissima”. La Puglia sta vivendo un nuovo rinascimento letterario, o Nuovelle Vague grazie alle “contraddizioni, che, ovunque presenti, vi sono estremizzate: tra arcaico e postmoderno, globale e locale, moralità e corruzione, illegalità e bisogno di ordine”.
Una premessa è d’obbligo: fa molto piacere vedere raccolte in un unico volume alcune delle migliori pagine scritte da autori pugliesi negli ultimi anni. Leggere, come se fosse un unico grande racconto, le storie di Puglia e di pugliesi. I diciannove autori raccolti nel libro sono diversissimi tra loro per genere e tematiche trattate: si va dal giallo-noir di De Cataldo, Carofiglio, Lomunno e, se vogliamo, De Michele, al western pugliese di Omar Di Monopoli, ai reportage di Alessandro Leogrande, al blog trasferito su carta di Pulsatilla, alle invenzioni narrative e linguistiche di Livio Romano, Carlo D’Amicis, Mario Desiati e Cosimo Argentina, allo sguardo cinematografico di Andrea Piva. Ma i diciannove autori sono diversissimi tra loro anche per storie personali e per il loro rapporto con “l’astronave madre”. Ci sono gli “emigranti”, la maggior parte, come De Cataldo, D’Amicis, Argentina, Desiati, Vito Bruno, De Michele, Leogrande, Piccinni, Emiliano Poddi, Pulsatilla, Angela Scarparo. A questi va aggiunto Omar Di Monopoli, che dopo aver scritto i primi romanzi nella sua Manduria si è trasferito anche lui a Roma. E poi ci sono quelli che “resistono” che nella loro Puglia ci vivono e lavorano oltre a raccontarla. Sono pochi ed è sintomatico forse di quanto questa terra si contraddittoria e dura, anche con i suoi figli migliori. Ma allora,s e così diversi sono tra loro gli autori “censiti”, quali sono stati i criteri di scelta? “Uno su tutti: trattasi di letteratura e dunque l’invenzione espressiva, la personalità stilistica. Devo percepire nella pagina scritta che la lingua incontra – anche drammaticamente - una resistenza del “fuori” e così si torce, si adatta, si frammenta, si reinventa… La letteratura nasce sempre da un attrito, da una scintilla. Aggiungo: folklore a parte, mi piace anche sentire in questi scrittori l’incanto rapinoso della loro terra, il misticismo cristiano e pagano, l’ansia d’oriente di cui parlava il grande francesista Giovanni Macchia (di Trani)”. Dario Goffredo
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