| ELLIOT EDIZIONI | ||||
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Elliot edizioni: una casa editrice giovane (tre anni di vita nel già affollato panorama capitolino), che ha dato rapidamente prova di saper resistere al tempo e offrire testi di qualità. In prima linea si espone con la narrativa straniera: “testi che spaziano dalla letteratura alla graphic novel, dal fumetto d’autore a quello ultrapop con un occhio di riguardo alle punte più interessanti e “di confine”, fino alla riscoperta di autori del passato più o meno recente ancora in attesa di essere conosciuti in Italia”. E poi gli italiani, giovani e di qualità, scelti per la collana Heroes da Massimiliano Governi, scrittore, editor, cane da tartufi in grado di annusare il nuovo che verrà. E di anticiparlo. Lo intervistiamo per voi.
Avrei voluto chiederti chi sono gli Heroes a cui fa riferimento la tua collana, ma poi ho trovato la risposta da sola, su facebook: “Gli Heroes non sono quelli del fumetto e della fantascienza, ma quelli della vita reale. Uomini senza mantello e superpoteri. Comuni mortali che lottano a mani nude contro la vischiosità del male, eroi quotidiani che combattono tutti i giorni, tutte le ore, gli eroi del niente”. Ora che so il perché del nome ti chiedo il perché della scelta. Chi sono, in concreto, nel cuore dei loro romanzi, gli heroes di cui i tuoi autori ci parlano? Volevo dare l’idea di una resistenza umana, di un combattimento quotidiano, di un corpo a corpo con la vita. Gli Heroes non sono quelli di David Bowie, eroi solo per un giorno, ma casomai quelli di cui parla Caparezza, eroi tutti i giorni, tutte le ore. È un eroe chi lotta per lo stipendio e per la pensione, ma anche chi combatte per non farsi divorare dall’anoressia come Vale, la protagonista di valeANA, o chi passa i suoi giorni a sfuggire la vita addomesticata e le regole, come Bastiano, il ragazzo selvaggio de I Cariolanti. In una cultura invasa da supereroi e superpoteri, questi “eroi del niente” hanno la forza di proporsi come modello alternativo? Più in generale, ci sono autori di narrativa che oggi abbiano la forza di proporre – attraverso i loro personaggi - modelli vivi e credibili? Gli eroi del niente si propongono tutti i giorni, tutte le ore della settimana, come eroi alternativi, ma nessuno se ne accorge. Soprattutto i loro figli. Il loro motto è: “Non posso continuare. Continuerò”. Non è più di Beckett questa frase, è loro. Simona Baldanzi, che ha raccontato in Figlia di una vestaglia blu le storie degli operai della Tav e anche della Rifle, propone modelli vivi e potenti, senza paura di essere retorica. O Angela Bubba, una scrittrice giovanissima che racconta una regione come la Calabria che ha “furbamente fabbricato gli alibi di un’autoesclusione da tutto e tutti”, una regione ignorata da 50 anni, dai tempi di Corrado Alvaro, da qualsiasi scrittore italiano contemporaneo. Il suo prossimo libro sarà su Rosarno. Il 2010 si apre con il caso degli esordi letterari, per lo più di giovani autori, pubblicati da grandi marchi editoriali. Per quanto sia impossibile generalizzare, che differenza c’è tra il lavoro di un editor e di un talent scout per una grande casa editrice e quello di chi sceglie di lavorare per case editrici più piccole? Gli editor delle piccole ma anche medie e grandi case editrici, citando sempre Caparezza, “Sopravvivono al loro mestiere”. Un mestiere che fra un po’ non esisterà più perché non esisteranno più i libri. Si parla tanto della scomparsa dei giornali, ma la scomparsa dei libri avverrà prima di quella dei giornali. Spariranno prima le librerie delle edicole. Il 90% delle piccole e medie librerie fa i salti mortali sull’orlo del precipizio. Non producono utili e sono piene di debiti. Certo, resteranno i libri nei supermercati, nei multistore on-line, alle poste, negli autogrill. Ancora per qualche anno. Ma lì ci troverai Che la festa cominci di Niccolò Ammaniti, non I Cariolanti di Sacha Naspini. Cosa cerchi in uno scrittore? Cerco una voce prima di tutto. Un timbro particolare che deve affiorare fin dalle prime righe. Poi tutto può essere raccontato da chi ha trovato la voce per dire. Di quale “esordio” vai più fiero? Vado fiero soprattutto del numero degli scrittori che ho fatto esordire finora. 30, da quando faccio questo lavoro. E nei prossimi mesi ne sono previsti altri tre. Cosa consigli a un aspirante scrittore? Di fare sua la frase di Tennessee Williams: “Scrivo per dire la verità”. Quali sono le ultime uscite e le prossime in programma? L’Umanità di Emiliano Gucci, la storia di un’anima come direbbe Leopardi. Mi chiamo Scrivo (benvenuti nella mia testa) di Ju Amoruso, una ragazza di 19 anni. Un libro sorprendente, alla Palahniuk. Tutto sarebbe tornato a posto di Michele Cocchi, un libro di racconti con un senso di pericolo e minaccia carveriano, in ogni riga. Sono ateo e ti amo di Irene Chias, un romanzo di storie intrecciate e rocambolesche, alla Almodovar. Qual è l’ultimo bel libro che hai letto e perché lo consiglieresti? Tutta mio padre. È incredibile come Rosa Matteucci riesca a combinare l’orrore con i sentimenti, la tragedia con la comicità. Il disastro che avanza, la vita che rallenta. Un equilibrio pazzesco. Michela Carpi
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