| NICOLA LAGIOIA | ||||
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Dopo Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj del 2001 il barese Nicola Lagioia non si è mai fermato. Occidente per Principianti è uscito nel 2004 (Premio Scanno, finalista Premio Bergamo, finalista Premio Napoli). Segue 2005 dopo Cristo e il saggio Babbo Natale. Ovvero come la Coca-Cola ha colonizzato il nostro immaginario collettivo, oltre alla partecipazione a diverse antologie. È curatore per minimum fax della collana Nichel.
Qualche anno fa, durante una sorta di stati generali della letteratura pugliese, preconizzasti un panorama letterario che ora sembra più che mai delineato e definito. Come vedevi e come vedi la Puglia che scrive? La Puglia che scrive, che fa film, teatro, musica è evidentemente ormai una realtà importante. Non era mai successo prima, con una simile vitalità e eterogeneità. Vorrei a ogni modo ricordare – fosse anche per orgoglio – che il fenomeno è nato senza il minimo aiuto da parte di istituzioni, quasi sempre con gli scrittori, i registi, i musicisti, gli artisti che si sono giocati tutto in prima persona. Lacapagira, che è del 2000 e, almeno dal punto di vista cronologico, ha aperto il varco, è forse stata prodotta in Puglia? La letteratura del Sud, non solo negli scenari ma anche nei temi è oggi à la page. C’è un perché in questo fenomeno? Se è à la page vuol dire che è già morta, dunque spero dia il meglio di sé quando sarà passata di moda. Le mode sono effimere, stupide, e spesso vampiresche persino con quel po’ di buono da cui sono state generate. Sul perché non saprei, a parte il fatto che forse, una regione per lungo tempo lontana dai grandi riflettori, ha avuto tutto il tempo e i modi per mantenere viva, e anzi rinnovare la propria identità senza troppi sputtanamenti. Dunque il difficile arriva adesso. La Puglia è cambiata molto in questi anni, secondo te è merito della politica, di una sorta di flusso di ritorno di alcuni talenti, o semplicemente la normale evoluzione di una terra? Valga per questo (sebbene non sia sufficiente) la risposta precedente. Sulla politica rimango cauto. Spero che Nichi Vendola, dopo aver vinto queste elezioni regionali, non si innamori troppo di se stesso, perché questo rischia di essere il suo tallone d’Achille. Su Emiliano ho invece già perso da tempo le speranze: subito dopo essere stato rieletto, la prima mossa del sindaco è stata sbarazzarsi dell’assessore alla cultura tenendo per sé la delega: il rischio è del ritorno della cultura come folklore, la sagra del trullo e della cima di rapa. Eppure la cultura potrebbe essere davvero uno dei nostri trampolini di lancio. Guardate a cosa hanno fatto Mantova e Gavoi con i loro festival letterari. Tra scrittori del sud e scrittori che scrivono del Sud la lista è lunghissima, quali sono i nomi più interessanti? La lista è veramente troppo lunga. Per rimanere alla Puglia, e alla prosa, mi piacciono tutti gli scrittori che, pur parlando di provincia (o anzi, a maggior ragione), si sono smarcati dal provincialismo, come Andrea Piva, Carlo D’Amicis, Mario Desiati, Liviano D’Arcangelo, Giancarlo De Cataldo o il Cosimo Argentina di Maschio adulto solitario. Ne ho dimenticato sicuramente qualcuno. La Puglia non è solo terra di autori ma anche di editori, come vedi questo fiorire di possibilità? Guardo al fermento editoriale pugliese con speranza. Credo che – per quelli che ancora la praticano – non si faranno passi avanti con le pubblicazioni a pagamento. Aspetto (e spero ardentemente) che a un certo punto venga fuori la Sellerio pugliese. Fino a quando non accadrà, alla cultura della nostra regione mancherà sempre qualcosa. Insomma, un editore pugliese di rilevanza nazionale… C’è la Laterza, certo, ma io ne vorrei un’altra, di eguale importanza, che si occupi anche di narrativa e di poesia. Spero che a Manni, o a Besa, o a un’altra delle emergenti case editrici pugliesi, accada quello che è accaduto per esempio a e/o. Dirigi una delle collane di letteratura italiana più ambite. Hai, giusto per citare un’antologia pubblicata da voi, la cognizione della qualità dell’aria della narrativa italiana. Com’è il nuovo panorama letterario? Dove credi si stia indirizzando? Credo che la letteratura di casa nostra abbia dato, negli ultimi quindici anni, segni di grande vitalità, il che non significa necessariamente l’eccellenza. La riscoperta del nostro Paese, dopo gli anni Novanta che furono il decennio dell’escapismo e dell’esotismo, mi sembra il dato più significativo. Il tuo ultimo romanzo Riportando tutto a casa fa i conti con la tua città (Bari) e con un periodo storico ben definito e delineato (gli anni ’80). È un romanzo che credo racconti molto di te, perché queste scelte oggi? È una tendenza generale? Credi ci sia un bisogno di raccontare la storia e le vite di questo paese? Forse è meglio che la risposta a queste domande le dia direttamente il romanzo, o voi lettori, non le dichiarazioni d’intenti dell’autore. In questo numero di Coolclub.it abbiamo intervistato anche il tuo collega Mario Desiati. Anche lui scrittore ed editor, un altro pugliese approdato alla grande editoria. Cosa ne pensi? Gli auguro di continuare a fare bene il suo lavoro come ha dimostrato in questi anni. Come scrittore, che continui a scrivere bei romanzi. Come editor, che faccia scrivere a Cosimo Argentina il bel romanzo di cui sicuramente è capace. Osvaldo Piliego
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