| LORIANO MACHIAVELLI | ||||
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Nato a Vergato (Bologna) nel 1934, Loriano Macchiavelli è uno degli scrittori di genere poliziesco più conosciuti e letti in Italia. Da un suo romanzo (Passato, presente e chissà) è stato tratto lo sceneggiato televisivo per Rai Due Sarti Antonio brigadiere (regia di Pino Passalacqua) in quattro puntate e andato in onda nell'aprile del 1978. Nel 1988 Rai Due ha prodotto una serie di 13 telefilm, tratta da suoi romanzi e racconti, (regia di Maurizio Rotundi, protagonista Gianni Cavina) i cui esterni sono stati girati interamente a Bologna e dintorni. La serie ha per titolo L'ispettore Sarti - un poliziotto, una città ed è andata in onda su Rai Due a partire dal 12 febbraio 1991 e replicata nel 1993.Numerosi suoi romanzi sono stati tradotti all'estero: Francia, Germania, Ungheria, Cecoslovacchia, Unione Sovietica, Giappone, Romania. Ha pubblicato e pubblica con i maggiori editori italiani: Garzanti, Rizzoli, Mondadori, Einaudi, Rusconi, Cappelli. Ha collaborato e colabora con numerosi quotidiani e periodici. Assieme a Marcello Fois e Carlo Lucarelli ha fondato il «Gruppo 13» e con Renzo Cremante ha fondato e dirige la rivista «Delitti di Carta» che si occupa esclusivamente di poliziesco italiano.Di pochi giorni fa l'uscita in libreria dell'ultimo romanzo della serie di Sarti Antonio, Delitti di gente qualunque, che sancisce, a cinque anni di distanza il ritorno di Sarti Antonio, sergente. Partiamo dal ritorno di Sarti Antonio. Come lo ha trovato in salute? Mi pare fossero cinque anni che non incontravo Sarti Antonio, sergente. L'ho ritrovato mentre, da clandestino e accompagnato da una guida eccezionale (una giovane che continuo a ringraziare), visitavo la Rocchetta Mattei in quel di Riola di Vergato. Da clandestino perché la Rocchetta era in uno stato miserando. Fortunatamente (o sfortunatamente) la stanno restaurando. Alla Rocchetta ero entrato più volte da ragazzo. Nei suoi meandri giocavo a guardie e ladri e temo di essere stato sempre il ladro: quando si dice il destino. All'incrocio di due corridoi mi sono fermato, mi sono guardato attorno e ho pensato: "Ecco un posto dove Sarti Antonio, sergente, si troverebbe bene. Perché non portarcelo?" L'ho fatto e mi sono trovato (ritrovato) bene con lui, forse un po' più affaticato del solito, ma sempre con una grande umanità. Almeno spero. L'ambientazione del nuovo romanzo è decisamente diversa da quelle cui lei ci aveva abituati. È dovuta al cambiamento di Sarti o di Bologna? Bologna. Non la riconosco più, non è più la mia città. Meglio o peggio, non tocca a me stabilirlo: lo farà chi ci abita. Io mi sono ritirato in montagna. Forse un giorno, se troverò il movente giusto, proverò a tornare, assieme a SA, a ripercorrere i vicoli del centro storico. O i suoi sotterranei. Chissà. E come è cambiata, secondo lei, Bologna negli ultimi trent'anni? Come sono cambiate tutte le città del mondo. Sono andate avanti. Il problema è che le città, andando avanti, si sono lasciate dietro gli abitanti. Anche questa può essere una mia sensazione. E anche qui la risposta tocca ad altri. Lei è stato un pioniere in Italia per quanto riguarda le serie televisive di genere, e c'è da dire senz'altro che la serie di Sarti Antonio, andata in onda la prima volta più di vent'anni fa, resta ancora una pietra miliare. Che cosa è successo da allora in Italia? Secondo lei è migliorata l'offerta televisiva per quanto riguarda il giallo o il noir? Le è capitato di vedere qualcosa di interessante ultimamente? Mi fa piacere sentirlo dire. A volte mi capita di rivedere uno dei tanti film andati in onda (li stanno ritrasmettendo da varie parti) e scopro cos'è che faceva la differenza fra le storie di Sarti Antonio e le altre. Le storie di Sarti Antonio, sergente, alla fine lasciavano (e lasciano) l'amaro in bocca. Le altre finivano con il sorriso. Cosa c'è da sorridere anche se hai scoperto il responsabile di un qualunque delitto? C'è la consapevolezza che le cose non finiranno qui. Che non finiranno mai fino a quando la società che il delitto lo produce, non cambierà obiettivo. Allora, perché sorridere? Ma forse sbaglio io: compito delle storie (televisive o letterarie) non dovrebbe essere far vedere com'è il mondo, ma come potrebbe essere se... Un po' di gioia in un mondo che la gioia se l'è dimenticata. Ma poi mi viene il dubbio: e se si sognasse solo, cosa sarebbe della realtà. Insomma, le cose sono complicate. Non so se l'offerta televisiva sia migliorata o no. So che adesso, grazie a nuovi e giovani autori italiani, possiamo vedere anche frammenti del nostro mondo, del mondo nel quale viviamo noi. Non soltanto come sono gli Usa o la Germania. E per quanto riguarda le "letterature poliziesche" come trova il panorama italiano? Crede che tra le nuove leve ci sia qualcuno in grado di raggiungere gli ottimi livelli a cui lei, Camilleri e altri hanno abituato il pubblico italiano? Ho sempre sostenuto, anche in tempi andati, quando il noir italiano non era nelle litanie dei santi, che per la rinascita del romanzo di genere italiano, servivano tre elementi. Uno di questi era l'apporto dei giovani. Oggi c'è e auguro ai giovani di continuare a portare idee nuove. E entusiasmo. Come si è avvicinato al mondo del giallo? Nel modo classico: leggendo romanzi. Leggendo si impara ad amare la lettura. E anche a scrivere. Per finire, ci consiglia due libri da non perdere assolutamente? Facciamo un romanzo tout-court e un romanzo di genere. Per il primo, Don Chisciotte, il romanzo dei romanzi, e per il genere, suggerisco un romanzo qualsiasi di Chandler. Per quest'ultimo suggerimento, avrei voluto segnalare un mio romanzo, ma mi sembrava vergognoso. Dario Goffredo
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